Saltarello, ballo di vita

Il Saltarello è vita. E’ una danza di vita, di liberazione, di sfida.

Nel Saltarello si racchiude un mondo fatto di messaggi, di proposte, di rifiuti, di gioco, di sfogo, di unione e di gelosia.

Il Saltarello è una danza antica. Si ballava quasi sempre all’aperto, sulle aie, dopo giornate lavorative intense nella vendemmia, nella mietitura del grano o durante le feste. Era un momento di incontro, di confronto, di svago dal duro lavoro, di aggregazione.

Si ballava in coppia o a gruppi, eseguendo un movimento molto ritmato con gambe e piedi, tale da sembrare che i piedi scivolassero sul terreno senza staccarsi mai da esso. Sono passi ondulatori. Non c’è uno schema specifico o regole da rispettare, bisogna lasciarsi trasportare dal ritmo incalzante e coinvolgente di questa musica.

Non si balla solo in coppie uomo-donna, possono ballare anche due uomini che si sfidano per conquistare una donna. Si sfidano per far vedere chi è più abile nel ballare. Quando si sfidavano sulle aie che erano circolari, si ballava in cerchio.

Potevano ballare anche le donne in coppia, sempre per mostrare chi fra loro era più brava. Può definirsi anche un “ballo staccato”, perché all’epoca non si potevano toccare, anzi, a volte l’uomo e la donna ballavano tenendosi per mezzo di un fazzoletto, non sfiorandosi mai. L’uso del fazzoletto era lo strumento di connessione fra i ballerini.

L’uomo si avvicina alla donna, la donna si allontana. L’uomo si gira e la donna torna a provocarlo, mettendosi in evidenza. A quei tempi, una ragazza che fosse stata avvicinata per strada da un ragazzo era irrimediabilmente compromessa.

In provincia di Frosinone c’era la gentile usanza che a primavera i giovani andassero a collocare un ramo fiorito davanti alla casa della ragazza ambita. Se l’omaggio era accolto, tutto bene e iniziava la rigida procedura di un controllato fidanzamento in vista del matrimonio. Se l’omaggio veniva respinto, probabilmente c’erano malumori.

Quando lavoravano duramente per un anno ed era buona la stagione, arrivato il tempo della mietitura, il Saltarello era un grande sfogo di gioia e liberazione per festeggiare. Voleva dire che avrebbero mangiato tutto l’anno, che sarebbero stati più tranquilli e che si sarebbero potuti sposare se fossero riusciti a vendere il grano. Si ballava in tali ricorrenze attribuendovi anche dei riti propiziatori.

Nelle aie, il danzatore più bravo veniva posto al centro e, seguendo il ritmo animato della musica, si esibiva con alti salti perché, secondo tradizione, più alto era il salto e più alto sarebbe cresciuto il grano, in segno di buon auspicio.

Nel Saltarello il suonatore dell’organetto, a differenza di altri balli, partecipa alla danza. Deve anche ballare perché è colui che incita la folla. Deve invogliare e far crescere l’intensità del ballo.  Il canto per i ciociari di allora era anche un modo di vita. Nel canto si rispecchia la loro vita. Cantano l’amore, il dolore e la gelosia.

E’ un canto diretto, tutta sostanza, spesso con un doppio senso erotico“Se ti prendo sola per il bosco, ti faccio fare il salto della rana”.

Le parti di cui si compone il Saltarello sono anche comandate dall’esecuzione di “botta e risposta” inventati al momento.

I ragazzi, quando intonavano gli stornelli per le ragazze, c’erano casi in cui l’uomo voleva dimostrare alla donna di valere e casi in cui l’uomo prendeva in giro il concorrente maschio: “E stai zitto tu che non sai cantare, l’asino raglia meglio di te!”   

Il fatto di cantare messaggi diretti che andavano subito a colpire, evidenzia la spontaneità della gente ciociara. Una battuta detta alla ragazza desiderata, all’epoca incontrata per caso in strada a prendere l’acqua alla fontana, nell’unico momento possibile per dirle qualcosa. La semplicità e l’orgoglio di queste persone si vede nella musica, nel canto, nel ballo, nella semplicità della vita.

“E stai zitto tu, coso storto, non stai bene neanche per cancello dell’orto!” 

Il Saltarello è il tipico ballo dell’Italia centro-meridionale, che si esprime con numerose varianti (Saltarello, Saltarella, Ballarella, Zumparella). Dal secondo dopoguerra lo spostamento verso i centri urbani, l’arrivo di nuove mode di ballo e il mutamento generale dei modelli di vita hanno fatto perdere la pratica del Saltarello.

In alcuni paesi del Lazio, invece, il Saltarello si è conservato nelle tradizioni, grazie anche alla ricerca delle nuove generazioni che, raccogliendo testimonianze orali sugli usi e costumi, hanno ricostruito quel patrimonio che finalmente ora è in salvo.

Che ne dici di passare in Ciociaria?

 

 

Questo articolo è il primo di una serie sui balli, canti e costumi del Saltarello e nasce da un’intervista ad Anna Rita Ticconi, direttrice artistica del Gruppo Folk Città di Acuto (i ballerini nella foto in alto).

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