Un viaggiatore a Sgurgola, in un fine di Agosto a sud di Roma, nei Monti Lepini, in Ciociaria. E’ stata una estate calda con molti piccoli incendi regolari ai bordi delle strade accesi da guidatori che si comportano ancora come nei vecchi film e gettano la sigaretta fuori dal finestrino per creare una ‘piccola conflagrazione’.

E’ stato un mese senza pioggia che ha trasformato sottobosco e cespugli in una polveriera. E forse gli agricoltori stanno aspettando la pioggia quando vedono le nuvole marroni di polvere create dai numerosi trattori mentre arano la terra secca. Ma oggi stiamo sfuggendo i campi e la valle per visitare ancora una volta Sgurgola, il paese più alto di questo versante dei Monti Lepini, una città che è nata grazie alle invasioni dei Barbari.

Arrivando a Sgurgola, la montagna appare con un aspetto vigoroso  sopra di noi ad ovest, mentre dalle colline di Anagni ad est attraversiamo la Valle del Sacco con le industrie farmaceutiche internazionali, le fabbriche di plastica e i magazzini accampati come reduci dal periodo dell’orgoglio industriale Italiano.

Sembra che a Sgurgola si siano due piazze, una ad ogni estremità di Corso della Repubblica. La prima, Piazza Dell’Arringo, dove mi siedo all’ombra di una quercia apprezzando la fresca brezza che arriva grazie alla montagna, e il corso sembra avere un solo bar aperto, sicuramente una situazione unica in Italia.

La piazza è serena, anche se c’è un continuo borbottio di voci in molti modi e i vecchi sono seduti sul parapetto. Tipiche famiglie italiane di nonni, mamme e bambini condividono un caffè e un conetto di tarda mattina. Studenti annoiati ammazzano il tempo dei loro giorni prima che la scuola ricominci. Tavoli di giocatori di carte senza i quali questa non sarebbe l’Italia.

Dalla parte opposta c’è un semplice memoriale alle vittime della guerra, con le parole “Ai Suoi Figli” incise in un plinto di cemento. C’è un suono di campana alle 11:15, undici rintocchi e poi ancora uno. Oggi è Martedì, giorno di un mercato di frutta e verdura che rende il transito della circolare lungo il corso appena un po’ più pericoloso per i compratori e i passeggiatori. Eppure, deve essere stato questo piccolo segno di attività commerciale ad aver fatto uscire gli anziani cittadini di Sgurgola ad occupare, non solo la piazza, ma anche altri punti del Corso dove sono parcheggiati i furgoncini dei venditori.

Circa 200 metri a sud lungo il corso selciato, dopo il Laboratorio Salsicce, si trova la piazza principale (senza targa) ma con uno dei segni architettonici rappresentativi di Sgurgola, un arco con una torre di tre piani che sembra (ma non lo è in pratica) in equilibrio precario sui muri di una stretta strada (forse Via Roma).

Sul lato destro dell’arco sventola l’obbligatoria bandiera della città sopra ad un ingresso. Su questo lato, al piano terra, una porta ad arco con la luce verde indica una farmacia. Per i non esperti è necessaria una piccola informazione per comprendere che le bandiere rappresentano l’ingresso al municipio proprio sotto l’arco lungo ‘Via Roma’ e che gli uffici sono al piano di sopra.

A destra della piazza c’è un bar, ma quando il proprietario getta un’altra busta di bottiglie vuote dalla scorsa notte nel bidone del riciclo, mi ha ricordato che è chiuso durante le ore diurne, e ho avuto uno spunto del ciclo della vita di Sgurgola la notte.

Sull’altro lato della piazza si trova la chiesa di Santa Maria Assunta, dove la facciata di cortina del 1960 è ora ricoperta da un più estetico intonaco. Ha una navata singola con 4 cappelle su ogni lato, serena e solitaria in questo giorno d’estate, ad eccezione del suono di una mia moneta, metallo su metallo, quando l’offerta è stata accettata e una seconda candela elettrica lentamente è tornata a vivere. Una preghiera solitaria e mi ritrovo nella piazza senza un bar aperto, ma ancora con alcuni che chiacchierano sul loro giorno un po’ più rumorosamente che in Piazza Dell’Arringo.

L’estate ha avuto i suoi effetti su questo paese come sulla maggior parte dei Monti Lepini e della Ciociaria, le persone locali siedono aspettando il caldo del pomeriggio, e poi il tanto ricercato fresco della tarda sera, che può essere accompagnato da un ulteriore birra alla spina o da un gustoso vino locale per eccitare gli spiriti o di gustoso vino locale per eccitare gli spiriti e, infine, portare il sonno in un altro giorno Sgurgoliano.

Eppure c’è una vita segreta di Sgurgola, una vita fatta di arte all’aperto, di “affreschi” che combinano musica e arte, le opere di ‘sgurgoladepingerelamusica’ dipinte sui muri del centro storico. Appena su lungo la strada che attraversa l’arco della torre con l’orologio, passato il municipio, ci si trova di fronte a ‘Beatlemania’, ‘Nota di colore’ e ‘Il Sogno’, e ce ne sono di più, come l’eccellente ‘Ultimo Tango’ nel Corso. Chi cerca trova. Forse la città è un altro dei luoghi del saltarello? Per saperlo dobbiamo aspettare fino a sera?

Sgurgola si sta animando per la sua annuale Festa  dell’Uva a settembre, un festival che porta entusiasmo alla città e che risveglia anche il più assonnato sognatore estivo ai piaceri di Bacco e della danza. E che da l’opportunità di conoscere nuovi piccoli segreti di Sgurgola.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine