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Il Santuario di trova nel Parco nazionale d’Abruzzo ed è stato eretto nell’XI secolo da monaci benedettini a quota 1030 m slm, probabilmente sui resti di un precedente tempio.

Nei secoli questa chiesetta godeva di particolari privilegi papali: chi vi lavorava aveva diritto all’indulgenza, al perdono dei peccati

Oltre la facciata, la chiesa è moderna ed ha la particolarità di avere la parete di fronte, quella dell’altare, totalmente vetrata con una suggestiva vista sui boschi.

Al suo interno si trova la statura della Madonna Nera di Valle di Canneto.

E’ una meta di pellegrinaggio di tradizione plurisecolare.

La Valle di Canneto

 La valle di Canneto sin dall’antichità era frequentata sia per l’estrazione del ferro che per il culto della dea Mefite, il cui tempio probabilmente sorgeva vicino alle copiose sorgenti del Melfa. Si trova testimonianza in un capitello votivo del IV – III secolo AC.

Il culto pagano è stato sostituito nel Medioevo da quello alla Madonna a cui vengono tributati grandiosi festeggiamenti durante la sagra delle “quattro regioni” a cui partecipano pellegrini provenienti dalle quattro regioni: Abruzzo, Lazio, Campania e Molise.

Secondo la leggenda, la chiesa è stata costruita dopo l’apparizione della Madonna all’umile pastorella Silvana. La signora vestita di bianco le disse di andare in paese e di dire di costruire un tempio a lei dedicato nella valle. Quando la pastorella disse che doveva abbeverare gli animali e che aveva paura per la loro salute, la signora toccò una roccia e fece sgorgare acqua.

La pastorella andò in paese e quando tornò con alcuni paesani furono sorpresi di trovare un lago formato dalle acque di questa nuova sorgente, da cui poi si origina il fiume Melfa.

Gli abitanti trovarono anche una statua della Madonna con il Bambino in trono, oggi custodita nella chiesa, e decisero di portarla in paese per metterla in una delle chiese.

Man a mano che si allontanavano dal punto di ritrovamento, la statua diventava sempre più pesante al punto che cadde e non riuscirono più a spostarla. In una roccia lungo il sentiero è ancora visibile l’impronta della testa della statua lasciata su una pietra.

La statua venne allora riportata nella valle e si iniziò la costruzione del tempio che da allora è meta di incredibili pellegrinaggi ogni anno.

Si racconta che la madonna gettò un anello nel punto dove sgorga il fiume Melfa testimoniato da molte pagliuzze d’oro che si ritrovavano nelle acque fino alla metà del secolo scorso quando venne poi costruito l’acquedotto degli Aurunci. I pezzettini di oro si chiamavano ‘le stellucce della Madonna’.

 

 

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