This post is also available in: Inglese

Il borgo di Pergola si adagia sulle dolci colline marchigiane nell’alta valle del fiume Cesano protetta dal maestoso Monte Catria a circa 45 km dal mar Adriatico proprio a cavallo fra le province di Pesaro-Urbino e Ancona.

La grande bellezza della natura si ritrova nella Gola della Madonna del Sasso, che mostra il fascino del vicino Appennino, nelle colline che ospitavano il sistema degli antichi castelli, e nei dolci pendii della zona bassa ricoperti di filari di vitigni da cui si produce il vino Pergola DOC, una delle eccellenze delle Marche.

E sembra che il nome Pergola sia proprio legato ai vitigni ed in particolare ad un pergolato della Chiesa di Santa Maria della Piazza, la più antica del borgo fondata nel XI secolo da San Romualdo.

La storia del territorio affonda le radici nel tempo e questa valle era abitata sin dall’età del ferro da Umbri, Piceni e Galli Senoni, ma il vero sviluppo si è avuto con l’arrivo dei Romani e la costruzione della Via Flaminia.

Al centro della Valle del Cesano sorgeva l’antico municipio romano di Suasa e tutto il territorio era servito da strade e caratterizzato dalla presenza di ville romane, una sorta di piccoli insediamenti agricoli.

Un ritrovamento unico nel suo genere dimostra l’importanza della presenza romana a Pergola, ci riferiamo al gruppo scultoreo di bronzo dorato dei Cavalli di Cartoceto di Pergola. 

Sono fra le poche sculture bronzee di epoca romana e l’unico gruppo completo e rappresenta 4 figure: due cavalieri su cavalli riccamente bardati e due eleganti dame.

Sono state ritrovate nei pressi di un incrocio fra la Via Flaminia e la Via Salaria Gallica e probabilmente risalgono al 50 a.C. Le sculture vennero trovate per caso da agricoltori ed erano tutte ridotte in frammenti: ci sono voluti oltre 10 anni di lavori e restauri per poterle ricomporre nella loro attuale estrema bellezza.

Dopo la caduta dell’impero romano, tutto il territorio venne governato per secoli dai Longobardi del Ducato di Spoleto mentre la chiesa aveva suddiviso i territori in diocesi e l’area di Pergola si trovava proprio al confine. Per alcune aree dipendevano da differenti diocesi ed una dalla potente vicina Abbazia di Fonte Avellana che infatti in seguito costruì a Pergola la Collegiata di Sant’Andrea Apostolo.

La storia del borgo attuale di Pergola inizia nel medioevo, quando le popolazioni preferiscono lasciare il fondovalle e abitare in fortezze sulle colline, ed in particolare alle mire espansionistiche di Gubbio ai danni della città di Cagli.

E forse agli Eugubini si deve l’impianto dei primi filari di vite aleatico che recentemente è stata rivalorizzata.

Per concessione imperiale, Gubbio aveva ottenuto i castelli dei vicini Cantiano e Colmatrano con i quali controllava la valle del Cesano e tutto il tratto della via Flaminia. Pergola deve la sua nascita proprio agli abitanti dei vicini castelli e ad alcuni signori che si trasferirono nel nuovo centro, come il feudatario Rainaldo che si trasferì a Pergola dalla vicina frazione di Bellisio Alto.

Nel 1234, Pergola viene dichiarata libero comune e la sua importanza crebbe di pari passo con il fiorente artigianato e i commerci facilitati dalla rete viaria.

Le vicende di questa parte d’Italia videro la crescita di alcune famiglie e la nascita di piccoli regni e Pergola venne contesa tra Sforza, Malatesta ed entrò poi nel Dicato dei Montefeltro di Urbino. A loro si deve l’ampliamento della rocca nel 1459.

Dopo la parentesi del governo di Cesare Borgia, il figlio di papa Alessandro VI che aveva mire espansionistiche su tutte le Marche e la Romagna, arrivò la famiglia Della Rovere.

Sono loro a concedere a Pergola degli statuti comunali che favoriscono la crescita economica della città.

Nel 1631 Pergola entra nello Stato Pontificio con tutto il Ducato di Urbino e nascono le industrie tessili e conciarie che porteranno un fiorire economico. Esisteva un quartiere vicino ad un corso d’acqua dedicato a questa industria, che ancora oggi si chiama Le Conce, mentre nel quartiere Tinte venne costruita la Chiesa di San Marco ad opera della Corporazione dei Tintori e dei Lanaioli.

Per il suo prestigio e l’importanza economica, papa Benedetto XIV eleva Pergola al rango di Città nel 1752 con una bolla papale e in quell’occasione venne costruito un nuovo Palazzo Comunale dall’architetto Buonamici.

Sempre per sottolineare il nuovo ruolo di Pergola, dopo la bolla papale l’Accademia degli Immaturi decise di costruire un nuovo teatro e venne scelto di recuperare un vecchio fabbricato che prima ospitava i magazzini del Monte di Pietà, detti anche dell’Abbondanza.

Nel 1796 viene concessa l’istituzione di una Zecca e Pergola battè una propria moneta fino al 1799. L’arrivo delle truppe francesi di Napoleone interruppe il processo di crescita e i francesi derubano la città di moltissime opere d’are custodite sia nelle chiese che nei palazzi privati.

I francesi furono particolarmente feroci anche per l’opposizione che avevano incontrato sul territorio, soprattutto nella frazione di Montesecco dove i giovani che opponevano alla leva obbligatoria avevano tentato una rivolta.

La restaurazione dello Stato Pontificio non portò indietro la storia, e anche se Pergola venne dichiarata sede vescovile insieme a Cagli, la popolazione di Pergola sarà fra le prime ad aderire ai comitati rivoluzionari e ad innalzare la bandiera italiana nel municipio.

Nel 1860 Pergola è la prima ad aderire al Regno d’Italia.

La scoperta della ricchezza mineraria della zona, con le miniere di zolfo di Sassoferrato e le correlate industrie di trasformazione, portano una certa ricchezza alla fine dell’Ottocento.

Nella Esposizione agraria regionale di Ferrara del 1875, per la prima volta un produttore di Pergola si presentò con una bottiglia di vino Vernaccia con la dicitura vino di lusso, e questo ha dato l’inizio ad una crescita dell’enologia che ancora oggi da i suoi frutti.

Nel Trattato di Ampelografia di N. Marzotto del 1925, le uve Vernaccia nera, Vernaccia, Aleatico e San Gioveto sono inserite fra i vitigni più pregiati delle Marche.

La seconda guerra mondiale aveva fatto dimenticare questa storia, ma negli ultimi 30 anni sono stati recuperati vitigni originali da un chiostro di un convento e si è tornati alla produzione di vini di alta qualità.

Oggi si è accertato che la “Vernaccia Rossa di Pergola” è un clone di Aleatico e nel 2005 è nata la Pergola DOC per sottolineare la sua particolarità.

Oggi Pergola è considerata uno dei borghi più belli d’Italia e la sua ricchezza è nel paesaggio e nella varietà enogastronomia che oltre al vino ha una delle sue massime punte nel tartufo ed in particolare nel tartufo bianco noto in tutto il mondo.

Da non perdere anche il Vino di Visciole conosciuto anche con il nome di Visner, Visciolì e Visciolata di Pergola e che viene dal frutto della visciola fatto fermentare con vino rosso della vendemmia precedente.


DiscoverPlaces

Traveller's Guide to Italy

Top