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Questa area del sud del Lazio di confine del Regno delle due Sicilie e il territorio di Campodimele ha visto il fenomeno del ‘brigantaggio’ , gruppi di persone che si opponevano all’unità d’Italia.

Per controllare l’area, sulla cresta del monte Mandrone circondato da una fitta boscaglia, i briganti realizzarono un piccolo rifugio circolare con muri di pietre a secco, di circa sei metri di diametro, che è nota come “serra dei briganti” (o “cisterna dei ladri”).

I capi briganti hanno anche dato nome a particolari posti come la “tana di Garofalo”, una caverna profonda sul crinale del monte Fontanino e il monte Sant’Olivo. Dopo la resa di Gaeta del Regno delle due Sicilie, un gruppo di briganti invase Campodimele e i comuni circostanti per rifondare il regno. Furono sconfitti dalle truppe piemontesi.


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