Ponza “città di fondazione” borbonica, esperimento di proto-socialismo

Passeggiando per Ponza e Ventotene si osserva una strana armonia architettonica data da un disegno unitario che si riesce a leggere nella varietà e allegria dei colori mediterranei delle case.
Ma come è possibile che ci sia un pensiero unitario dietro alla fondazione di queste isole dell’arcipelago pontino?
Sia Ponza che Ventotene appartenevano alla proprietà personale dei sovrani borbonici ed erano state donate a Carlo III da sua madre Elisabetta Farnese. Nel Settecento erano praticamente disabitate e lo sono state fino a quando i Borboni decisero di compiere un esperimento socio-urbanistico. In pratica sono ‘città di fondazione’.
Siamo nel periodo storico in cui le monarchie cominciano ad essere messe in discussione da una classe borghese che emergeva dalla rivoluzione industriale e che chiede di partecipare al governo del territorio. Iniziano le prime filosofie socialiste con esperimenti utopici come New Lanark di Rober Owen in Scozia o il Falansterio di Fourier in nord America.
Nel 1734 Carlo di Borbone diventa il monarca assoluto di Napoli e il monarca parlamentare di Palermo e si innamora di questa parte del mondo. Decide allora di dimostrare che si può governare come sovrano creando benessere fra la popolazione e con questo avvia alcuni esperimenti che sono contemporaneamente urbanistici, architettonici, economici e sociali.
Carlo resterà a Napoli fino al 1759 quando diventerà re di Spagna e si sposterà a Madrid ma la sua opera sarà continuata da suo figlio Ferdinando che salì al trono all’età di 8 anni.

Esperimenti socio-economici-architettonici borbonici

Re Carlo decide di trasformare l’economia del sud trasformandolo in uno dei maggiori centri industriali basati sulla conoscenza e l’organizzazione dei processi industriali. Sono esemplari le sue politiche per introdurre la lavorazione del corallo a Torre del Greco con una politica che univa istruzione e impresa.
Ma soprattutto è nota la creazione nel 1752 di San Leucio, un intero borgo dedicato alla lavorazione della seta che aveva anche una particolare attenzione al benessere dei lavoratori tanto che oggi è Patrimonio dell’Unesco assieme alla Reggia di Caserta.
A Napoli si costruisce poi l’Albergo dei Poveri, una struttura di accoglienza per le persone più disagiate del regno dove le persone avrebbero dovuto imparare un mestiere. Ma anche la rivoluzione industriale della zona delle cartiere a Isola del Liri e Arpino nella sua evoluzione richiama il clima di armonia sociale che veniva perseguito da re Carlo di Borbone.
Questo era lo spirito che animava il re e questo è quello che si riflette anche nella progettazione e realizzazione delle comunità di Ponza e Ventotene. Un esperimento di riforma agraria che in teoria si doveva estendere poi a tutto il regno ma che fu bloccato dai proprietari terrieri. Il vantaggio delle isole pontine, infatti, era che appartenevano alla proprietà diretta del re (non del regno) per cui Carlo potette sperimentare le sue idee senza contrasti.

La colonizzazione di Ponza e Ventotene

Quando re Carlo diventa il sovrano di questo particolare regno del sud composto da due stati, la prima cosa che deve fare è una legge di fondazione, la Prammatica Prima, e un ordine fra un insieme di codici di undici legislazioni che si erano succedute nei secoli: romana, longobarda, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, austriaca, feudale ed ecclesiastica.
Nella Prammatica Prima si emanava un editto per assegnare in enfiteusi i terreni di Ponza e Ventotene (allora chiamata Pandataria). I terreni avevano una estensione di 5 ‘tommoli’ e la condizione per partecipare al bando era quella di non possedere beni immobili nel regno. A questi coloni sarebbero anche stati concessi alcuni sgravi fiscali e anche riconoscimenti di valore.
Le persone che hanno risposto al bando sono stati quindi i primi abitanti delle isole ben consapevoli che stavano partecipando ad una ‘scommessa’ come quella degli inglesi che andavano ad abitare il Nuovo Mondo in America. Non erano galeotti o malfattori ma persone coraggiose in certa dell’occasione della vita.
Ovviamente all’esperimento sociale è abbinato un esperimento architettonico con la costruzione di un borgo con ospedale, chiesa, dogana, tribunale, caserma e alloggi per ufficiali. Oltre alla sistemazione del porto e delle attrezzature per i pescatori. La maggior parte degli abitanti proveniva da Ischia.
L’esperimento di Carlo fu ripreso da suo figlio Ferdinando IV e nel 1772 si iniziò la costruzione della frazione di Le Forna nell’isola di Ponza che venne colonizzata da persone della costa e specialmente da Torre del Greco. La diversa provenienza delle prime comunità di insediamento spiega la estrema rivalità che si è sempre manifestata fra Ponza e Le Forna.
I sovrani provarono ad esportare l’esperimento sul resto del loro regno ma incontrarono una fortissima resistenza da parte dei possidenti terrieri che misero in pericolo il loro stesso potere. Intanto Ferdinando avvia un esperimento socio-economico anche sull’isola di Ventotene e nel 1771 vi arrivano le prime 28 famiglie di coloni a cui erano stati assegnati 5 ‘tommoli’ di terreno, dove 1 tommolo corrisponde a circa 3.300 mq.
La fine dell’armonia nelle comunità è però arrivata con Napoleone e i francesi che nel 1799 per prima cosa vendettero all’asta le proprietà reali concesse in enfiteusi e favorirono la nascita di proprietari terrieri senza scrupoli e legati solo al possesso dei beni e allo sfruttamento dei lavoratori. Poche persone divennero così proprietarie delle isole che comprarono alle aste e non si è più riproposta una situazione di sviluppo armonico socio-economico.
L’ultimo affronto all’esperimento borbonico si è avuto con l’arrivo dei Savoia che misero all’asta anche i pochi appezzamenti che ancora godevano del regime dell’enfiteusi.
Il sogno dei sovrani Carlo e Ferdinando IV di ‘un po’ a tutti e non tutto a pochi’ si era infranto per sempre.

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