La storia che vi voglio raccontare è tutta di cose semplici, cose che possono succedere a qualsiasi individuo, sono fatti della vita dell’uomo che va in giro per il mondo in cerca di fortuna e d’avventura.

Però vi garantisco che sono fatti veri, fatti successi tanto tempo fa, fatti che ancora oggi possono accadere e continueranno ad avvenire nel tempo finché ci sarà l’essere umano sul nostro pianeta.

Sono nato durante il secondo conflitto mondiale in un piccolo paese di provincia, Cinisi. Dico piccolo paese perché io penso che questo mio amato paese non ha mai dato una grande storia ai suoi figli. Però al contrario ha dato il più bel regalo che una madre può dare ai suoi figli: un carattere genuino, forte e costante ma al tempo stesso complicato e tormentato nelle sue tradizioni e nei suoi costumi.

La mia famiglia, modesta nelle sue origini campagnole, non è mai stata ricca di denaro ma è stata forte e unita, di un amore che hanno tramandato ai suoi figli. L’amore verso il signore e uno speciale rispetto sono ancora oggi sono le fondazioni della mia stessa esistenza.

Sono cresciuto come tanti altri miei coetanei andando a scuola, alternando il gioco con gli amici del vicinato, sempre attento ai richiami delle persone più grandi, specialmente a quelli della mamma.

Il tempo libero di ragazzo passava spensierato, e quasi non mi accorgevo del cambiamento giornaliero che si susseguiva. Tutto sembrava normale, semplice e fermo nel suo tempo. Invece no, la vita era un susseguirsi di cambiamenti e alternative. Ieri ero solo un ragazzino seduto nei banchi delle scuole elementari poi, dopo pochi anni, mi sono ritrovato adolescente seduto nei banchi delle scuole medie.

Questa volta le idee erano di differente natura, c’erano altri campi da scoprire, altre alternative. Ma erano solo di un ragazzino di ieri che stava crescendo in fretta con poche potenzialità e tante cose ancora da imparare.

Continuo la mia vita di ogni giorno spensierata, sempre occupato con lo studio e giocando con gli amici tempo libero, però attento ad aiutare mio padre nei bisogni domestici della famiglia: andare a raccogliere le mandorle in campagna nella prima estate e poi in aiutarlo durante la vendemmia a settembre. Questa mi dava la gioia di essere con gruppi di giovani più grandi che aiutavano nella raccolta dell’uva.

Ho imparato tanto da quegli anni trascorsi in paese, non li dimenticherò mai più.

A scuola ho studiato tante materie, dal latino al francese oltre al nostro italiano (una delle poche bellissime lingue parlate al mondo). La matematica non andava giù facilmente, al contrario però ero un buon atleta e mi cimentavo in qualunque tipo di antagonismo.

La bicicletta rimaneva la mia passione e sognavo di diventare un novello Ercole Baldini o un Gastone Nencini, oppure un Jacques Anquetil, il biondo francese che vinceva tutto a quei tempi. Questi sono stati i miei eroi dello sport di allora.

Ma erano sogni proibiti per quegli anni fine ’50, il nostro paese a quel tempo offriva poche possibilità di sfoghi di gioventù. Non potendo trovare spazi nello sport, noi giovani ragazzi ci sfogavamo delle nostre passioni nel gioco con gli amici del vicinato. La nella strada dietro la mia, oppure andando laggiù alla fine della strada al famoso ‘Chiancello’ e giocavamo tutti insieme. 

Giochi molto semplici ma al tempo stesso affascinanti perché contenevano sfide e valori, ‘la mazza e lu scanneddu’,’atti vitti’, ‘a la verra’, ‘a sutta giacomu’, ‘a la banda a quattro e quattrotto’ e tanti altri giochi che ho quasi dimenticato.

Il mio gioco di ragazzo-giovanotto continuava ancora, solo che il panorama della vita cominciava a trasformarsi: la piazza, la montagna e il mare erano diventate le mete preferite sia mie che dei miei compagni.

