Tante belle persone

In un pomeriggio autunnale, dopo l’annuale raccolta delle olive, con mia figlia Maria siamo andate a Zagarolo, un paese che conoscevo da sempre solo per la fermata del treno, dove un gruppo di belle persone aveva organizzato una due giorni di “resilienza” a Palazzo Rospigliosi.

Tutto attraverso i social network: amici in comune che si occupano di sostenibilità, amicizia digitale con qualcuno che fa commenti sagaci ai post, qualche messaggio e informazioni sugli eventi.

Francesco Neri, uno dei supporter, lo ho conosciuto in questo modo, una formazione tecnica in comune e il desiderio di utilizzare questa vita terrena per fare qualcosa di bello. Di armonico nel senso filosofico del termine .

Ero stanca, ma mia figlia era un po’ depressa e così ho deciso di andare a vedere Palazzo Rospigliosi (devo ammettere anche una certa attrazione verso il Museo del Giocattolo ospitato in una ala del magnifico palazzo).

Il paese ci appare incantevole, arroccato su una piccola collina come molti dei centri dell’area dei castelli romani. Nato attorno ad un palazzo di una delle tante famiglia papali con un viale di accesso diventato nel tempo il principale corso del paese con le botteghe ai suoi lati. Palazzo e paese vivono in simbiosi e i loro destini sono fatalmente intrecciati anche se non più su un piano di sudditanza. Ti aspetti di incontrare Alberto Sordi vestito da Marchese del Grillo con la sua aria scanzonata sul ruolo delle piccole persone nel mondo: “perché io so’ io e voi nun siete un caz..!”.

Palazzo Rospigliosi è stupendo, restaurato da poco e destinato ad usi civici. Dal modo in cui è descritto nei documenti ufficiali mi sembra sia diventato un bene comune della città. Mi sorprende l’amore che trapela dalle fredde descrizioni dei depliant e mi ricordo della canzone di Paolo Conte sui testi dell’avvocato divorzista “sono parole d’amore scritte a macchina, baby, baby, van tanto bene per me…”.

Entriamo e troviamo tantissimi giovani di età fra i 30 e i 40 che si sono “reinventati” una vita. Molti di loro hanno studiato e sono stati sorpresi dalla crisi nel loro percorso programmato. Potevano lasciare il paese, potevano seguire i cortei dei politici di turno o assecondare i messaggi televisivi ma hanno scelto l’amore. Hanno iniziato a pensare che se questo mondo è così squilibrato prima o poi si arriverà a un collasso e si dovrà ripartire. Come? In modo armonico e sostenibile .

Questa è la resilienza, un fenomeno noto a chi studia fisica come la capacità di un materiale di assorbire un cambiamento e di adattarsi in modo positivo e originale.

Festival della Resilienza

Arrivate nel cortile interno siamo subito salite al primo piano iniziando a chiacchierare. Ci sembravano tutti sorridenti e felici di quello che stavano facendo. Da una parte volevo conoscere le loro storie per il nostro blog Energitismo, dall’altra per far vedere a Maria come ci sono tante belle persone talvolta non sulla ribalta internazionale o sulle riviste patinate ma che meritano di essere ascoltate. E magari ci possono dare il coraggio di fare le nostre scelte apparentemente più difficili.

Natascia Di Mora lavora a ferri e collabora con artiste della ceramica realizzando gonne spiritose, pensa di lasciare la capitale e di venire a vivere in provincia, più a dimensione umana.

Sofia Modena ha un loro laboratorio di tessitura a mano, vive a Zagarolo ed è arrivata ad elaborare tessuti complessi utilizzando solo fibre naturali. Mi viene voglia di toccare tutte le sue creazioni. I suoi telai vengono da Treviso ed è interessata a riavviare la bachicultura nel Lazio piantando alberi di gelso. E qui tutto si ricollega divinamente a quello che Daniela e Gianpiero Zonta hanno riavviato in Veneto con la rinascita della Via della Seta e il sostegno al CREA di Padova.

“Artigianato e conoscenza scientifica sono il perfetto connubio, il futuro del nostro pianeta.”

Un giovane intento a creare una spilla con fili di ottone e rame ci invita ad entrare nel suo mondo. Cristian Romei vive a Rocca di Papa e da 12 anni è orgoglioso di essere un fabbro a confine fra arte e artigianato. Il suo sorriso strega e non si può far a meno di ascoltare tutte le sue sperimentazioni con diversi materiali. Unisce ferro battuto e PVC lavorato e plasmato a caldo con la fiamma: sembra un abbinamento improbabile ma il risultato è sorprendente.

Ma forse Daniele Dell’Orco è quello che resterà di più impresso a mia figlia, e non solo per lo squisito cioccolato che produce “a freddo” nel paesino semi-sconosciuto di Labico. Ci fermiamo per assaggiare tutti i diversi tipi di cioccolato che produce e, con la voce roca dalle troppe parole dette negli ultimi giorni, è felice di spiegare cosa fa e di parlare di se.

Daniele è diventato vegetariano a 7 anni dopo aver visto maltrattare un animale. A 17 diventa vegano. Ha una laurea, un master in Olanda e un Dottorato in Antropologia Culturale a cui manca la tesi. Ed ora ha aperto una piccola attività di cioccolato e una associazione di una quarantina di operatori come lui che fanno fiere ed eventi dove sanno di poter essere apprezzati.

Lo lasciamo per andare ad assaggiare un dolce dal forno vegano di Olevano e sentiamo che ricomincia a raccontare del cacao criollo (lo stesso nome della razza di cavalli) e di come si esaltino le sue proprietà con la preparazione a bassa temperatura. Tanto non lo perderemo… il suo cioccolato è troppo buono e ha tante storie da raccontare per il nostro blog.

La crisi economica mi sembra stia facendo venire a galla molte opportunità e tante belle persone che dovrebbero diventare un esempio ed un faro guida per le generazioni più giovani.

Siamo uscite felici di aver incontrato persone speciali, che il comune di Zagarolo usi Palazzo Rospigliosi per promuovere queste belle persone e un mercato domenicale di prodotti bio locali e, forse, anche per l’olio nuovo della mattina. Alla fine la vita è bella per chi ha gli occhi per vederla.