Molo di Savona per una notte, paradossi

Siamo entrati nella sala colazione dell’hotel sul Molo di Savona, un ambiente moderno con pavimenti splendenti come quelli della sala di atterra di un ospedale berlinese, tavoli quadrati senza tovaglia, un coltello e una forchetta ai lati di un tovagliolo solitario. Dall’altra parte della sala ci sono caraffe di succhi di diversi colori con poche informazioni riguardo la loro origine, più avanti sulla sinistra un accenno di frutta tagliata e grappoli di uva.

Ovviamente siamo in ritardo, condimenti in abbondanza e pochi panini: non una vasta scelta di interessanti beni di consumo per un così ben pubblicizzato quasi nuovo hotel 4 stelle nel nuovo molo di Savona.

Ci siamo presi la nostra selezione di frutta, il succo, il the verde (dopo aver fatto pazientemente la coda per l’acqua calda mentre gli altri imparavano come azionare la funzione caffè-latte) e uno o due mini croissant, abbiamo catturato un tavolo e ci siamo seduti per un veloce spuntino.

Fuori sulla destra a circa 40 metri si stagliava un altro edificio in vetro piuttosto nuovo e alto, come da standard savonese, circa 6 piani. Mia moglie, guardando questo insignificante edificio verde chiaro, esclamò per attrarre la mia attenzione. Guardai dall’altra parte e il mio sguardo fu trascinato in alto. Sopra l’edificio incombeva una forma massiccia gialla e nera che mi ricordava l’Omino della pubblicità dei Marshmellow dei Gosthbuster, sicuramente non sarebbe potuto essere pericoloso.

Concentrandomi sui dettagli poi ho fissato lo sguardo a sinistra, tra questo edificio e un altro: una struttura ancora più alta direttamente dietro il palazzo, e ho capito che si trattava di una nave da crociera Costa che navigava nascosta verso il porto per assorbire migliaia di cercatori di vacanze estive last minute da tutto il mondo, molti dei quali devono essere stati nostri colleghi a colazione questa mattina. Data la razione di cibo disponibile osservata a colazione, la cambusa a bordo avrà giorni difficili prossimamente.

Siamo arrivati a Savona dopo le dieci della sera prima con l’Intercity “tutte le fermate” da Roma, non uno dei mezzi più salubri di Trenitalia, quello in cui guardi le rotaie sotto di te mentre aspetti di entrare alla toilette e mediti sullo stato di pulizia delle rotaie stesse dopo un lungo weekend di bagordi. Arrivati in hotel dopo le 10 e 30 avevamo fretta di trovare un ristorante.

Il paradosso del molo di Savona è che ha una pletora di caffè quasi pieni, discoteche e bar più qualche ristorante specializzato in carne sulla riva. Forse che tutti i pesci sono rifluiti verso porti meno rumorosi? Fortunatamente in una strada laterale abbiamo trovato un ristorantino di pesce con un cuoco che è stato capace di riaprire la cucina per noi. Abbiamo scelto calamari fritti e gamberi come antipasto, pesce spada a baccalà, più una bottiglia di Soave e ce la siamo cavata con meno di 25€.

Prima di sederci fuori, la cameriera ci ha avvisati che non ci avrebbe servito al tavolo ma ci avrebbe chiamato una volta pronto il pesce perché l’attività aveva solo la licenza di take-away. Perplesso, ho preso in prestito il suo cavatappi e ho aperto il vino, e Claudia ha ascoltato la conversazione con un altro cliente, mentre veniva informato che il locale sarebbe diventato un bistrò di carne in ottobre per 6 mesi eppoi sarebbe tornato ad essere un ristorantino di pesce a Pasqua.

Ci siamo spartiti l’antipasto e diverse quantità di Soave, di valore eccellente, e ci siamo accorti che una grande insegna sopra la porta ci diceva in blu su bianco che il locale si chiamava Sapore d’amare, pesce arrosto. Una volta pronto il nostro pesce Claudia, nella sua normale modalità investigativa, ha cercato spiegazioni.

Apparentemente gli amanti del pesce sono anime estive, mentre gli amanti della carne prosperano negli umidi mesi invernali, permettendo così ai pesci spada e ai persici di metter su carne nel Mediterraneo per la prossima stagione. Ma l’insegna e il nome? Fu allora che abbiamo capito e Claudia ha realizzato che il nome della gastronomia era “Sapore d’amare” e non “Sapore da Mare”.

Quindi molto presto cambierà l’olio in cucina, sarà immagazzinato più vino rosso e l’insegna sarà rimpiazzata da una rossa e l’unica parola da sostituita sarà “Pesce” con “Carne”, ma saremo sempre sul molo di Savona.

Molto sostenibile ed economico!