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Ogni volta che sento il rumore delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva, la mia mente mi riporta al molo di Anguillara Sabazia, e inizio a ricordare.

Ricordo il silenzio che accompagna quelle piccole onde nelle giornate invernali, capaci di cullarti l’anima. Perché Anguillara fa così: ti guarisce lo spirito.

Da piccola le feci una promessa: “Ogni volta che sarò giù di morale, verrò a trovarti al tramonto.”

Poi quella promessa è diventata un appuntamento fisso, soprattutto in autunno, quando il sole si poggia sul lago e il cielo si tinge di rosso, quasi come se fosse imbarazzato dinanzi a tanto splendore.

A due passi da quella tavola blu c’è il paese che si specchia ogni giorno nel lago, a vederlo sembra un dipinto.

Che poi Anguillara non è più un paese, ma una città, ed è qui che si trova il suo punto forte: si divide in due.

C’è la città, la parte vivace e rumorosa, piena di negozi vari, e poi c’è il paese che dà l’illusione di essere in tutt’altro luogo. E’ il centro storico, che non è altro che una collinetta piena di vecchie case affacciate al molo e di vicoli stretti composti con soli sanpietrini.

Ogni volta che ho il fiatone mi vengono in mente le passeggiate per quei vicoli, tutte scale e salite che portano in cima. Qui si trova La Collegiata, la chiesa più importante di Anguillara, da dove ci si può affacciare vedendo tutto il molo con la sua passeggiata che va a formare un angolo retto.

Quando vedo il sole sorgere mi vengono in mente i pescatori, e i colori dell’alba mi riportano ai carnevali di quando ero bambina, con i carri dai mille colori in una piazza piena di gente che balla e ride, ed è bello sapere che dopo venti anni è ancora così.

Quando mi affaccio a un balcone penso alle famiglie che vivono nel centro storico da generazioni, e, come ogni paese degno di chiamarsi così, ricordo gli anziani che al minimo suono di voce si affacciavano al balcone per darti il buongiorno.

E quando avevano l’impressione di conoscerti chiedevano puntualmente: “Di chi sei figlio tu?”

Ricordo gli odori che sentivo venire da tutte quelle cucine e mischiarsi, creando aromi meravigliosi, mi facevano venire voglia di andare a pranzo da nonna.

Ricordo le sagre di paese di ogni estate, quanto impegno si metteva per far sì che tutti fossero contenti e quanto ne andavano fieri gli Anguillarini di quelle sagre, sacre tradizioni popolari, con il molo illuminato da quei pochi lampioni e le tante bancarelle.

Ricordo quanto giocavo da bambina, tutte le partite a pallone, e quanto mi piaceva correre a piedi nudi sulla spiaggia, libera, senza pensieri, con i raggi del sole che mi accarezzavano la pelle.

Ricordo di quando guardavo il lago, circondato da altri paesini e tante colline collegati da un’unica strada, mi sembrava che dopo non ci fosse nient’altro, solo quel piccolo paradiso.

Ricordo l’odore della pioggia sull’asfalto bagnato nei primi giorni caldi e il profumo dei fiori quando la primavera bussava alla porta, ricordo il canto degli uccellini che mi svegliava tutte le mattine e mi faceva sentire come se fossi dentro una fiaba.

Anguillara mi ha lasciato un dono prezioso, evitando di farmi perdere quella parte dell’uomo indispensabile per potersi sentire tutt’uno con il mondo: mi ha insegnato ad amare e rispettare la natura e tutti i suoi esseri viventi.

Mi ha insegnato che la bellezza sta davvero nelle piccole cose, che basta un attimo, basta guardarsi intorno per riassaporare la felicità.

Mi ha insegnato ad amare le stelle e ad ammirare il lago vedendo sparire tutto ciò che lo circonda nel buio della notte, per poi tornare il mattino dopo.

Mi ricorda che anche se ci sono momenti nella vita in cui vedo tutto nero, e mi sembra come se non ci fosse niente intorno a me, il mattino dopo, quando aprirò gli occhi, il sole sarà tornato a splendere.

Ho imparato camminando per quei vicoli, con il fiatone e la stanchezza di chi non riesce più ad andare avanti, che per quanto dura è la salita, una volta arrivata in cima, ciò che ho lasciato dietro di me non varrà niente in confronto a ciò che ho davanti. Posso guardare tutta la strada che ho fatto da una nuova prospettiva, perché ogni cosa vista dall’alto diventa più bella.

Quel paesaggio in cima alla collina mi fa apprezzare tutte le volte in cui mi sono fermata per riprendere fiato, capendo che va bene cadere e disperarsi, delle volte, quello che conta è non arrendersi mai, per poter dire: “Ne è valsa la pena.”

Io sono cresciuta passeggiando per Anguillara Sabazia, e ad ogni mio passo crescevo sempre un po’ di più, fino a diventare una piccola donna che, comunque, quando vede il cielo tinto di rosso mentre il sole sta andando via, torna quella bambina che correva a piedi nudi sulla spiaggia senza pensieri, accarezzata dai raggi del sole e cullata dal suono delle onde.

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