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Il paese di Calamonaci nasce alla fine del XVI secolo con gli abitanti della Nuova Terra concessa con atto del 1574 da Carlo D’Aragona al barone de Termini nel 1582.

Un paese relativamente recente anche se l’origine del nome Calamonaci viene dal periodo saraceno e Kal-at-Munach vuol dire Fortezza di fermata o di sosta.

Ma a partire dal 1582 arrivarono persone provenienti da diverse località (Corleone, Burgio, Palazzo Adriano, Sciacca, Villafranca) che portarono con loro diversi bagagli di tradizioni che hanno caratterizzato il paese che oggi conosciamo.

Il fiore all’occhiello del paese di Calamonaci è senza dubbio la festa del patrono San Vincenzo Ferreri, un domenicano nato a Valencia in Spagna chiamato l’angelo dell’Apocalisse.

Le origini della devozione a San Vincenzo risalgono al 1584, quando Bernardino de Termini Ferreri, figlio del fondatore del borgo, aveva chiesto e ottenuto la bolla di fondazione dell’arcipretura. In quella occasione si era vincolato ad erigere una chiesa dedicata proprio al santo spagnolo.

Attraverso questo passaggio la casata nobiliare faceva una operazione di autopromozione politico-simbolica per cui scelse un santo considerato di “famiglia”. Una scelta che verrà ripetuta nel nuovo centro di Casteltermini, fondato sempre dai Termini Ferreri nel 1629.

Negli anni successivi, il feudo di Calamonaci fu venduto al barone De Spuches che ampliò urbanisticamente il paese.

Si venne a creare una contrapposizione tra le famiglie del primo nucleo abitativo (insediatosi a partire dal 1574) e le nuove zone create dai De Spuches.

Una contrapposizione che si condenserà attorno ai simboli di identificazione della devozione: San Michele e San Giovanni.

Le due fazioni, Sammichilara e Sangiuannara (la cui appartenenza viene tramandata di padre in figlio), enfatizzano la loro sfida ancora oggi durante i festeggiamenti in onore di San Vincenzo Ferreri.

Una competizione che si gioca con cori, danze dei simulacri (le cosiddette rigattiate) portate in spalla dai fedeli e con la stupefacente gara a base di petardi e giochi pirotecnici.

La festa di San Vincenzo negli anni ha subito dei cambiamenti, legati soprattutto al periodo dei festeggiamenti e alle modalità di svolgimento degli stessi, ma non ha mai perso lo spirito della tradizione e l’esaltazione della devozione per San Vincenzo, San Giovanni e San Michele.

La devozione per San Vincenzo Ferreri non si racchiude soltanto nei tre giorni canonici di festa. Infatti durante l’anno, ogni martedì un gruppo di fedeli si riunisce per percorrere “u giru di li santi” (le vie che di solito vengono attraversate durante le processioni) per chiedere una grazia con l’intercessione del Santo.

“U viaggiu di Sammincenzu” si svolge recitando un rosario cantato in onore al Santo stesso. Eccone un estratto:

“San Vicenzu è lu gran santu e di dio amatu tantu.

Un angilu calatu e di Diu l’annamuratu.

La sciamma di l’amuri san Vincenzu lu protetturi.

O san Vincenzu, ch’è lu gran pinitenti, ch’è lu veru ‘nnuccenti, amatu di Gesù.”

(“San Vincenzo è un grande Santo e da Dio amato tanto.

Un angelo disceso e di Dio innamorato.

La fiamma dell’amore San Vincenzo il protettore.

O San Vincenzo che è il grande penitente, lui che è il vero innocente, amato da Gesù.”)

Grazie alla festa di San Vincenzo Ferreri, il paese di Calamonaci è noto in tutta la Sicilia e quindi conosciuto e apprezzato a livello internazionale.

Non solo per la festa e i giochi pirotecnici (autofinanziati dai cittadini), ma anche per l’accoglienza riservata ai turisti e il decoro cittadino.

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