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  • Civitella del Tronto - Luciano Zucconi

Civitella del Tronto è uno splendido borgo sulle colline appenniniche dell’Abruzzo, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Dalla sua altezza domina la Val Vibrata, lontana dal mare e vicina al confine con le Marche. 

E’ arroccata su un cucuzzolo di quasi seicento metri e il suo profilo è dominato dalla maestosa Fortezza borbonica e dal suo centro storico, tanto ben conservato da essere incluso tra i Borghi più belli d’Italia. Dal suo meraviglioso Belvedere si può godere di un panorama stupendo che spazia dal Mare Adriatico al Gran Sasso e ai Monti della Laga.

Le sue origini sono antichissime e questi territori erano abitati dai Piceni prima di entrare nell’orbita dei romani, e sono stati trovati resti neolitici nelle grotte Sant’Angelo e Salomone.

L’attuale Civitella ha avuto origine nel secolo IX durante il periodo dell’incastellamento quando, per sfuggire alle razzie barbariche ungare e saracene, le popolazioni cercavano luoghi meglio difendibili, come lo sperone roccioso su cui è sorta “Tibidella”.

Con l’arrivo dei barbari, quindi, la popolazione si rifugiò in una fortezza su una altura e la prima testimonianza storica certa di Civitella risale all’anno 1001 quando viene citata come Tibitella in un atto notarile. 

Civitella del Tronto, da sempre terra di confine, grazie alla sua invidiabile posizione panoramica, ha avuto nel corso dei secoli una grande rilevanza strategica ed è stata sin da subito presa di mira da vari popoli, che se la volevano assicurare.

Tra il XII e il XIII secolo il paese apparteneva al Regno di Napoli e agli Angioini. Vista la sua particolare posizione geografica di confine con lo Stato della Chiesa, Carlo I D’Angiò, re di Napoli, ne ordinò la fortificazione con mura di cinta. 

Nacque così la Fortezza di Civitella del Tronto il 25 marzo 1269, una delle più grandi e importanti opere di ingegneria militare d’Europa caratterizzata da una forma ellittica con un’estensione di 25.000 mq ed una lunghezza di oltre 500 m.

Successivamente il paese passò dagli Angioini agli Aragonesi di Spagna, e nel 1450 Alfonso D’Aragona trasformò il castello in una Piazzaforte, una fortezza militare particolarmente robusta, in vista della guerra dei venti anni con la Francia. 

La sua posizione, che segue il profilo allungato del colle e le sue possenti mura che si elevano sull’abitato l’hanno resa un punto cruciale nel sistema difensivo ed oggi un luogo iconico.

Nel 1557 fu assediata dal francese Duca di Guisa, generale di Enrico II e alleato di Papa Paolo IV. Nonostante fosse conosciuto per la sua ferocia e la sua violenza, il Duca non riuscì a espugnare la città e, nel maggio dello stesso anno, tolse l’assedio e si ritirò ad Ancona. 

Proprio durante questa guerra, tra Francesi e Spagnoli, Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto, in quanto protagonista della Guerra del Tronto. La vittoriosa e valorosa resistenza del popolo della cittadella venne riconosciuto dal Regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali per quarant’anni, e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la Fortezza. 

Per lo stesso episodio nel 1589 fu elevata al grado di Città e le fu conferito il titolo di Fidelissima da Filippo II di Spagna.

Ma il suo destino non ha avuto molta pace e venne assediata nuovamente dalle truppe Francesi di Napoleone nel 1798 e nel 1806. La Fortezza era difesa dal maggiore irlandese Matteo Wade che fu capace di sostenere un assedio di quattro mesi contro le ben più numerose truppe Napoleoniche, capitolando onorevolmente il 22 maggio 1806.

Nel 1816 in seguito al Congresso di Vienna la città entrò a far parte del Regno delle Due Sicilie.

Una famosa pagina di storia lega Civitella del Tronto e la sua Fortezza a quella del Risorgimento. 

Nel 1860, dopo aver attraversato L’Emilia-Romagna e le Marche, l’esercito di Vittorio Emanuele II di Savoia il 26 ottobre strinse d’assedio Civitella. I soldati borbonici riuscirono a resistere per ben duecento giorni. 

Quindi, nonostante il Regno delle Due Sicilie fosse finito il 13 febbraio 1861 con la caduta di Gaeta, e la resa fosse stata suggellata il 17 marzo con la proclamazione a Torino del Regno d’Italia, Civitella continuò a combattere, cadendo solamente il 20 marzo 1861, tre giorni dopo che fu sancita l’Unità d’Italia. 

Questo episodio ne fa l’ultima roccaforte borbonica che si arrese, accettando di fatto la fine del Regno delle Due Sicilie.

Negli anni immediatamente successivi all’Unità, nel territorio di Civitella operarono svariati briganti, alcuni dei quali erano semplici banditi, altri invece partigiani del cessato regno borbonico. Purtroppo proprio in quegli anni la Fortezza, non più strategicamente importante, venne abbandonata e saccheggiata dagli stessi civitellesi, creando così la rovina di una delle maggiori opere architettoniche militari degli Abruzzi.

Oggi la Fortezza, grazie ad importanti interventi di restauro, è completamente visitabile con una passeggiata che si sviluppa attraverso tre camminamenti coperti, le vaste piazze d’armi, le cisterne, i lunghi camminamenti di ronda, i resti del Palazzo del Governatore, la Chiesa di San Giacomo e le caserme dei soldati. All’interno si trova anche il Museo delle Armi che si sviluppa su quattro sale dove sono conservate armi e mappe antiche, queste ultime connesse alle vicende storiche di Civitella del Tronto. 

Le vie del centro storico che permettono di salire verso la Fortezza, sono spesso molto strette e ripide, perché originariamente erano state progettate per incanalare gli assalitori in spazi stretti o per sorprenderli alle spalle.

La via più stretta di Civitella del Tronto è la famosa Ruetta che consente il passaggio a una persona per volta. Una targa all’imbocco della stretta viuzza dichiara: “La Ruetta, d’Italia la via più stretta”. In realtà il primato è conteso con un vicolo di Ripatransone, che in questo momento detiene il record italiano, anche se il rilevamento è oggetto di molte diatribe.

Civitella del Tronto e tutto il territorio circostante sono famosi per l’Olio Pretuziano delle Colline Teramane, unico e irripetibile, che prende il nome dai Pretuzi, il popolo italico che visse nel territorio coincidente all’attuale provincia di Teramo e che oggi insaporisce tutti i piatti della cucina locale.


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