La vita dell’uomo è fatta di tanti dettagli, dai vestiti alla cucina, dai giochi e giocattoli alla tecnologia, dalle case all’arredo. Così possiamo ricostruire la storia e lo spirito dei tempi frequentando musei insoliti come il Museo del Giocattolo di Zagarolo.
Avevo già provato questa emozione quando avevo incontrato un anziano e arzillo signore che aveva fondato il Museo del Bottone e mi aveva aperto uno squarcio insolito sulla storia italiana, ma a Zagarolo sono entrata in un mondo incantato.
A parte la ricchezza e la varietà dei giocattoli esposti, le storie raccontate dalle guide e la bellezza delle sale affrescate di Palazzo Rospigliosi, la mia attenzione è stata catturata dalla vetrina dedicata ai cavalli e al gioco del Totopoli.
La mia passione per i cavalli è nota e, ovunque vado, cerco giochi o arte connessa con il mondo equestre. I cavalli hanno accompagnato l’uomo da sempre e con loro si stabilisce un legame speciale che spesso nasce proprio già in tenera età. Così mia figlia ha sempre giocato con i cavalli, ma a Zagarolo ho imparato qualcosa di nuovo grazie alle storie raccontatemi dalle curatrici del museo.
Totopoly – Totopoli
Monopoli e Totopoli sono nati quasi contemporaneamente e al loro esordio avevano uno scopo ludico e didattico. Monopoli era stato inventato nel 1903 da una donna, Elizabeth Magie, per spiegare le teorie dell’economista Henry George e si chiamava “The Landlord’s Game”. Un gioco educativo per supportare le teorie antimonopolistiche è invece diventato il principale strumento per premiare i bambini che diventano monopolisti.
Totopoli riguarda le corse dei cavalli (e ora mi spiego l’origine del nome Totip) ed è nato nel 1938 dalla società inglese di giochi Waddingtons. La passione degli inglesi per le corse e le scommesse è leggendaria ma il gioco non era basato sulle somme di denaro vinte bensì sulla attenzione verso i cavalli.
Il gioco in svolge in due tempi proprio come nella realtà: una fase di allenamento e una di competizione che si giocano in modo totalmente diverso. Durante la fase di allenamento si possono conquistare carte di “vantaggio” o “svantaggio” che possono essere poi utilizzate durante la gara. Nella fase della gara, invece, ci sono le scommesse e i primi tre cavalli ricevono un premio.
I cavalli devono essere accuditi e curati, un po’ come accade oggi con alcuni giochi elettronici o come il fenomeno degli anni 2000 del Tamagochi, una creatura digitale che richiede continue attenzioni web altrimenti si ammala.
Inizialmente il vincitore del Totopoli era chi arrivava primo nella competizione, mentre con il passare del tempo il ruolo delle scommesse e del denaro ha prevalso e il vincitore è diventato quello che alla fine del gioco ha “guadagnato” il maggior importo.
Un dettaglio curioso è che i cavalli del Totopoly avevano i nomi dei vincitori della Lincolnshire Handicap nelle edizioni dal 1926 al 1937, una gara che si svolgeva a Lincoln fin dal 1853 e che oggi ancora si corre a Doncaster.
Il gioco del Totopoli è arrivato in Italia nel 1950 dalla “Editrice Giochi” e il Museo di Zagarolo ha delle versioni del 1960 splendidamente conservate con degli esempi di primi usi della plastica per scopi ludici.
Giochi con i cavalli
Oltre al Totopoli, la collezione del museo ospita altre versioni di competizione come quella francese chiamata Ascot (maliziosamente i francesi hanno chiamato il gioco con il nome dell’ippodromo più famoso al mondo: quello inglese di Ascot). Nella versione francese di “Ascot” il gioco si basa soprattutto sulle scommesse e non c’è riferimento alla fase di preparazione e allenamento degli animali.
Nella versione italiana del “Gioco delle Corse” i cavalli sono in piombo e il gioco si basa solo su quale cavallo arriva più lontano grazie ad un sistema che “proietta” i cavalli lungo una pista rettilinea. Scompaiono le caselle e le tappe con i lancio dei dadi e resta la “velocità”.
E’ interessante notare il passaggio culturale che hanno avuto questi giocattoli dopo la seconda guerra mondiale che riflette lo spirito dei tempi: prima, durante la depressione, uno spirito educativo, poi nel dopoguerra e nel boom economico uno principalmente di passatempo speculativo.
Infine, per gli amanti dei cavalli una vera “chicca”, una sorta di roulette di cavalli dove i giocatori a turno fanno correre i loro “animali”. Una scatola con un disco su cui possono girare 3 coppie di cavalli che si muovono grazie ad una leva. I cavalli iniziano a girare e vince il giocatore che arriva più vicino a certi segni. Il gioco sembra un po’ noioso ma la cura dei dettagli e la maestria della costruzione lo rendono un’opera che vorrei assolutamente nella mia collezione.
E’ grazie a luoghi come il museo del giocattolo di Zagarolo che si ritrovano le nostre radici e si può capire come una buona società inizia facendo giocare giochi “sani” ai bambini. Il Monopoli dovrebbe tornare a spiegare i mali della finanza e il Totopoli dovrebbe insegnare ad amare i cavalli. E tutti dovremo giocare tutta la vita!