L’immagine di San Sebastiano trafitta da frecce è stata fortemente identificata nell’ultimo secolo come icona gay maschile. Eppure non c’è nulla nella storia di Sebastiano e del suo martirio che sia particolarmente gay ed è il protettore dei vigili urbani e degli arcieri.

La mia introduzione a questa diversa iconografia di San Sebastiano è iniziata quando ero ancora una studentessa universitaria e dopo aver visto il film sulla vita di Mishima ho comprato uno dei suoi libri Colors. Mishima era uno scrittore giapponese omosessuale quando questo era ancora considerato un reato e con i suoi amici comunicavano anche con simboli ed immagini presi dalla tradizione.

Fino al medioevo l’immagine di San Sebastiano era associata a quello di San Rocco e le chiesette dedicate ai due santi si trovavano fuori le porte della città messe a protezione contro la peste e altri mali. Poi tutto cambia dal Rinascimento quando si inizia a rappresentarlo nell’arte come un uomo nudo legato ad una colonna e colpito con frecce.

Ma non furono le frecce ad ucciderlo e per capire questa evoluzione ripercorriamo la sua storia e quella della sua iconografia.

San Sebastiano è stato un antico martire cristiano assassinato nell’anno 288 per ordine dell’imperatore romano Diocleziano. Ad un certo punto è stato legato e gli sono state scagliate delle frecce e fu creduto morto. Invece era ancora vivo e fu curato da Santa Irene di Roma finché guarì per ritornare in vita.

Dopo la guarigione, egli accusò nuovamente l’Imperatore per la crudeltà verso i Cristiani. Infuriato, l’Imperatore ancora una volta ordinò la sua esecuzione. Questa volta venne picchiato a morte, il 20 gennaio 288.

Si sa poco sulla sua vita amorosa, quindi la sua antica popolarità tra gli uomini gay si basa, principalmente, su come è stato dipinto anticamente. A partire dal Rinascimento, la maggior parte delle volte Sebastiano è stato dipinto come un giovane quasi nudo in un miscuglio di piacere e dolore. La posa poi è quasi sempre quella languida di un uomo legato ad una colonna: il volto bello quasi in estasi e un corpo perfetto.

Tutti i pittori hanno fatto a gara a ritrarre un giovane uomo desiderabile trafitto dalle frecce. L’omosessualità di Sebastiano, quindi, deriva da un’invenzione dei pittori italiani rinascimentali che accantonano il santo adulto e villoso dell’iconografia medievale e si concentrano su un solo dettaglio: il torso. Dal Cinquecento Sebastiano è per prima cosa il suo bel torso di soldato romano con una doppia vita: quella di guardia imperiale di giorno e di cristiano di notte.

Per il passaggio definitivo verso una iconografia diversa e laica dobbiamo aspettare gli scrittori del Novecento. Nel 1911 D’Annunzio, durante il suo esilio francese, scrive il testo teatrale Martyre de Saint Sébastien (Il martirio di San Sebastiano) che viene rappresentato con le musiche di Claude Debussy. Il santo viene rappresentato anche dalle mosse di Ida Rubinstein, la famosa ballerina dal fascino androgino che in questo modo esalta la femminilità e rivendica tutti i secoli passati in cui erano attori efebici che interpretavano ruoli femminili.

Dopo D’Annunzio si sono susseguiti film, spettacoli, quadri, sculture, fotografie, installazioni, romanzi, illustrazioni, poesie, canzoni, mosaici, che lo hanno avuto per protagonista. Alcuni artisti lo hanno eletto idealmente a loro patrono, poiché si sono considerati derisi, incompresi e “saettati” dagli altri. Scorrendo per il web si possono trovare molti artisti che si sono fatti ritrarre come San Sebastiano con vesti succinte, legati a un albero e con le frecce.

E con questo San Sebastiano diventa definitivamente il santo più amato dai gay.

Lungo il Novecento il nome Sebastiano viene utilizzato da molti scrittori per creare il dubbio di una sessualità ambigua attorno ad alcuni loro personaggi, come il Sebastian in Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh o quello in Improvvisamente l’estate scorsa di Tennessee Williams (che è stato anche un incredibile film di successo).

Va ricordato che lo stesso scrittore Oscar Wilde scelse di utilizzare il nome Sebastiano come suo pseudonimo dopo essere stato liberato di prigione.

Negli anni ’80, l’arrivo dell’AIDS fa riprendere vigore all’immagine di San Sebastiano che diventa il tema preferito dell’artista Tony de Carlo che iniziò una sua Serie su San Sebastiano. Da allora la collezione è salita a più di 40 raffigurazioni.

Anche l’artista californiano Rick Herold torna a dipingere un San Sebastiano mettendolo contro un fondale colorato con cartoni animati, uno stile che richiama quello dell’artista Keith Haring. Herold dipinge i suoi quadri con smalto sul rovescio di plexiglas trasparente.

L’artista della Florida JR Leveroni usa ancora una volta il santo per raccontare la morte di un martire gay contemporaneo con l’opera San Sebastián y Matt Shepard yuxtapuestos, la via crucis di Matthew Shepard (1976-1998).  La sua opera è composta da dipinti di stile cubista che ritraggono martiri omosessuali che soffrono in modo tenue, con appena una traccia di sangue.

Un film biografico importante è Sebastiane, diretto dal regista indipendente britannico Derek Jarman. Il film in lingua latina, del 1976, ha scatenato polemiche per il suo omoerotismo ed è considerato una pietra miliare del cinema LGBT. Quel che D’Annunzio suggerisce nel suo Martyre, ci pensa Derek a esplicitarlo nel ’76.

Ma il mito dell’icona di San Sebastiano ha superato ogni confine e anche un potente autore giapponese come Mishima, anche lui omosessuale, gli dedica un intero capitolo nel libro Colors in cui si sofferma a descrivere con passione i suoi ritratti. Lo stesso Mishima si fa ritrarre come il martire.

Con questa lettura diversa, possiamo dire che forse San Sebastiano è il santo che ha resistito più di tutti al passaggio dei secoli. Ma non credo che la chiesa sia molto contenta di questa sua estrema modernità. Quasi ogni chiesa italiana ha un dipinto di San Sebastiano e dopo aver letto questo articolo sono sicura che non lo vedrete più con gli stessi occhi.

In ogni caso San Sebastiano è stato reso realmente immortale!


Claudia Bettiol

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Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli

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Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses