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Carmagnola è un comune piemontese di pianura a due passi da Torino sulla riva destra del Po e la sua storia si intreccia con quella del fiume e della natura. Infatti Carmagnola è nota per il Bosco del Gerbasso, per il Museo di storia naturale e per la Riserva della Lanca di San Michele, oltre che per diverse produzioni agricole caratteristiche. La storia della riserva è particolare perché nasce solo nel 1977 dopo una grande piena del Po a seguito della quale il fiume cambiò il suo corso creando una zona paludosa in cui si è creato un particolare ecosistema.

Carmagnola nasce intorno al 1000 con un piccolo castrum o ‘casaforte’, un centro agricolo fortificato dove le persone potevano trovare rifugio dalle scorrerie dei saraceni. Il primo documento storico che cita Carmagnola è del 1034 in cui l’Abbazia di Nonantola cede il piccolo centro fortificato ad un vassallo di Arduino II.

Dopo diversi passaggi di feudatari, tra cui i più noti sono stati i marchesi di Saluzzo, nel 1309 nasce il comune con il suo consiglio comunale e il sindaco. Da notare che in questo periodo (1382) nasce uno condottiero che sarà poi descritto da Manzoni in una famosa tragedia: Francesco Bussone meglio noto come il conte di Carmagnola.

Carmagnola ha visto nei secoli una alternanza di controllo tra i francesi e i signori locali. Dopo un periodo di controllo dei francesi, Carmagnola passò sotto il controllo dei Savoia nel 1588, grazie a Carlo Emanuele I, che poi tornarono per un periodo nel Seicento. Prima la peste e poi i francesi distrussero la città fortificata che nel 1691 tornò definitivamente sabauda grazie a Vittorio Amedeo II di Savoia. Da questo momento in poi, Carmagnola diventò un centro agricolo e commerciale.

La sua fama nella coltivazione della canapa, che era essenziale per le vele e le gomene, la rese un centro di primaria importanza tanto che durante la rivoluzione francese la giacca della divisa dei sanculotti si chiamava ‘carmagnola’. La storia della canapa è raccontata in un museo specifico.

Alla fine del ‘700 Carmagnola venne nuovamente distrutta dai francesi rivoluzionari per poi essere riscostruita in modo ‘moderno’ e per questo si trovano pochi resti delle mura e delle difese medioevali.

Solo nel 1960 la vocazione di Carmagnola divenne anche industriale con lo stabilimento della FIAT e le fonderie di alluminio che attrassero lavoratori da ogni parte del sud Italia.

Oggi è stata rivalutata la sua vocazione agricole con il riconoscimento di alcune colture tipiche locali come i Peperoni di Carmagnola, celebrato in una famosissima sagra ad agosto, il Porro dolce lungo di Carmagnola e il coniglio grigio di Carmagnola, con il cui pelo venivano realizzati i famosi cappelli di Alessandria.


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