Il nome di Vitorchiano è legato in modo viscerale con il peperino e il suo profilo si confonde con il paesaggio circostante e con questa roccia. La città è adagiata su un banco di peperino, fratturato in enormi massi, con pendii ripidi a strapiombo contornato da due fossi che confluiscono sul fiume Vezza.

Ancora oggi la sua economia si basa sulla estrazione della pietra che viene esportata in Canada, Giappone e Medio Oriente. Ma tutto è iniziato con gli Etruschi la cui architettura è indissolubilmente connessa all’uso del peperino nelle costruzioni o nelle incredibili necropoli scavate proprio nel peperino. I sarcofagi più belli sono tutti in peperino e il famoso teatro di Ferento è in questa pietra.

Il peperino è una roccia magmatica, ossia viene direttamente dal cuore dei vulcani, e quella del viterbese viene dal vulcano Cimino tra 200.000 e 20.000 anni fa. Il suo colore varia in funziona del tipo di vulcano: dal grigio della zona dei Castelli Romani a giallo del viterbese, presente anche una variante rosa molto pregevole. In ogni caso, il nome latino ‘peperinus’ – ‘pepe’ sottolinea i puntini neri della roccia che appare come un insieme di piccole macchie di diverse gradazioni e colori.

La sua durezza, ma anche la morbidezza dei suoi colori, la ha resa adatta sia come roccia da costruzione che come roccia per sculture e per creare cornici, marcapiani o camini. Vitorchiano è un esempio perfetto di uso di questa pietra nell’architettura della città e dei suoi monumenti.

A Vitorchiano il peperino ha anche dato origine a contesti di arte e natura come quella del Parco del Pietreto in cui grandi alcuni massi espulsi dal vulcano sono all’interno del bosco e nel passato sono stati scolpiti per essere abitazioni, altari, ripari e forme artistiche di vario genere.

Per non parlare poi del fascinoso Parco dei Mostri di Bomarzo, famoso in tutto il mondo, realizzato nel ‘500 da Vicino Orsini: tutti le statue grottesche e le costruzioni misteriose sono in peperino. Ma anche tutta Viterbo con il superbo Palazzo dei Papi e la intrigante Villa Lante sono in peperino.

Gli antichi romani conoscevano molto bene questo materiale e lo chiamavano lapis albanus, poiché usavano soprattutto quello proveniente dalla zona di Albano Laziale e dei castelli romani. Sono da menzionare monumenti romani come le Carceri Mamertine, la Cloaca Maxima e le costruzioni più celebrative sul Campidoglio. Secondo una leggenda, l’imperatore Nerone inviò degli schiavi orientali a lavorare su una cava di Marino per averne più in abbondanza.

Ma ancora più sorprendente è il legame fra Vitorchiano (Guida di Vitorchiano) e l’isola di Pasqua creato proprio grazie al peperino. Entrando nel belvedere del paese si resta colpiti da una vera statua Moai come quelle che si vedono nella famosa isola del Pacifico.

Grazie a un progetto di un canale televisivo, un gruppo di abitanti dell’isola di Pasqua ha costruito questo monolite identico in tutto e per tutto a quelli nella più esotica isola. Da notare che la scultura non può essere spostato per alcuna ragione secondo la tradizione, altrimenti una maledizione potrebbe abbattersi sulla città e i suoi abitanti.