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  • Gambatesa. I “rutt” con vista sui costoni Vipera e Salandra

Gambatesa è un borgo medievale del Molise situato su una altura che domina un ampio orizzonte e il lago di Occhito – per capienza è il secondo invaso artificiale d’Europa – nato da una diga artificiale sul fiume Fortòre che separa il Molise dalla vicina Puglia e grazie al quale la natura è particolarmente rigogliosa. Attorno al lago è stata realizzata una ippovia molto frequentata dagli amanti dei cavalli.

Le sue origini sono romane ma la sua storia documentata inizia con le invasioni barbariche e l’arrivo dei Longobardi del Ducato di Benevento e con la costruzione di un castello nell’VIII secolo attorno al quale è sorto poi l’attuale borgo.
Forse il nome del castello e del comune viene da un difetto fisico del primo proprietario.
Un grande sviluppo si ha con la corte Angioina di Roberto d’Angiò che da in feudo il castello a Riccardo Pietravalle, anche se il periodo di maggiore prestigio si ha nel XV secolo con Andrea di Capua che lo trasforma in un palazzo rinascimentale.
A lui si deve il nome del castello conosciuto come Castello di Capua. Si possono riconoscere le parti più antiche che avevano soprattutto scopo difensivo e quelle rinascimentali con un portale bugnato di ingresso e un loggiato che alleggeriscono e ingentiliscono la facciata.

L’interno del castello è stato riccamente affrescato nel 1550 da Decumbertino (Donato da Copertino che era stato allievo del Vasari) con le scene tipiche dell’epoca: paesaggi, scene di caccia, scene mitologiche e allegoriche come la rappresentazione delle virtù cardinali: Carità, Forza, Prudenza e Giustizia.
Da notare un affresco in cui è rappresentata la costruzione della grande Chiesa di San Pietro a Roma e si nota la piazza con l’obelisco.
Gli ultimi feudatari sono stati i membri della famiglia Caracciolo fino a poco dopo l’unità d’Italia.

La principale chiesa è quella di San Bartolomeo Apostolo che risale al periodo del castello ma è poi stata rifatta più volte fino alla grande trasformazione della fine del Seicento voluta dalla famiglia di Capua.
Un piccolo gioiello è la Cappella santuario di Maria Santissima della Vittoria, una piccola chiesa di campagna con una semplice facciata in pietra che termina con due campane inserite nella pietra, e che un tempo apparteneva ad un monastero nato dalla volontà dell’imperatore Federico Barbarossa.
Ma la notorietà di Gambatesa si deve soprattutto ad una delle tradizioni italiane più antiche, quella delle “Maitunate” che si svolge la notte di capodanno e che coinvolge l’intero paese.

Per cercare di descriverla in poche parole si potrebbe dire che la “Maitunata” è uno stornello satirico, con un’unica base musicale, che viene cantato, davanti all’uscio di casa delle famiglie presa di mira, da “squadre” di cantori e musicanti che suonano gli strumenti della tradizione. Insieme alla fisarmonica, viene suonato il bufù (caccavella o putipù), la raganella, il triccheballacche, …
Al termine della Maitunata la famiglia invita la squadra ad entrare in casa a mangiare e bere generalmente biscotti, insaccati, formaggi e vino di produzione propria.

Il “giro” dura tutta la notte del 31 Dicembre fino al mattino successivo.
In giornata le squadre si esibiranno su un palco appositamente allestito per le Maitunate “contro” l’Amministrazione comunale, con premi per gli stornelli satirici più riusciti.
La cucina è quella tipica delle zone rurali del Molise con la pasta fatta in casa a forma di flauto, chiamata Ciufelli, condita con ragù di salsiccia oppure con ricotta o cime di rape, e il baccalà con la mollica.
Fra i dolci della tradizione si possono gustare i Casciatelli a base di ricotta, zucchero, cannella e limone, i Calzonetti a base di ceci e miele, e le mandorle atterrate.

(Foto gentilmente concesse da Pietro Abiuso)

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