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Secondo lo storico greco Dionigi di Alicarnasso, Celleno sarebbe stata fondata da “Italo discendente di Enotro, in memoria della sua figlia Cilenia; e ciò molti anni prima dell’assedio di Troja”. Nella mitologia greca, Celeno era una delle tre arpie figlie di Taumante ed Elettra.

Dai ritrovamenti di resti archeologici, Celleno si forma intorno al VII secolo AC ed ebbe una certa importanza durante l’epoca etrusca grazie alla sua posizione sulla via che univa Orvieto a Ferento.

Questa sua posizione strategica gli portò vantaggi e svantaggi: fu conquistato dai Romani nel 264 AC interessati a controllare i collegamenti verso Viterbo ed ebbe un periodo di calma.

Con la fine dell’impero romano, lungo le vie commerciali arrivarono gli invasori e subì continui assedi e saccheggi da Goti, Longobardi e Bizantini.

Finalmente nel 774 Carlo Magno cacciò i Longobardi e consegnò Celleno, insieme ad altri feudi, alla Chiesa. Fu affidato dalla Camera Apostolica alla famiglia dei Monaldeschi della Cervara che furono impegnati per molto tempo nelle continue lotte tra guelfi e ghibellini, tra Viterbo e Orvieto.

Nel XII secolo venne sottomessa da Viterbo, alla quale aveva prestato aiuto nel 1172 contro Ferento. Ma nel 1316 venne di nuovo assaltato e depredato dalle truppe di Orvieto condotte da Poncello Orsini.

Nel 1329 passò agli Orvietani e tornò a Viterbo solo nel 1392 a garanzia degli impegni di fedeltà assunti da Orvieto nei confronti della Santa Sede.

Il feudo fu assegnato della famiglia viterbese degli Alessandri e, nel 1396, Bonifacio IX lo diede in vicariato perpetuo a Silvestro Gatti, con il pagamento di annuo di una libbra d’argento lavorato. Quando la famiglia Gatti si estinse, con l’uccisione di Giovanni Gatti che aveva rifiutato obbedienza al papa, il feudo fu assegnato nel 1527 da papa Clemente VIII a Franciotto Orsini.

Celleno è rimasto con gli Orsini fino al 1580 quando passò sotto il controllo della Camera Apostolica.

L’antico centro è stato quasi abbandonato negli anni a causa di diversi terremoti a partire da quello del 1695 a quello distruttivo del 1855. Dalla fine dell’Ottocento, quindi, si forma un nuovo insediamento in un altro luogo e questo si svuota ma il centro non è del tutto abbandonato.

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