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Una vita dedicata all’amore, all’arte e sostenibilità. Dopo molti anni nella cooperazione sociale, Andrea Gamba sente la necessità di “realizzare” cose buone, che si possano toccare, e si dedica alla sua passione: la scultura lignea.

Aveva iniziato a lavorare il legno a 12 anni e non ha mai smesso di esercitarsi fina ad aprire una bottega al centro di Torino. Uno “studio vicino il parco fluviale del Po dove amo passeggiare nella natura e dove trovo delle sue creature insospettabili a pochi metri dalle vie del centro.”

Forse per una lieve dislessia che gli consente di ragionare in maniera differente aumentando l’immaginazione, o forse per l’amore che pervade la sua vita, Andrea diventa un rinomato scultore. Le sue due vite si fondono e crea una scuola di artigianato artistico e corsi speciali a supporto delle persone disagiate.

Andrea, come definiresti il tuo lavoro, la tua arte e sostenibilità?

Scolpire un materiale ricco di carattere come il legno è soprattutto un lavoro di “lettura”. Le forme e le venature naturali rendono ogni pezzo di legno unico e irripetibile che può essere interpretato in modi diversi. Il limite vero è la fantasia dell’interprete, ossia dell’artista.

E’ il legno che “suggerisce” la forma finale alla sensibilità di chi lo interpreta. Arte e sostenibilità. La scultura è un incontro tra due soggetti moto forti che “danzano”: l’artista e il legno.

Le tue creazioni hanno forme molto realiste o sono del tutto astratte. A cosa ti ispiri?

Sono molto attratto sia dal figurativo esasperato, dove la ricerca della coerenza anatomica diventa quasi ossessione per i dettagli, sia dalla ricerca dell’espressione dell’emozionalità attraverso la rappresentazione del movimento.

Quando realizzo animali mi piace pensare che il legno, in quanto organismo vivente, alla sua morte anziché “decomporsi” si “scompoga”, assumendo una nuova posizione nello spazio attraverso il suo movimento. Un movimento dettato da una musica.

Ma c’è qualche grande artista a cui ti ispiri?

Un artista trae ispirazione dalla realtà che frequenta e dagli incontri che ha come il maestro Felice Tosalli. Lo studio del liberty all’università mi ha colpito, soprattutto Mucha e la Secession anche se vi sfido a riscontrare qualche forma direttamente riconducibile a loro.

I miei Amorfi sono una mia reinterpretazione di un Liberty che passa però attraverso un materiale non più asservito all’artista, come il legno, ma che concorre con la sua caratteristica e la sua storia alla realizzazione dell’Opera.

Andrea, come vedi il tuo futuro?

Questo è un mestiere che può essere declinato nel design, arte, artigianato fino alla gioielleria. Inoltre il progresso tecnologico ha fatto fare avanzamenti esponenziali nella tecnica e questi modificheranno molte professioni, basti pensare alle stampanti 3D che nel giro di pochi anni ognuno di noi avrà in casa.

Ma la qualità dell’Opera non si compone solo e unicamente di “tecnica” e, a mio avviso, ci sarà sempre uno spazio importante per la conoscenza del materiale e per la sensibilità rispetto alla sua peculiare esclusività. Per questo penso che l’artigianato artistico sarà socialmente importante ancora molto a lungo.


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