Rigenerare i sogni: il Manifesto per i Beni Comuni Europei

Era il 2011 ed io trascorrevo molto tempo a casa per una battaglia personale contro un tumore al seno che mi stava iniziando a cambiare la vita.

Avevamo da poco fondato un “gruppo di strategia” e facevamo continuamente scenari su come sarebbe cambiato il mondo. Con Gavin Tulloch e Alessandro Politi passavamo ore a capire quale strada avrebbe intrapreso la crisi e quale doveva essere il nostro ruolo per costruire un mondo migliore.

Un giorno, sentendo una notizia sulla Grecia alla televisione mentre lavavo i piatti, improvvisamente tutto diventa chiaro e con Gavin e Alessandro iniziamo a scrivere un Manifesto per i Beni Comuni Europei – European Common Goods. Non sapevamo bene dove saremmo arrivati ma ci siamo incamminati con il nostro sogno in tasca.

Subito si uniscono Francesco Alemanni e Angelo Bonelli. Dario Tamburrano lo fa tradurre in molte altre lingue e Angelo Consoli lo porta subito al Parlamento Europeo.

Arrivano Report e il Corriere della Sera e l’articolo con la mia intervista sulla Grecia arriva a 40.000 lettori sul web. Subito conquistiamo le prime pagine di molti giornali e vengono ad intervistarci da tutto il mondo: dall’Europa fino all’America Latina. Il Manifesto viene sottoscritto immediatamente da migliaia di persone: da rettori delle università a DJ, da casalinghe a professionisti. Un successo planetario.

Arriviamo a Bruxelles dove il Manifesto è sottoscritto da Jo Leinen e Gianni Pittella, attuale vice presidente del parlamento Europeo, che organizza una presentazione al Parlamento del Manifesto.

Poi tutto si ferma (forse avevamo suscitato un clamore in un momento in cui ancora non si poteva parlare di riscatto delle persone ma di salvataggi di banche) e ci siamo trovati a prendere una decisione di vita.

Abbiamo deciso che ci dovevamo occupare delle piccole imprese e delle persone e aiutarle a raccontare la loro storia e a mostrare le loro creazioni nel portale Energitismo. Di dare voce a quelli soffocati dalla crisi ma che sono Specialpeople. Eppoi di raccontare di Specialplaces facendo in modo che sempre di più le persone tornino ad amare la loro terra, dove vivono, a considerare il luogo dove vivono come il loro bene comune e a prendersi cura del loro paese.

Intanto in questa giornata di nostalgia ho ripreso il Manifesto da cui siamo partiti e lo ripubblico.

La crisi che colpisce l’economia mondiale e di conseguenza l’euro in questi mesi richiede una risposta radicalmente diversa da quelle attualmente programmate e realizzate. Il modo in cui l’Europa, i suoi governi e gli elettori si occuperanno della crisi greca creerà un precedente importante per la prossima crisi ed i connessi rischi di default nazionali.

Le decisioni probabili del governo greco, praticamente lasciato solo, come altri governi in simili crisi di debito, si basano sulla massiccia vendita di beni pubblici a compratori non meglio identificati in modo da raccogliere il denaro necessario per garantire prestiti ulteriori.

Questa decisione è sbagliata non solo sul piano politico, ma anche in termini pratici. Politicamente abbiamo avuto ampie dimostrazioni nel quarto di secolo passato che la deregulation e le privatizzazioni non sono sinonimo di efficienza, investimenti, modernizzazione e competitività.

Al contrario, c’è un lungo elenco in Europa e nel mondo, di clamorosi fallimenti e di distruzione di valore da parte di quelle stesse forze di mercato che erano invece state celebrate come portatrici di soluzioni durature a tutti i problemi dell’economia nazionale e internazionale.

L’ultima crisi economica e finanziaria del mercato globale ha dimostrato oltre ogni dubbio che i mercati da soli non sono in grado di governarsi, che non esiste la mano invisibile che bilancia i diversi interessi e che il denaro pubblico ha salvato gli stessi oligopoli che in teoria non avrebbero dovuto esistere in un ambiente competitivo sano, favorito da un mercato liberalizzato. Ma come non ci sono pranzi gratis, così non esiste un mercato deregolato che pensi al bene comune.

Noi crediamo fortemente, ispirati da una visione politica ed etica nonché dall’esperienza pratica, che le politiche pubbliche non possono solo limitarsi a regolamentare il neolaissez-faire, a sostenere interessi privati in nome di una presunta competitività nazionale o limitarsi a ridistribuire un reddito in diminuzione.

Le politiche pubbliche devono tutelare gli interessi pubblici , sotto controllo democratico, il che significa che hanno il compito di promuovere beni pubblici e investimenti a lungo termine, sostenuti da una gestione efficiente e da una tassazione sensata che tenda al bene della società.

Invece di lasciare che le proprietà pubbliche della Grecia siano svendute a prezzi ridicoli a grandi potenze, che hanno un forte interesse a controllare i mercati per rinforzare la loro competitività (fatalmente a discapito dei nostri interessi), o ad investitori privati che sono totalmente irresponsabili verso la società, gli elettori e gl’interessi nazionali, proponiamo di utilizzare in modo più efficace il denaro pubblico che abbiamo già impegnato nei prestiti della UE e del Fondo Monetario Internazionale, oltre che nelle misure di sostegno della BCE.

I beni pubblici greci, come quelli di altri paesi a rischio, dovrebbero essere venduti ad un raggruppamento economico europeo, pubblico o partecipato da quota di maggioranza pubblica, in modo da ottenere il denaro necessario direttamente da governi e istituzioni internazionali.

Questo permette di proteggere due interessi vitali a livello europeo e nazionale:

• I beni saranno rimborsabili da parte del paese interessato nei tempi necessari ed a condizioni ragionevoli o produrranno profitti proporzionali ai governi, ma la loro gestione avverrà tenendo conto delle esigenze economiche e sociali. Se esistono i fondi sovrani, non si vede perché imprese pubbliche, adeguatamente gestite e vigilate, siano inconcepibili.
• I beni rimarrebbero patrimonio economico e industriale europeo, invece di essere dispersi nel mondo, soggetti ad futuro molto incerto. L’Europa ha creato una formidabile entità integrata, soprattutto a livello economico: sarebbe un suicidio se, nei momenti di massima emergenza, l’Europa si rifiutasse di attuare una politica industriale di semplice buon senso.