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È un premio nato nel 2000 da un’idea del Maestro Nicola Piovani, premio Oscar per le colonne sonore, e è rivolto ad un artista che si sia impegnato a tutelare e diffondere le tradizioni e il teatro popolare.

Il vincitore riceve un’incisione su rame realizzata da Roberto Candolfi che riproduce il frammento di un sarcofago di Corchiano che rappresenta Enea con lo scudo e la lancia, con il padre Anchise e il giovane figlio Ascanio.

Il nome Fescennino deriva dai Canti fescennini che nacquero in questa città. Il teatro romano nasce da quello dei danzatori etruschi, che in lingua etrusca si chiamano ‘ister’ da cui deriva la parola istrione.

L’arrivo dei danzatori dall’Etruria a Roma risale al 364 AC quando, durante una pestilenza, e si istituirono dei giochi scenici per calmare l’ira divina. Prima di allora a Roma si svolgevano solo gli spettacoli del circo. Gli istrioni eseguivano i canti dei danzatori senza testo, perché non parlavano il latino, e danzavano al suono del flauto. I romani iniziarono ad imitare i danzatori inserendo invettive in versi rozzi. Questi furono chiamati i Canti Fescennini e rappresentano l’inizio del teatro nella forma della satira, una forma letteraria e tipica di Roma.

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