Shackleton: con il cuore tra banchi di ghiaccio

Nel 1901 è apparso un annuncio sul The Times di Londra, probabilmente messo da Ernest Shackleton per conto della suo futuro capo di spedizione nell’ antartico, Robert Scott.

“Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Salario basso. Freddo intenso. Lunghi mesi di oscurità completa. Pericolo costante. Ritorno sicuro dubbio. Onori e riconoscimenti in caso di successo.”

Questo annuncio raccoglie tutta la vita di Shackleton. Solo che lui non è morto per le disavventure come è capitato alla maggior parte dei grandi esploratori polari, anche se, certamente, per Shackleton, avere a che fare con un cuore oppresso può essere considerato una disavventura.

Forse, sua moglie e legittimo amore, Emily, con la quale sembra essere stato fortunato e ha avuto tre figli, ha capito il vero amore della vita di Sir Ernest. Ha dato istruzioni infatti che Shackleton venisse sepolto lontano dalle braccia di altri nella Georgia Australe, a una salto dalla fine della terra ferma: la fredda fine, e un posto, a quel tempo, abitato solo da balene morte e norvegesi dispersi.

Agli inizi della sua carriera Ernest Shackleton stava navigando verso casa da Capetown nel 1903, dopo essersi ammalato durante una spedizione scozzese. Allora lui disse di essere stato addomesticato da una ragazza, a cui si ispirò per dare un nome a una montagna (Monte Hope, Speranza), più tardi nel 1908 nel profondo dell’Antartico. Nel suo sforzo poetico ci ha lasciato un paio di righe che ricordano il suo coinvolgimento amoroso (cosa che non gli impedì di sposare Emily l’anno successivo).

La poesia finisce così:
“Anche se la morsa del gelo può essere crudele e inesorabile la sua presa di ghiaccio
Eppure lega i nostri cuori insieme in quel freddo buio e duro.”

Se questo sia in memoria della sua Lady Hope o un ricordo della “fratellanza” con l’equipaggio non lo sapremo mai. Abbastanza curiosamente i discendenti di Hope hanno riferito di lei che era una donna bohemien, quindi ci può essere stata un forte ragione che ha spinto Shackleton a condividere qualche memoria del viaggio di ritorno per mare verso l’Inghilterra.

Ma, come spesso accade nella tradizione inglese con gli esploratori, Shackleton è ricordato per le sue imprese nelle profonde acque Antartiche più che per le sue debolezze terrestri.

E ci sono pochi dubbi circa l’impressione avuta da Shackleton mentre attraversava le montagne ghiacciate della Georgia Australe per raggiungere la stazione baleniera e portare in salvo i suoi uomini lasciati a terra sull’Isola dell’Elefante a 800 miglia di distanza: Dio stava camminando con lui.

Raggiunere la Georgia Australe, partendo dal mezzo del nulla su una piccola scialuppa e navigando attraverso buie tempeste, è stata un’impresa incredibile per Shackleton e i suoi quattro compagni.

E certamente Dio, dopo aver deciso che Shackleton era stata una puntata vincente, è stato con lui fino a che il salvataggio fu portato interamente a termine.

E poi ha aspettato pazientemente, finché Sir Ernest non è tornato nella Georgia Australe, per prenderlo come uno degli immortali, lasciando che gli uomini seguissero la sua guida per il resto delle loro vite.