Trasformazioni a Trani: il passato torna a vivere

Tornando a Trani ai primi di gennaio, in una giornata invernale offuscatamente ma piacevolmente tempestosa, abbiamo colto l’occasione di una deviazione per visitare Castel del Monte.

Dalla prima vista delle pallide rocce calcaree dell’edificio a 10 chilometri di distanz,a fino al ‘massiccio’ sulla cima della piccola montagna, Castel del Monte è lì per essere visto. E’ un faro per vagabondi, crociati e persino marinai in mare a 20 km di distanza, per chi cerca e per i ricercatori. Come ci si avvicina all’architettura ottagonale del ‘castello’ e alla costruzione in pallido calcare, diventa apparente ed ovvio che Federico II lo ha costruito come un esercizio matematico. Abbiamo letto che la sezione aurea è alla base della costruzione.

Passeggiando intorno, il castello mostra le sue otto torri ottagonali collegate all’ottagono centrale. Entrando nell’edificio la geometria è prepotente, un cortile ottagonale, camere pentagonali. L’unico tocco di colore è sulle cornice delle porte realizzate in ‘breccia corallina’, un composto di corallite rosso magenta e cemento calcare. Perché usare questo materiale erodibile, quale altro scopo dovevano adempiere? Non si tratta di una casa di caccia. Questo non è un bagno turco o un castello difensivo. Non ci sono elementi per sostenere quelle teorie.

Sembra che questo castello sia stato progettato da Federico II e dai suoi saggi per uno scopo esoterico (probabilmente correlato alle crociate) e con la sua morte, appena un anno dopo il suo completamento, il suo ruolo di progettista del regno non sia stato mai più coperto. Mi ricorda degli errori simili fatti da Evans che attribuì il mausoleo miceneo di Cnosso a Creta come il palazzo dei re (che in effetti lo è ma solo per la vita ultraterrena del re).

A Castel del Monte, gli scoli dell’acqua all’altezza della vita (di un basso uomo medioevale) intorno ad ogni stanza e i gradini simili ad una diga tra ogni stanza pentagonale, convincono che si tratti di un edificio per la meditazione o le cerimonie religiose e non per la guerra. Lo scopo ultimo del passaggio da una stanza all’altra, non può essere conosciuto se gli storici non riescono a decifrare la missione che Federico ha assunto per sua vita dopo la 4° crociata. Qualunque altro sia stato il suo scopo, oggi questo sembra essere stato traslato e trasformato.

A circa una mezz’ora di distanza ci ricolleghiamo con Federico II nel castello di Trani, situato sulle rive dell’Adriatico. Questo castello è stato trasformato diverse volte nei quasi 800 anni dal suo inizio nel 1230, e non aveva Federico come un ospite fisso ma Manfredi, il suo figlio (illegittimo) preferito.

Federico era un re errante, su tutta la Puglia e il sud attraverso la Sicilia fino al suo luogo di riposo finale nella cattedrale di Palermo, dove negli ultimi 765 anni convive con una giovane donna. Perché ha viaggiato continuamente, se fosse per ricercare o per sfuggire alle sue molte signore o alla ricerca del miracoloso, dobbiamo chiederglielo nei nostri sogni. La sua vita, però, aveva molte “condensazioni” in pietra, e Trani è uno degli esempi migliori. In questo momento è visitabile una splendida mostra sulla storia di Archimede, matematica e fisica sufficienti ad affascinare e sfidare uno come me abbastanza vecchio per leggere ma non troppo vecchio per dimenticare.

A pochi minuti, attraversando la piazza lungo il muro del mare, spicca la Cattedrale di Trani. È una costruzione curiosa ma magnifica, una trasformazione della necessità di avere una cattedrale per competere con le altre religioni del luogo? Perché mai troviamo un duomo dedicato a un pellegrino greco che era appena morto arrivando a Trani? La popolazione locale e il Vaticano erano così coinvolte che la struttura fu consacrata prima di essere completata. Lo stile è quello di una basilica priva di qualsiasi vetrata, o di decorazioni, a parte un’icona occasionale e una reliquia, oltre ad un paio di magnifiche porte in bronzo conservate su un lato della chiesa.

Questa cattedrale emana pace, non esprime alcun conflitto, le sue travi in legno e il tetto si elevano sopra i fedeli. Tutti i visitatori sembrano risentire della quiete grazia dell’edificio.

Nella piazza di fronte, fra la città vecchia e l’ingresso della cattedrale, c’è il Polo Museale di Trani con il Museo Diocesano, ri-allestito e sistemato per ospitare il Museo della Macchina per Scrivere, da un ‘cittadino speciale’ della città, Natale Pagano. Questo nativo di Trani, di grande entusiasmo ed energia, lo ha trasformato per aggiungervi la storia delle macchine da scrivere donate dalla sua collezione privata.

Per noi, la storia della macchina da scrivere è la storia di una trasformazione, non solo dell’evoluzione della macchina da scrivere fino alla tastiera elettronica, ma della trasformazione del ruolo della macchina da scrivere nella trasmissione della conoscenza e delle storie.

Vagando in giro per le centinaia di macchine da scrivere e i dispositivi di battitura, sono stato attratto dal considerare il ruolo di questi dispositivi come trasformatori della voce e delle note di stenografi in parole scritte. Dispositivi di enorme complessità, le prime realizzate da Sholes nel 1873 in USA, le macchine da scrivere hanno rivoluzionato la comunicazione tanto quanto Marconi ha rivoluzionato le telecomunicazioni, e le automobili il trasporto.

Le parole, frasi, paragrafi e storia digitate, risultanti della pressione manuale di tasti, sembrano molto più di una trasformata di Fourier del suono. Di conseguenza, mi ha divertito trovare una tastiera con una scatola di legno dove i tasti rappresentano note e una melodia potrebbe essere composta dalle parole di una frase. La “canzone della comunicazione” può essere scritta in Trani.

Ogni volta che veniamo a Trani troviamo qualche nuova meraviglia, tra i pallidi blocchi di calcare, di trasformazione e di rinascita. La storia dei suoi pescatori deve ancora arrivare.