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  • Sciacca by Angela De Michele

Sciacca è un incantevole città turistica e termale sulla costa meridionale della Sicilia che affaccia sul Canale di Sicilia di fronte l’isola di Pantelleria e la Tunisia. 

La città ha una notevole estensione che parte da un’area sulla collina di San Calogero, o Monte Kronio, dove nascono le acque termali, per poi arrivare sulla costa dove sfociano numerosi torrenti e dove si trovano la rupe bianca di Cammordino e il grande porto. 

Nella zona montana dei Monti Siclari è stato realizzato il Lago Arancio, un bacino artificiale alimentato dal fiume Carboj, oggi parte di un’oasi naturalistica.

La storia di Sciacca affonda le radici nella preistoria e a 6 km dal centro abitato sono stati trovati dei resti di quella che forse era un’antica città abitata dai Sicani, un antico popolo.

La scoperta di alcune nelle grotte di Monte Cronio ha alimentato la leggenda secondo la quale qui si trovava la città di Inico dove giunse Dedalo a cercare rifugio dopo essere scappato dalla Creta di Minosse. Siamo mille anni prima di Cristo e la leggenda narra anche che Minosse venne in Sicilia a cercare Dedalo e che fu ucciso in una vasca da bagno.

Per questi territori sono poi passati i Fenici ed infine nel VII secolo a.C. sono arrivati i Greci i quali, probabilmente nel 620 a.C., costruirono un insediamento che chiamarono Terme Selinuntine.

La presenza delle terme sarà uno dei fattori che determinerà tutta la storia di Sciacca.

Poco dopo il 400 a.C. sono arrivati anche i Cartaginesi che si scontrarono due volte con i Greci. Poco dopo arrivarono i Romani e Sciacca divenne un importante centro delle Poste della Sicilia.

Dopo la caduta dell’impero romano, una figura importante è quella di San Calogero che convertì la popolazione e la aiutò a risistemare l’insediamento delle terme. In quel momento Sciacca divenne il centro di una diocesi, ossia la sede di un vescovo.

Nell’840 l’area fu conquistata dagli arabi, la città venne chiamato Sciacca ed iniziò un periodo florido economicamente ma con contrasti e scontri fra i dominatori.

Nel 1087 Sciacca fu conquistata dai Normanni, venuti dal Nord Europa, e continuò ad essere il centro amministrativo di una vasta area governata dal Conte Ruggero I e un porto demaniale che portava vantaggi fiscali. Il conte ammodernò la città, la difese con le mura, sistemò Castello Cocalo e costruì Castello Vecchio. 

Una storia narra che Giuditta, la figlia del conte, scappò con l’amato e si rifugiò su una grotta di Monte Calogero. Un eremita la riportò al padre che la perdonò e fece sposare i due amanti e si dice che il vecchio stemma della città con una donna fra due leoni rappresentasse proprio Giuditta fra il padre e il fratello. Giuditta è una figura molto amata e considerata la seconda fondatrice della città per le opere che fece costruire.

L’arrivo degli Svevi non cambiò il potere economico e il prestigio di mandare rappresentanti al Parlamento Siciliano, i beni di Giuditta passarono all’imperatore Federico II e poi ai suoi figli.

Nel 1268, arrivò Carlo d’Angiò dalla Francia, chiamato dal papa che era in contrasto con Federico II, ed iniziò il periodo Angioino. I francesi governarono con tali angherie da far nascere proteste popolari in tutta la Sicilia note come Guerre del Vespro e Sciacca si dichiarò comune libero.

Seguirono anni di lotta fra gli Angioini e gli Aragonesi e dal 1355 Sciacca è stata governata dalla famiglia Peralta così potente da ricevere terreni in concessione dal re ed essere autorizzata ad emettere moneta. A loro si deve la costruzione del Castello Nuovo.

La disputa fra Aragonesi e Angioini terminerà solo nel 1372 con il trattato di Avignone in cui si stabilì anche il distacco tra il Regno di Napoli e quello di Sicilia.

Ma questo non portò la pace a Sciacca che fu teatro di uno spiacevole episodio nel 1400, quando si celebrò il matrimonio fra il conte Artale Luna di origine aragonese con la giovane Margherita Peralta che però amava il giovane Perollo di origine normanna.

Questo fu il pretesto per scatenare una serie di ribellioni collegate alla successione del trono di Sicilia ma che ebbero l’effetto di impoverire il territorio. Una faida e una lotta che durerà secoli e caratterizzerà la storia di Sciacca.

Nel 1438 il feudo di Sciacca venne venduto a Giovanni Ventimiglia, ma solo per 5 anni perché venne riscattato dai Perollo. Ma la faida fra i Luna e i Perollo continuò ancora per anni portando addirittura ad un intervento del re Giovanni I che esiliò entrambe le famiglie e confiscò i loro beni.

Nonostante questo, con il nuovo re Ferdinando V, nel 1494 la città tornò a Giacomo Perollo che divenne anche deputato del Parlamento. La faida continuò ancora e portò ad uno scontrò armato in città nel 1529 e alla morte per suicidio nel Tevere a Roma del conte Luna che si era recato a chiedere aiuto al papa.

Dal Cinquecento iniziò un periodo difficile, l’interesse Spagnolo si era spostato in America e la Sicilia perse il suo prestigio. Nel 1647 vennero aboliti i dazi fiscali sul vino e sulla farina dopo una protesta popolare.

Nel 1713 iniziò il breve periodo di governo di Vittorio Amedeo II di Savoia. Infatti, dopo l’accordo del 1720 sulla successione al trono di Spagna, l’imperatore Carlo VI d’Asburgo ottenne il Regno di Sicilia e diede ai Savoia la Sardegna.

Infine, nel 1734 Carlo di Borbone sconfisse l’esercito austriaco e divenne re del Regno di Napoli e di Sicilia. In questo periodo Sciacca diventò un importante porto e sede di un consolato del mare, grazie anche alla costruzione della strada che la collegava a Palermo.

Nel 1759 Carlo III istituì il tribunale e nel 1820 la Costituzione stabiliva l’eguaglianza dei cittadini. 

Con lo sbarco di Garibaldi a Marsala nel 1860, di fatto la Sicilia entrò nel Regno d’Italia. Durante la seconda guerra mondiale Sciacca è stata la sede di una base aerea italiana.

Una vera curiosità è la storia dell’Isola Ferdinandea, uno scoglio che alcune volte riappare al largo della costa di Sciacca a circa 26 miglia marine. Questa isola si era formata nel 1831 con l’attività di un vulcano sottomarino e il primo ad approdare fu l’ammiraglio inglese James Graham che la chiamò Julia. 

Nonostante lo scoglio sia tornato sotto il livello del mare solo cinque mesi dopo, Borbonici ed inglesi hanno litigato a lungo sul suo possesso ed oggi questa disputa è ancora attiva fra Inglesi, Francesi e Italiani.


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