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Mi chiamo Antonio e nel 1993 ho rilevato l’azienda da mio padre Marcello chiamandola “Il Merlo”, dal soprannome usato in famiglia.

La mia famiglia Carrarini da ben tre generazioni si occupa di vino, dalla coltivazione dei nostri terreni a San Vito Romano e Olevano Romano fino alla ideazione dei vini e alla loro produzione.

Tutto iniziò tanti anni fa in una casa colonica nelle campagne in una località che si chiama Fagnano, e poi abbiamo costruito una nuova casa e cantina negli anni 1960 proprio nel paese di San Vito Romano.

Ancora ci trovate qui, all’ingresso del paese, e non potremo vivere in nessun altro posto lontano dalla nostra cantina.

I vigneti di circa 2 ettari, invece, sono esposti a sud e si estendono su un territorio collinare in località Cascaglione, che è anche il nome di uno dei vini rossi, ad un’altitudine di circa 350 metri. I terreni sono limo argillosi di terra rossa, mediamente compatta, e sono caratterizzati da forti pendenze (30%) avvicinandosi ad una viticoltura eroica.

Non aspettatevi sontuosità, la nostra è una piccola azienda dove la vigna, la cantina e l’organizzazione distributiva sono svolte completamente a livello familiare.

Però abbiamo una nostra filosofia e vinifichiamo uve autoctone come Bellone, Ottonese, Cesanese alle quali si aggiungono varietà nazionali come Malvasia e Moscato.

Il sistema di allevamento è per i nuovi impianti a cordone speronato e guyot, mentre ‘a pergola’ per i vecchi impianti che risalgono agni anni ’70.

All’interno della cantina, dove c’erano le vecchie cisterne in cemento ho creato una bottaia con circa 14 barrique dove affido le mie migliori produzioni ad una maturazione in legno esclusivamente di rovere francese.

Durante queste tre generazioni abbiamo fatto tantissime prove, il sistema di produzione e di allevamento della vite non è più lo stesso, ma la passione è sempre rimasta la stessa.

Ci sono dei vini ai quali sono particolarmente attaccato e che credo rappresentano meglio il nostro modo di vivere e, quindi, i miei ideali di viticoltura.

Il primo si chiama Vecchi Filari, un vino bianco ottenuto da uve Malvasia, Bellone e Ottonese. Sono uve autoctone e qualche volta difficili da trattare ma prende il nome dai filari antichi piantati dalla famiglia. Alcuni sono stati sostituiti mentre quelli da cui viene il vino sono quelli originali.

Lo faccio fermentare in acciaio ma poi matura in barrique di rovere francese con batonnage e sosta sui lieviti per circa 12 mesi. Ha una bella gradazione alcolica di 14,5 gradi e colore giallo oro. Al naso è complesso con prevalenza di frutti esotici. In bocca è pieno, rotondo.

Il secondo vino completamente da uve autoctone è il Cascaglione ottenuto da sole uve Cesanese. Siamo nell’area vicina alla Cesanese DOC e faccio anche parte della Strada del Cesanese di Olevano Romano con la quale promuoviamo il nostro territorio e il nostro ‘nettare’.

Per queste uve, la vendemmia avviene in leggera surmaturazione e la fermentazione in acciaio con ripetuti rimontaggi e una lunga permanenza sulle bucce. Poi la maturazione parte in barrique e parte in acciaio per arrivare all’assemblamento prima dell’imbottigliamento.

Ha una gradazione 15 gradi e un colore rubino con riflessi granata. Al naso è vinoso con leggero sentore di ciliegia mentre in bocca giustamente tannico con una piacevole rotondità.

Infine quello a cui sono più affezionato, il Marcello ’27 che ho dedicato a mio padre. Viene fatto da sole uve di Moscato bianco vendemmiate molto mature, quasi disidratate.

Una leggera macerazione sulle bucce prima della fermentazione che avviene in acciaio e un successivo affinato sui lieviti con batonnage per circa un anno. Il sapore è morbido, avvolgente, rotondo e ha una elevata è alcolicità di 15,5 gradi.

Il profumo con note di miele è complesso e riporta piacevolmente alla tipicità del vitigno.

È un compagno ideale per amichevoli conversazioni o momenti di meditazione. Con calma per la sua gradazione.

Sono fortunato.

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