Siamo a metà maggio, nel cuore della primavera, e lungo molte strade di questa metropoli, questa megalopoli, i marciapiedi sono accesi di cespugli di rose, una panoplia di gialli, rosa, arancio e rosso su uno sfondo di foglie verde scuro.

Altrove i lati delle strade sono un susseguirsi di viali alberati e giardini. I gruppi degli alberi più antichi, probabilmente pioppi, sono maestosamente alti, toccano il cielo. Ci sono salici piangenti, abeti di tante varietà, decidue e sempreverdi, olmi e faggi, e anche alcuni eucalipti. Nessuno è stato potato, come accade in Italia dove ogni anno agli alberi lungo le strade viene fatto un test di sopravvivenza potandoli fino al tronco. Qui la crescita naturale ha un valore e ogni albero è importante per la società. Gli abeti più giovani sono ben curati e fasciati, per intrappolare l’umidità, da piccoli gruppi di uomini e donne. A nessun albero è permesso morire. Quelli che crescono più velocemente sono puntellati in modo che resistano al vento.

Si l’aria è inquinata, come ci si aspetta in una megalopoli, e di sicuro questi alberi hanno un’abbondante fornitura di diossido di carbonio da trasformare in ossigeno. Lontano dalle strade ci sono giardinetti ben curati con tappeti fioriti e siepi potate.

Il cancello principale della vicina università in cui sono in visita è chiuso, ma solo per incoraggiare i visitatori e gli studenti ad entrare dagli altri accessi. La via di fianco all’ università è dedicata ai caffè, ai baracchini di cibo take away e ai ristoranti economici, dove l’igiene sembra un concetto meno serio che negli hotel 4 e 5 stelle del quartiere. Non ci sono gatti randagi o cani che si buttano sugli scarti e, questa volta, nessun piccione o gabbiano che si tuffa tra i tavoli per le briciole.

Ci sono interi quartieri di torri di appartamenti recentemente completati, con forse più di 20 piani, e la progettazione architettonica di questa megalopoli è esercitata in complessi di uffici e torri. Un enorme supermercato vende di tutto, eccetto centrali elettriche.Tuttavia, sembra incongruo, le finestre delle torri, siano di uffici o appartamenti, sono tutte fatte di piccole lastre di vetro , nessuna più grande di una normale porta e anzi molto più piccole, incorniciate insieme in una composizione per dare l’effetto di grande distesa di vetro che, in Europa, sarebbe costituita da un’unica lastra temperata molto spessa e costosa, di forse 20 metri quadrati, a seconda dell’ego dell’architetto.

Edifici meno ostentati altrove nella megalopoli sono parzialmente dipinti, meglio dire imbrattati, in rosa, marrone e altri colori tenui: sembra fatto apposta per evitare che appaiano nuovi. I telai in acciaio e le ringhiere spesso hanno ruggine in superficie dopo non molti anni, forse a causa del rivestimento non resistente alla corrosione o alla mancanza di un primer durante la pittura. Le facciate di cemento degli edifici più bassi, anche dell’università, tendono a rompersi e fanno venire dei dubbi sulla resistenza nel lungo termine di queste strutture, tuttavia per un clima secco la qualità delle costruzioni di questa megalopoli è buona. L’espansione è stata guidata dalle politiche governative e dalle condizioni economiche.

Non c’è un gran trambusto qui nonostante ci troviamo vicino a un incrocio di autostrade in una megalopoli. Curiosamente l’uso del clacson sembra essere in declino: i conducenti, eccetto quelli dei vecchi camion, hanno un maggior rispetto per i loro colleghi “autostradisti”. Ci sono molto più macchine che nelle altre città e, in contraddizione con le leggi della fisica, la maggior parte di esse è nera. E tutti guidano su strade pulite.

Dalla cima di un edificio dell’università guardiamo questa nuova “città spaziale” e le famose montagne a una quarantina di km con l’antica muraglia che si snoda tra le cime, e non vedo l’ora che arrivi il momento del tradizionale banchetto a base di Anatra alla Pechinese. Sorprendentemente, qui a Pechino, mi è stato detto da un amico che il Decano, le anitre dalla misura e composizione perfetta, sono importate dall’Inghilterra: ma fortunatamente non la mia di questa sera, preferisco la cucina locale.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine