In Sicilia il pesce per eccellenza è lo Spada, che per gli uomini dello stretto è soltanto U Pisce. Come il tonno per Favignana, il pesce spada è l’emblema di Scilla e Ganzirri sul lato siciliano dello stretto di Messina. 

Lo stretto … riportato anche da Omero nell’Odissea che racconta la pericolosità di quelle acque però bellissime. Scilla e Cariddi. Lo Stretto ha un suo fascino unico dato dal pericolo delle forti correnti, dalla bellezza estrema del lato Calabrese e di quello Siciliano e dalle tante leggende che lo avvolgono.

Lo stretto è un luogo fisico ma è anche un luogo filosofico, una separazione culturale che ha permesso la confluenza di tante esperienze diverse che hanno plasmato un mito. 

Il pesce spada è stato cacciato in questo lembo di mare per secoli seguendo un’antica tecnica millenaria quasi mistica, dove religione e pesca si uniscono. I primi racconti risalgono addirittura allo scrittore greco Polibio, e questo non stupisce perché ci troviamo nella antica Magna Grecia. 

Ma l’immagine iconica della pesca al pesce spada è quella della feluca, una particolare imbarcazione di origine araba arrivata intorno al ‘400, caratterizzata da un torrino e da una lunga passerella a prua dove si muove l’arpioniere con la fiocina.

Oggi questa tradizione è relegata ad una sorta di pesca turismo, mercificata, ma un tempo questa pesca seguiva dei rituali quasi religiosi. C’era una gerarchia fra i 5 componenti dell’equipaggio e la lotta con il pesce spada doveva rispettare il coraggio e la forza di questo grande pesce.

Sentendo i racconti dei vecchi pescatori o leggendo le loro storie sembra quasi di immergersi in alcuni brani del Moby Dick, il libro simbolo dell’America che racconta la storia della grande balena bianca. 

Il pescatore doveva seguire il pesce arpionato fino a che questo fosse stremato e si arrendesse all’uomo. A questo punto appena issato a bordo della feluca, il pescatore faceva una croce vicino la branchia in segno di rispetto.

Ma forse uno dei simboli di questa pesca è raccontato mirabilmente da Domenico Modugno nella sua canzone ‘U pisci spada’ che racconta la storia di due pesci spada. Infatti tutti i pescatori sanno che spesso quando prendono uno dei membri di una coppia, l’altro pesce non abbandona il compagno e lo segue fino ad essere catturato con lui. 

Una storia di amore e morte che mi fa piangere ogni volta che la riascolto.

Ricetta di Melanzane ripiene di Pesce Spada

Svuotiamo le melanzane e le mettiamo nel forno sporcate con olio di oliva per 10 minuti.

Il trancio di pesce spada lo tagliamo a cubetti cosi come il pomodoro. In una padella facciamo andare la cipolla di Tropea e uno spicchio di aglio: saltiamo un paio di minuti a fiamma alta e aggiungiamo pesce e pomodoro.

Con questo composto ci riempiamo le melanzane e copriamo il tutto con della ricotta salata grattugiata. La ricotta non fonde e farà una crosta dorata. Cuocere in forno per 20 minuti a 200 gradi.

Di questa stagione il forno è una prova di coraggio, lo so. Ma ne vale la pena.

Il vino? Un Grillo di Trapani, tanto per rimanere in Sicilia e gustare fino in fondo i suoi sapori. 

Un vitigno contemporaneo di cui sappiamo il luogo e la data di nascita. Infatti è frutto di un incrocio di Catarratto e Zibibbo fatto a Favara dal barone Antonino Mendola e raccontato in un documento del 1874.

Grazie al barone e grazie alla Sicilia per tutti i suoi frutti che non ci stanchiamo mai di gustare.


Dario Magno

ITA

Semplice spadellatore casalingo, fin da bambino sono stato affascinato dall’odore dei banchi del mercato al mattino presto: sono fonte di ispirazione. Il piatto che porto a tavola la domenica è frutto di un immersione nei colori e negli odori di quella magica ‘scatola’ del mercato rionale. L’occhio e la gola vanno quasi esclusivamente sui prodotti locali che miscelo quasi di getto, non progetto nulla. Odio chi dice io l’avrei fatto così: fallo e non rompere!
Ci sono pizzicaroli (romanesco) che sono più bravi di psicoterapeuta, li amo.
In ogni posto che vado porto a casa qualcosa un formaggio, un salume e un vino.
Vino, croce della mia passione. Non toglietemi i vermentini liguri!
Una scuola professionale alle spalle in viticultura mai sfruttata che però forse un segno me lo ha lasciato.