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Nel novembre del 1907 Ernesto Nathan venne eletto sindaco di Roma. Il fatto creò molto scompiglio per vari motivi e inciderà sulla storia della città fino al 1925.

Nathan era nato a Londra nel 1845 dalla pesarese Sara Levi e da Moses Meyer Nathan, entrambi di origini ebraiche.

La madre fu una fervente mazziniana e si spese in azioni di sostegno finanziario per la causa risorgimentale.

Gli studiosi sono concordi nell’ammettere che lei abbia avuto con il patriota genovese una relazione amorosa, e qualcuno ha anche sostenuto che Ernesto fosse figlio naturale di Mazzini, un’ipotesi che tuttavia gode di scarso credito.

Dal 1870 Nathan venne a Roma e dal 1896 fu Gran Maestro della Massoneria. Fino ad allora i sindaci della capitale era stati scelti tra le famiglie dei latifondisti romani.

Restò nella carica di Sindaco fino al dicembre del 1913, con la forte opposizione delle gerarchie cattoliche.

I suoi impegni prioritari furono la redazione di un nuovo piano regolatore, quello del Sanjust, pubblicato nel 1909, la realizzazione di asili per l’infanzia e l’organizzazione dell’Esposizione del 1911 per il cinquantenario del Regno.

In questa occasione vennero inaugurati il Monumento a Vittorio Emanuele, il Palazzo di Giustizia, il viale delle Belle Arti con la Galleria d’Arte Moderna, i padiglioni espositivi nella zona di piazza Mazzini, la Passeggiata Archeologica.

Un aneddoto ci racconta che appena eletto, per risparmiare, fece togliere dal bilancio la voce relativa al cibo per le colonie feline, da cui il detto “non c’è trippa per gatti”.

Dal 1911 al 1925 c’è stato un momento felice per l’architettura romana, con lo stile Liberty arrivato in ritardo rispetto al Nord Europa.

Nei nuovi quartieri di espansione nasce un’edilizia piena di fantasia: piazza Tuscolo, piazza Verbano, via Appia Nuova, Corso Trieste, piazza Sempione, Garbatella… Innanzitutto c’è il Quartiere Coppedè.

Gino Coppedè è stato un architetto davvero originale che ha interpretato a modo suo il Liberty europeo.

Nato a Firenze nel 1866, ebbe l’incarico di progettare nel 1919 un intero quartiere di Roma. Creò edifici fiabeschi, con riferimenti al Medioevo, e simboli esoterici.

Alla sua morte, nel 1927, il quartiere non era completato e ci furono pressioni per modificare le sue opere, troppo diverse dall’ideologia ormai dominante.

A parte i villini e gli edifici pubblici, vennero realizzati negli Anni Venti edifici con molti appartamenti in gran parte diversi tra loro, per il ceto medio ma con finiture originali e raffinate.

Non saprei dire se il merito maggiore fosse della normativa o della creatività, certo il risultato è notevole. Molte sono opere realizzate dall’Istituto Case Popolari, le cui menti creative erano Innocenzo Sabbatini e Camillo Palmerini.

Da citare infine l’edificio di via Albalonga, disegnato da Enrico del Fa e quello di viale Regina Margherita progettato da Vittorio Morpurgo.

Poi nel giro di pochi anni cambiò tutto, scomparvero le decorazioni dagli edifici privati, prevalse un rigido funzionalismo e il richiamo alla “romanità”.

 

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