Siamo a ridosso del 5 agosto, il giorno in cui gli abitanti di Rocca Priora scendono in piazza per festeggiare la Madonna della Neve aspettando, dopo la messa e la solenne processione, che il miracolo della neve d’estate avvenga ancora.

Il miracolo è una copiosa nevicata artificiale che trasforma il viale principale del paese in un tappeto bianco, un omaggio alla neve che è stata per secoli il motore economico di Rocca Priora. Una delle feste più attese di questo centro montano e di Roma.

La storia della festa ritorna nelle parole e nel racconto di Luciana Vinci, una incredibile donna, giornalista e memoria storica di una comunità che dopo la neve non ha avuto una altra identità così forte.

Cerchiamo di capire che cosa era l’industria della neve e come Rocca Priora fosse così importante da essere sotto il diretto controllo della Stato Pontificio. Se Rocca Priora non ha avuto il Rinascimento, e le ville che caratterizzano gli altri comuni dei castelli romani, è proprio per la neve. Non esistevano frigoriferi e la neve era essenziale per la conservazione del cibo e per la medicina.

L’industria della neve

Il particolare microclima porta abbondanti nevicate a Rocca Priora, e nasce l’idea di conservarla in ‘pozzi della neve’ e di trasportarla di notte verso la capitale. La Camera Apostolica capisce l’importanza strategica di questo commercio e prende sotto il suo controllo il paese e l’appalto dell’Oro Bianco affidandolo solo ai suoi ministri più fidati.

A Rocca Priora la neve è una vera industria strategica regolata da editti e leggi speciali che organizzano la sua raccolta, la custodia e la protezione dei pozzi del ghiaccio. Ad esempio, dopo una nevicata venivano dati 5 scudi alle osterie per rimanere chiuse nei giorni della raccolta in modo che le persone non fossero distratte dal vino e lavorassero per più ore. In poco tempo bisognava sistemare tutta la neve nei pozzi e pigiarla. Più neve nei pozzi significava più soldi per tutti!

Il trasporto verso Roma, poi, avveniva con un “carro speciale”, barozze trainate da buoi, immune da ogni controllo (altrimenti il ghiaccio poteva squagliarsi), così spesso al ghiaccio si univa il contrabbando di armi lungo l’antica Via Latina. Conosciamo ancora i nomi di coppie di buoi: Fiordispina-Biancofiore, Sergente-Tamburrino, Albanese-Frascatano, secondo l’usanza tutta roccapriorese di attribuire nomi particolari agli uomini e agli animali!

Quando arrivava il giorno della nevicata, al suono delle campane uomini, donne, bambini, soldati e sacerdoti iniziavano la raccolta. Tutti erano ben pagati e nell’archivio di Rocca Priora sono documentati 30 bajocchi al giorno per sacerdoti, guardie (nevaroli), responsabili della raccolta, del controllo dei pozzi, della sistemazione della neve nei pozzi e per i carreggiatori che consegnano la “merce”. Le donne e i bambini invece, ricevevano solo 10 bajocchi

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Ma cosa è un ‘pozzo della neve? Ne esistono ancora?

Dopo la raccolta, la neve viene ammassata e disposta in grandi buche nel terreno a forma di piramide rovesciata. Si arrivava nel fondo con scale laterali nel terreno. La neve veniva sistemata a strati che venivano pigiati, per trasformarla in ghiaccio, divisi da strati di paglia e terra che mantenevano il freddo.

A Rocca Priora se ne trovano 3: Pozzo Stella e il Pozzo Nuovo che contengono circa 460 barozze (6250 q di neve) mentre un terzo pozzo più piccolo non è stato localizzato.

L’ultimo giorno della raccolta si festeggia. Il popolo si reca al “suono di pifferi e tamburelli” alla piccola cappella della Madonna della Neve (costruita dalla famiglia Savelli per devozione) per ringraziarla delle abbondanti nevicate che hanno portato lavoro e guadagno a tutto il paese. Tutta la storia è rappresentata dal quadro del pittore Curzio Pagliari con il paese innevato con la popolazione che raccoglie la “candida messe” .

La “bella storia” si interrompe con la fine del commercio della neve per l’invenzione del ghiaccio artificiale, ma a Rocca Priora è ancora festa.

La connessione con la nevicata di Roma a Santa Maria Maggiore?

Un‘insolita nevicata il 5 agosto del 352 a Roma imbiancò l’esquilino e Papa Liberio tracciò nella neve il perimetro della nuova basilica dedicata alla Signora delle Neve. In santa Maria Maggiore si trova la tomba della famiglia dei Savelli, signori di Rocca Priora che per devozione fecero costruire l’omonima Chiesa a Rocca Priora.

E per questo si è scelto il 5 agosto per festeggiare la Madonna delle Nevi a Rocca Priora.