Circa 60 anni fa, da giovane ragazzo, abitavo vicino all’aeroporto di Sydney in una casa modesta con giardini ben curati. Ogni fine settimana veniva un giardiniere – uno degli immigrati jugoslavi, probabilmente serbo – chiamato Joe.

Tagliava l’erba e toglieva le erbacce dai giardini. Era cordiale e papà diceva che era un buon lavoratore. Eppure, mia madre, una WASP (White Anglo-Saxon Protestant – bianca protestante anglo-sassone) lo definiva un ‘wog’, un termine ‘razzista’ dispregiativo usato per descrivere gli europei del sud di status sociale più basso. Mi piaceva Joe.

Mio padre era un contabile e ‘teneva i libri “per una serie di piccole imprese. Uno dei clienti alla fine degli anni ’50 era un immigrato italiano che aveva aperto una lavanderia a secco. Era molto gentile e lavava ‘gratis’ le nostre cose. Quando veniva a casa nostra, si sentiva l’odore dei fumi su di lui. Un nauseabondo dolce odore di tetracloruro di carbonio, utilizzato nel settore fino a pochi anni più tardi. Questo odore lo avrebbe ucciso quando era ancora sulla quarantina. Era un uomo gentile che era riuscito a realizzare una nuova vita per la sua famiglia.

Nel 1959, sono andato su una gita scolastica in pullman nelle Snowy Mountains, 2 ore a sud di Canberra, per visitare la ‘Snowy Mountains Scheme’, che è il più grande progetto di infrastrutture dell’Australia. Era stato ideato per generare energia idroelettrica e controllare l’afflusso dal fiume Snowy ai due principali fiumi est-ovest, il Murray e il Murrumbidgee, per l’irrigazione del bacino Riverina e del Murray.

Ci sono circa 16 grandi dighe e 7 centrali elettriche costruite nel corso di 25 anni a partire dal 1949. La chiave delle statistiche è che dei 100.000 lavoratori coinvolti nel progetto, circa 65.000 erano immigranti, soprattutto da tutte le parti d’Europa. Grazie a loro si è potuto centrare il bilancio economico, e circa 120 di questi uomini sono morti nella costruzione. Senza l’impegno di questi immigranti, disposti a lavorare in condizioni difficili pur di realizzare una nuova vita, il progetto non sarebbe potuto andare avanti.

L’Australia è, dopo tutto, un paese che, dopo gli aborigeni che sono stati lì per circa 40.000 anni, è stato totalmente basato su immigrazione forzata o volontaria. Gli immigrati australiani stanno arrivando “solo” da 225 anni. La storia del trattamento degli aborigeni nativi è meglio raccontarla altrove, si tratta di una lezione a sé stante.

Dal tempo dello ‘Snowy Scheme’, subito dopo la seconda guerra mondiale, l’Australia ha accolto questi immigranti europei con le braccia aperte. In parallelo l’Australia ha avuto un sistema di immigrazione per cui certe a persone ‘razzialmente qualificate’ (ai sensi della White Australia Policy) sono stati concessi ingressi, compreso il trasporto dall’Europa, per £ 10.

Faccio un passo in avanti alla fine degli anni ’60, quando all’università, uno dei nostri assistenti tecnici era un artigiano del vetro dall’Ucraina altamente accademicamente qualificato. Era arrivato in Australia nel 1960 circa, a Perth, e gli era stato richiesto di lavorare nell’entroterra per 2 anni prima di essere libero di perseguire i propri interessi. Ha lavorato nelle foreste del nord sud-ovest, della città di Denmark. Durante questo periodo ha affinato la sua padronanza degli scacchi e del suo inglese. Oleg era eternamente grato per l’opportunità datagli nonostante quegli anni duri nell’entroterra, e la sua intraprendenza nella chimica ha creato la prima ricerca di sol-gel in Australia. Le basi chimiche che successivamente ho usato per il mio dottorato di ricerca nel campo delle nanotecnologie sono nati dal lavoro al fianco di Oleg.

Quando, una generazione più tardi, nel 1990 ci siamo trasferiti in una fattoria vicino a Canberra, sono stato sorpreso dal fatto che il settore delle costruzioni nella capitale nazionale era prevalentemente controllato da costruttori serbi e croati che erano stati tutti lavoratori nel programma Snowy Mountains fino agli inizi degli anni ‘70.

È interessante che, in alcuni dei ‘boschi’ a est di Canberra, c’erano campi illegali di addestramento militare per i combattenti nel conflitto che covava in ‘Jugoslavia’. Eppure queste perturbazioni per la sicurezza nazionale sono state eliminate e la polizia è tornata a caccia delle piantagioni di marijuana, mentre la seconda e la terza generazione di immigranti espandevano le loro imprese e il nostro apprezzamento culinario.

Che cosa è andato storto in Australia? Il razzismo non conosce limiti ed è così facilmente alimentato dalla ‘paura della perdita’. Una volta ho avuto un amico, un politico laburista nel Parlamento federale. La sua area elettorale di Kalgoorlie allora era più grande di tutta l’Europa occidentale. Ha rappresentato gli interessi degli Aborigeni, pastori, minatori e prostitute con una abilità senza pari. Tuttavia, intorno al 1993, è entrato sotto l’influenza di una nuova forza nella politica australiana, un movimento razzista anti-immigrazione.

Mi ha spiegato che nel suo elettorato la pressione più forte per ridurre la immigrazione gli veniva dalle comunità di immigranti. Vero o no, l’Australia dal 1990 è entrata in uno ‘stato d’assedio’ che accoglie solo i ricchi, uno stato in cui coloro che cercano disperatamente il loro diritto alla vita e alla libertà sono allontanati. La gloria di uguaglianza dell’Australia, costruita economicamente e culturalmente con il lavoro degli immigranti, è stata dimenticata dai politici che si rendono conto che per catturare il voto dei mediocri, bisogna solo sventolare il terrore anti-immigrazione e striscioni religiosi.

L’Australia, che con meno di 25 milioni di persone è un continente che dovrebbe essere in grado di supportare oltre 200 milioni di esseri umani, un rifugio per i rifugiati, è uno dei migliori esempi al mondo di razzismo. Si può solo sperare che i paesi europei usino più generosità nei confronti dei rifugiati – qualunque sia il loro motivo di fuga – ed essere samaritani.


Gavin Tulloch

Scienziato e poeta. Ama la chimica, il vino, le donne e l’opera, ma non sappiamo in quale ordine