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Vado a cena dalla mia vicina di origine calabrese tornata dall’India e mi mostra un piccolo lumino con una fiammella al centro. Sembra una candela ma mi spiega che lo stoppino è in realtà un fiore.

E mi va a prendere un vaso dove ha conservato tutti i fiori secchi del suo giardino con cui realizza queste fiammelle che non hanno né fumo né odori. 

‘Ogni fiore dura circa due giorni e la fiamma si alimenta dal piccolo strato sottostante di olio. Mi ha insegnato mia nonna’.

I piccoli fiori secchi hanno la forma quasi di gelsomini e, quando li tocco, resto sorpresa dal contatto con una superficie che sembra un velluto.

Iniziano allora le domande a partire dal nome del suo paese di origine e dalla storia della pianta. 

Siamo ad Arena, uno dei centri dove è stata scritta la storia della Calabria, e fino a pochi anni fa tutte le famiglie coltivavano una pianta molto particolare: “Ballota pseudodictamnus” detta anche ‘Lampa’ che rivela il suo uso nei secoli.

È una pianta perenne che appartiene alla famiglia delle Lamiaceae come il timo, l’origano, il basilico, la salvia, la santoreggia e via dicendo. Pseudo dictamnus perché assomiglia vagamente alla famiglia dei Dittamo, quella citata da Umberto Eco e da Harry Potter.

La mia amica si ricordava di questi lumini che faceva con la nonna e l’ultima volta che è andata in Calabria si è procurata una pianta per poter recuperare la tradizione qui da noi vicino Roma.

Come si prepara il lumino?

Si prende un bicchierino e lo si riempie di acqua per metà, poi si mette uno strato di olio di circa mezzo centimetro sul quale di fa galleggiare un elemento con un foro che serve per poggiare il fiore secco. 

Un tempo era un pezzettino di una canna, una di quelle che nascono in corrispondenza di terreni umidi e con i quali si organizzavano gli orti, ma oggi la mia amica ha un supporto più artistico.

La luce dura finché c’è olio nel bicchiere oppure finché il fiore non si consuma totalmente, in ogni caso dura almeno un paio di giorni.

L’importante è che il fiore possa arrivare allo strato dell’olio che alimenterà la fiammella. 

Vale la pena ricordare che prima dell’arrivo della luce a gas e dell’energia elettrica, che resero nota Parigi come la Ville Lumiere, gran parte dell’illuminazione proveniva dai lumini ad olio.

Per questo ovunque fosse possibile venivano piantati olivi e il trasporto dell’olio su nave era strategico per la qualità della vita nell’antica Roma.

Con la fantasia e con le storie possiamo attraversare i secoli, dalla Magna Grecia ai romani e poi ai Normanni, agli Spagnoli e poi ai Francesi prima che arrivassero i Piemontesi che ci hanno imbambolato con una storia diversa.

Arena e il suo possente castello sono stati sconfitti dal terremoto e molti dei loro figli hanno lasciato la Calabria per andare a cercare fortuna nel mondo. E il successo è sicuramente arrivato per loro che magari hanno il cuore diviso fra Arena e la nuova casa.

Ma quando accenderanno una ‘lampa’ potranno dolcemente ritrovare un pezzo della loro storia e respirare un’aria familiare.


Claudia Bettiol

IT Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Blogger specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli ENG Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Blogger specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses

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