“Town Ambassador” a Luca Calselli, l’architetto della Cultura

Conferito il premio Town Ambassador all’architetto Luca Calselli promotore dei territori e vincitore di due concorsi Città della Cultura del Lazio nel 2018 e 2019. Due sfide vinte contro ogni pronostico: nel 2018 con il progetto Colleferro e il Novecento e nel 2019 con San Felice Circeo e il Mare di Circe.

A questo punto potremo definirlo ‘l’architetto della cultura’, ma prima dobbiamo investigare sul significato di cultura legato ai territori e alla loro crescita. Se infatti intendessimo la cultura come qualcosa di statico entreremo nel campo dell’archeologia mentre lo spirito di un architetto è comunque e sempre quello di innovare.

Una innovazione che nei territori oggi passa più attraverso la ricerca di una identità e una messa a sistema delle forze vitali esistenti attraverso il design e la creazione di manifestazioni.

‘Il passato sono le radici, ma un architetto progetta il futuro. Il ruolo del design e della comunicazione identitaria è fondamentale anche nella promozione dei territori perché bisogna comunicare a sé stessi e agli altri l’essenza di quello che si è’.

Luca infatti si definisce come un designer del territorio e delle manifestazioni e attribuisce un grandissimo significato al ruolo che il design ha avuto nella storia dell’architettura italiana e nel successo del Made in Italy.

Per questo da anni si impegna nell’ADD – Associazione del Distretto del Design di Sora e nel 2012 ha contribuito a scrivere il ‘Manifesto del Design Italiano’. In questo manifesto si ripercorre la potenza innovativa del Design Italiano nel Novecento che ha saputo dare un senso estetico alla funzione. Il Manifesto auspica che gli architetti si riapproprino di questa potenza applicandola anche ad altri settori.

Prima di allora il design era soprattutto la ricerca di una funzionalità estrema di un prodotto in uno spirito minimalista, ma negli anni ’70 gli italiani con Ettore Sotsass introducono qualcosa di innovativo. Una eleganza riconoscibile che dà uno stile alle funzioni e rende gli oggetti della produzione di massa qualcosa di unico. Un ossimoro fra produzione di massa e identità che diventa la caratteristica del Made in Italy.

Oggi questo spirito è ancora presente ma gli italiani non sono più i soli a fare design. In un certo senso il successo della Apple è stato aver applicato questi concetti anche all’informatica. E non a caso Steve Jobs raccontava di aver preso ispirazione durante una lezione di calligrafia.

‘La cultura è quello che ha permesso agli italiani di innovare sempre. Siamo stati innovatori nel Rinascimento, nel Barocco, nel Futurismo e nel Design, ma poi ci siamo dimenticati della modernità. Se solo riuscissimo ad avere radici nel passato ma sguardo verso il futuro avremo sconfitto il declino e avviato una rigenerazione’.

Questo ci dice Luca Calselli che ha fatto della cultura classica e dell’innovazione la chiave del suo successo come progettista di rigenerazione di territori. I suoi progetti sono una sintesi fra questi concetti.

Ma il vero punto di forza è la capacità evocativa del design applicato anche ai territori e capace di ritrovare l’identità di un territorio mentre contemporaneamente spinge all’aggregazione degli operatori e ad allungare lo sguardo verso il futuro.

Città della Cultura 2019: San Felice Circeo e il mare di Circe

Prendiamo il caso di San Felice Circeo Città della Cultura del Lazio 2019 e andiamo alla ricerca di questo spirito. Il problema di San Felice era quello di uno splendido paese all’interno del Parco Nazionale del Circeo che era diventata famosa con le seconde case di splendide ville e che poi aveva esteso il modello delle seconde case ad una edilizia improbabile che aveva portato ad un inevitabile declino.

Una economia basata su una stagione turistica che si restringe sempre di più al solo mese di agosto e un modello da reinventare.

Quando interviene Luca Calselli la situazione è esattamente questa con un territorio che non sa più chi è e che cosa offre ad un turista che nel frattempo è sempre più in cerca di emozioni e di esperienze.

Luca parte dal passato e dalla sua evocazione moderna e il progetto si chiama ‘il mare di Circe’. Come si fortificano i legami con il passato? La risposta sembra semplice come l’uovo di Colombo e forse per questo nessuno la aveva perseguita.

La storia della maga Circe riporta a Ulisse e al suo viaggio di ritorno a Itaca ed allora ecco un gemellaggio con l’isola greca. Ma anche una riscoperta della lingua greca e delle sue propaggini fino ai nostri giorni. Ecco passato e presente.

E il presente? La prima cosa è ragionare su una grande scala e pensare da subito ad una candidatura di San Felice Circeo insieme alle isole dell’arcipelago pontino: Ponza e Ventotene.

Sono tre ‘isole’ (considerando che San Felice Circeo appare come un’isola a chi la guarda) che offrono esperienze molto diverse ai turisti ma che oggi non dialogano fra loro. Non sono collegate via mare e questo le ha rese distanti anche per l’identità di una esperienza di arcipelago.

Il progetto allora inizia da un collegamento marino e dalla ricerca di un segno identitario che le unifichi agli occhi dei residenti e dei turisti. E se il Circeo ricorda la maga, a Ventotene si trovavano le sirene di Ulisse con il loro canto e Ponza era nella rotta dell’Odissea.

E il futuro?

Il futuro si costruisce tutti insieme con una sapiente regia. Nel progetto Luca Calselli ha messo in rete tutte le diverse realtà che fino ad ora hanno lavorato in maniera caotica come in preda a dei moti Browniani.

Il segreto del successo dell’architetto della cultura è proprio in un grande lavoro di creazione di collegamenti fra entità e persone che hanno interesse sociale, economico e culturale su una porzione del territorio. Il successo è proprio quello di avere dato uno stile e una identità a questi collegamenti con un certosino lavoro di relazione e grazie ad un design che ha fatto uscire l’anima dei territori.

Per questo motivo pensiamo che il premio Town Ambassador a Luca Calselli sia un riconoscimento ad una capacità unica di aver saputo interpretare il ruolo del progettista nella rigenerazione urbana e del designer nella creazione di una ‘identità dinamica’ che si proietta verso il futuro.

A breve racconteremo in dettaglio gli eventi e le esperienze della trasformazione per aiutare anche altri a seguire l’esempio di un caso di successo ed imparare dai migliori.

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