Qui nel gioco i sogni si moltiplicano, si diventa più seri, e incomincio a fumare le prime sigarette dividendo le emozioni del fumo con gli amici. Poi scatta il click verso le ragazze. I sentimenti del cuore si fanno sentire incomincio a capire che sto crescendo in fretta, mi sento già un adulto.

Mi ricordo quando mio padre terminati gli studi della scuola media mi ha incoraggiato da buon genitore a continuare nello studio ‘così da grande potrai diventare qualcuno’. Io da bravo ragazzo gli ho ubbidito così ho frequentato per un paio di anni il liceo scientifico di Palermo.

Purtroppo la mia carriera di studente è durata poco. Colpa di nessuno, una decisione che a quel tempo ho preso da solo. Le condizioni economiche della famiglia e un futuro che non vedevo tanto brillante forse sono state le ragioni del mio fallimento scolastico.

A distanza di tanti anni, confermo il mio dolore di aver terminato gli studi troppo giovane e quei pochi anni che ho passato in paese sono stati di tristezza e di angoscia per non poter soddisfare il sogno di mio padre. Ho creduto fermamente di aver perduto la battaglia più importante della mia vita.

Una ferita si era aperta nel mio cuore, una piaga aperta mi assillava notte e giorno e non si sanava mai. Però il gioco con gli amici continuava, anzi si era arricchito di più e svaghi e altri interessi si alternavano l’uno all’altro.

Qualcosa mi mancava, ma non mi confrontavo con me stesso, accettavo la temporanea sconfitta, anche a malincuore, e mi preparavo alla scossa, al vero passo da giocare qualora se ne fosse presentata l’occasione.

La campagna e il mare, dicevo poco fa, erano due fonti di svago della mia prima gioventù. 

I campi, le messe, i giardini, la grandezza maestosa delle montagne che circondano quasi ad anfiteatro il nostro territorio mi davano forza e coraggio di continuare nella vita.

Mentre il mare, con la sua vastità in quel suo letto divino, sopito a volte nella sua coltre che sembrava fatta di madreperle o a volte abbruttito dalla sua rabbia incomprendibile, mi dava la carica dell’avventura, mi dava la sicurezza che ce l’avrei fatta.

In quei momenti di sogni ad occhi aperti ho capito che la mia vita stava cambiando. Un sogno si stava realizzando, la mia partenza per l’America era già un fatto compiuto.

Questo è stato il mio destino e lo ho seguito. Pentimento non ce ne è mai stato, ma amarezza si. Problemi di lingua, di assestamento sociale, posizione economica.

Dopo anni costanti di lavoro, i lati negativi sono scomparsi. Oggi dopo aver vissuto per più di 40 anni in America, posso confermare che questo mosaico di gente che vive nel nuovo mondo mi da carica e mi rende un vero cittadino di questo pianeta.

In America mi sento a casa mia, non mi sento per niente straniero. Questa è la mia filosofia: un italiano la ha scoperta, un italiano gli ha dato il nome. Un certo Philip Mazzei (un caro amico di Thomas Jefferson) ha scritto la bozza dei diritti della libertà dell’uomo, il famoso ‘Cicerone’ gli ha prestato il codice civile istituzionale della civiltà umana.

Infine l’americano oggi sta imparando ad apparecchiare la tavola e non lo potrebbe fare senza i prodotti e le ricette del bel paese.

Caro amico che mi stai leggendo, non pensare che nella vita c’è solo la soddisfazione di arrivare, insieme a questo bagaglio di felicità c’è anche il dolore.

Se forse non hai provato questo tipo di dolore, allora sei stato fortunato. Quindi io che non ti conosco, ti voglio dare un consiglio d’amico: ti invito ad amare di più la tua-la mia Italia. Ti suggerisco di amarla di cuore e con più sincerità. Allora se ci riesci capirai il mio dolore e il grande amore che riserbo alla nostra ‘Italia’.

Rosolino Lo Duca è un cittadino americano originario di Cinisi, vicino Palermo, e per il suo amore per le sue due patrie è oggi è assessore agli emigrati di Cinisi e  il Presidente del Comitato Scientifico del Premio Town Ambassador dedicato a chi svolge un ruolo proattivo nella promozione del suo paese.