Non potete trovare San Donato a Castelli per caso a meno che, naturalmente, non prendiate per circa 20 volte la curva sbagliata all’uscita di San Gabriele dell’autostrada per L’Aquila ad est del Gran Sasso.

Ma se vi capita di arrivare a Castelli, avrete delle piacevoli sorprese. La prima è il magnifico mastodontico massiccio del Gran Sasso torreggiante sopra di voi, come le gonne nere di una vedova vittoriana. La seconda sono i calanchi di creta che fanno da sfondo alla collina che domina il paese. La terza è quella di vedere il paese appollaiato su un massiccio di roccia sopra una valle lussureggiante.

E la quarta è la più interessante poiché, quando guidate lentamente intorno alla molteplicità di curve e volte nella piazza della città, oltre a bar, alcuni ristoranti, due chiese e gli edifici amministrativi del paese, gli unici negozi vendono tutti le ceramiche locali, la famosa ceramica aristica di Castelli.

Per comprendere Castelli e la sua popolazione in costante diminuzione, avete solo bisogno di entrare in un bar o in una bottega di ceramica e coinvolgere il proprietario con qualche battuta amichevole. Le ceramiche e le opere d’arte in ceramica di Castelli risalgono a circa 1000 anni fa, e i calanchi sono quello che resta della cava di argilla di molti secoli prima. Come in molti paesi artigianali, gli artisti sono cresciuti all’ombra delle cave.

La popolazione ammonta ora poco più di 1000 anime, la maggior parte con l’argilla che scorre nelle loro vene. Sono rimasti ancora pochi produttori di ceramica, come in altri centri in Italia, ma molti pittori e smaltatori danno prova delle proprie capacità artistiche. Nei sabati di agosto, questi artisti espongono ogni anno le loro opere lungo la via, appena svoltate l’angolo che dal paese conduce all’alta montagna.

I negozi “sorgono come funghi” in diversi angoli del paese: nelle sue antiche “ruve” sulla strada principale o in Piazza Roma, e bisogna avventurarsi dentro per capire la varietà degli stili artistici della moderna Castelli. Gli stili riflettono i diversi interessi artistici dei membri delle famiglie, poiché tutti sono coinvolti nella produzione di nuova arte ceramica. In Art & Décor abbiamo trovato una serie di stimolanti ceramiche cubiste dipinte con donne nude; piatti e ornamenti ciascuno con un fitto velo di smalto cristallino che crea una nebbia impazzita sulla scena; mattoni tradizionali smaltati e dipinti con i soggetti del ‘secondo cielo’ di San Donato a Castelli.

Eppure, per noi l’esperienza clou è stata vedere la ceramica artistica tradizionale di Marco Carbone, un’arte che potrebbe essere su tela, un’arte che non permette errori nella rappresentazione delle molte figure coinvolte in scene rustiche ed erotiche.

Quello che mantiene vivo Castelli è la famosa scuola d’arte fondata nel 1906 e il suo museo. Ma l’orgoglio di Castelli è su una collina a circa 1 km dal paese, una chiesa del periodo rinascimentale – San Donato – che 400 anni fa ha avuto il suo ‘secondo cielo’, un tetto di 800 mattoni smaltati molti dei quali con una scena diversa, motivi floreali e geometrici, animali e ritratti di personaggi in molti colori. A quanto pare, Carlo Levi ha descritto questo piccolo soffitto come la ‘Cappella Sistina della Maiolica’.

Castelli è un vero paese rustico italiano. Abbiamo trovato un ristorante, che prende il nome da Iolanda, dove tutti i cibi vengono da produzione locale (e le verdure dall’orto privato del proprietario), e il ‘rosato’ fatto in casa fa passare la voglia di imboccare la via del ritorno verso Roma. Abbiamo capito perché un gruppo di quattro persone si era avventurato da Tivoli per provare il menù e l’atmosfera del pranzo. A quanto pare, ci sono altri ristoranti di qualità simile.

La nostra conclusione è che Castelli è un dovere per coloro che apprezzano le ceramiche d’arte, si trova in una posizione magnifica e lussureggiante, cullato, se così si può dire, dalla maestosa parete nord del Monte Camicia, e il suo cibo sa saziare il palato. Quindi non andate di corsa attraverso il traforo del Gran Sasso fino al mar Adriatico, rallentare un po’ e avventuratevi per spendere una giornata, e pochi euro, assaggiando le arti di Castelli.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine