Non ricordo proprio come si scrive il suo nome. Suona come se fosse un nome francese pronunciato però da un inglese maleducato. Lui era un famoso conduttore britannico del periodo della guerra e non prendeva bene gli imbecilli, eccetto se stesso quando faceva qualche gaffe.

La memoria si prende gioco di noi, specialmente quando si tratta dei nomi dei famosi o dei bellissimi che incontriamo. Questo cavaliere-conduttore, Sir Thomas Beecham, dall’Orchestra Filarmonica di Londra e famoso per il pizzetto, racconta nella sua biografia di un incontro con una elegante signora nel foyer di un hotel di Manchester.

Per tutta la sua vita non era mai riuscito a ricordare il nome di lei ma aveva il sospetto che avesse un fratello. Dopo i primi convenevoli ancora non riusciva a collegare la voce cristallina a un nome, quindi si lanciò con una domanda.

Eh Signora, come sta suo fratello e cosa sta facendo adesso?” Alla quale lei rispose con aplomb: “Sta bene grazie…ed è ancora Re”.

Perché capita che si ricordino con facilità le sciocchezze mentre le parole e i nomi più comuni cadono senza speranza nel dimenticatoio? Non ho nessun problema con:

 Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi
ghiarivan foracchiando nel pedano:
stavan tutti mifri i vilosnuoppi
mentre squoltian i momi radi invano

Sembra un ricordo di me quando vado alle feste e agli eventi, e corrisponde all’immagine di me che sarà ricordata.
Perché capita che, incontrando una bella signora il cui sorriso è pari solo alla bellezza del suo busto, vita e caviglie, io mi ricordi di tutti questi particolari e addirittura del fluire della stoffa e del suo vestito, ma dal momento della presentazione, il suo nome è perso nelle nebbie del tempo.

Posso ricordarmi per sempre il suo numero di telefono, ma non avrò idea di chi sto chiamando. Fortunatamente, il mio imbarazzo può essere mascherato da un bicchiere o più di accompagnamenti alcolici, mentre sto in piedi nell’ombra frugando nella memoria alla ricerca del nome, riporto a galla addirittura i volti delle mie numerose ex-mogli, ma ho qualche difficoltà a mettere un nome a quelle ben note (e spesso accigliate) facce.

Di solito questa ricerca finisce con me che evito qualsiasi persona che si avvicina e mi lancio verso il bagno facendo una ricerca alfabetica da Abigail, Andrea, Anne, Ashley, Ayesha … via così fino a Zara, ma senza trovare il nome corrispondente.

Non mi resta che la fuga, sperando che nessuno noterà la mia partenza senza ringraziamenti agli ospiti, il cui nome ora è diventato sconosciuto. Tutto quel che ricordo è il meraviglioso fluire di una signora memorabile mentre danzava con un altro, un appuntamento in divenire.

Penso che non sarei né buon commerciale né un Casanova.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine