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È un periodo strano, questo.

Siamo tutti chiusi in casa, abbiamo tempo per riflettere su di noi, i nostri rapporti, il mondo che ci circonda, su quel che siamo e quel che vorremmo essere. Ma non sempre questo è un “passatempo” facile … comunque, a me ha fatto tornare in mente un periodo della mia vita altrettanto strano e decisivo.

Erano i primi di giugno del 2014 quando scopro che il mio matrimonio, alla soglia delle nozze d’argento, è finito. Sento il bisogno di allontanarmi dalla casa dove avevo passato gli ultimi 20 anni della mia vita. Mio figlio abitava già per conto suo, quindi ci saremmo trasferite io e mia figlia. 

Nessun posto particolare, una ricerca un po’ a casaccio, perchè il periodo e la situazione non permettono una mente lucida. In questi momenti si possono fare svariate esperienze, si possono fare incontri o buoni o cattivi ed io ho incontrato gente meravigliosa!

Mi incuriosisce un annuncio per una casa in affitto a Cartoceto … dovetti andare a vedere dove si trovasse. L’avevo sentito nominare, ma non avevo un’idea precisa dove fosse.

Verso la fine di agosto mi danno appuntamento per visitare l’appartamento ed insieme a mia figlia vado a vederlo e faccio due scoperte: la prima, che il proprietario di questa casa è una persona interessantissima e disponibilissima.  La seconda, che il borgo di Cartoceto si sviluppa nella sua parte più antica all’interno delle mura di cinta inaccessibili alle macchine.  

Parcheggiamo dunque fuori dalle mura, di fronte alla chiesa parrocchiale Santa Maria della Misericordia, e ci avviamo per strette stradine, scalinate e passaggi pedonali verso la casa da prendere in affitto. 

Scopro così che tutto il paese di Cartoceto è incastonato negli uliveti che diffondono un profondo senso di pace, serenità e tranquillità. Ecco, gli ulivi, dopo il mare la mia più grande passione!

Incontriamo Enrico, il proprietario di casa e scopriamo un gioiellino prezioso: all’interno della cinta muraria, al centro del borgo antico di Cartoceto, praticamente sopra l’antico Teatro del Trionfo, si trova il nostro nuovo nido.

Non abbiamo dubbi nemmeno per un secondo, né io, né mia figlia. 

Un appartamentino incantevole su due piani, con un soppalco e mura di pietra, ristrutturato nel rispetto tra l’antico e il moderno. Un canone d’affitto accessibile nonché la simpatia travolgente e la disponibilità di Enrico hanno fatto il resto. A metà settembre entriamo a fare parte della comunità cartocetana!

Arriviamo in un periodo particolare per il borgo: due anni prima, a causa di insistenti piogge autunnali, era crollata una larga parte delle mura di cinta, rendendo inagibili le abitazioni poste sopra, sfrattando le attività che si affacciano sull’antica piazza e togliendo al paese il suo centro.

Prendiamo possesso della nostra nuova dimora, la arrediamo, la rendiamo nostra e nel frattempo scopriamo ciò che ci circonda. 

La mattina, quando vado al lavoro e il pomeriggio quando torno, incontro un signore dalla barba bianca e dai capelli alla Einstein. Dopo due giorni, lui, curioso chi si fosse stabilito nel suo amato paese, mi ferma, mi saluta e mi da il benvenuto.  Si presenta: Vittorio Beltrami il poeta del formaggio, proprietario dell’antico frantoio davanti al quale passo due volte al giorno. 

Si informa se siamo lì per rimanere o i soliti turisti, che magari comprano casa e poi spariscono per il resto dell’anno. La notizia che abbiamo intenzione di rimanere lo conforta e lo rallegra: il paese deve essere vivo e vissuto!   

Parliamo e mi racconta della sua passione per il suo territorio, del suo amore verso questa terra che da sempre coltiva e rispetta.

Grazie a lui conosco gli straordinari formaggi caprini e pecorini di fossa della sua azienda e imparo che a Cartoceto si fa olio di oliva extra vergine spremuto a freddo sin dal lontano 1300. Che all’apertura delle fosse lui organizza una festa per assaggiare le prelibatezze che vi sono maturate. Festa che viene annunciata dal profumo quando si aprono le fosse. E che finalmente, nel 2004, si era raggiunto il traguardo della DOP per l’olio di Cartoceto, che lui, ancora oggi spreme a pietra. 

Con orgoglio dichiara che a tutt’oggi è l’unica DOP delle Marche!

A novembre veniamo coinvolte e travolte dalla Fiera dell’Olio, che per giorni attira tante persone anche da lontano per assaggiare l’olio nuovo, per curiosare tra gli stand della fiera, dove si propongono prelibatezze di ogni tipo: tartufo, miele, olio, norcineria, formaggi, confetture e tanto artigianato artistico. 

Un folto programma di intrattenimento mobilita tutta la popolazione del borgo che si scopre anche ristoratori e fa assaggiare quanto di meglio le cucine casalinghe riescano a sfornare. Si aprono case e palazzi di rara bellezza che normalmente rimangono chiusi. Tutto il paese partecipa all’evento rendendolo vero e attuale.  

Devo dire che questa realtà così antica, così radicata e comunque così vissuta e partecipata, mi ha colto di sorpresa. Con lunghe passeggiate in compagnia del mio cane, a volte anche abbastanza impegnative per il territorio collinare, ho esplorato Cartoceto e dintorni con grande meraviglia e stupore. 

È un posto che mi ha accolto in un momento particolare, mi ha saputo dare la tranquillità e l’equilibrio di cui avevo bisogno e mi ha fatto riscoprire il tempo dal sapore antico, dallo scorrere lento, dal valore aggiunto.

Ancora oggi che non abito più a Cartoceto, risalendo la via che dirama dall’antica strada consolare Flaminia, la vista del borgo incastonato come un presepe negli uliveti e le colline circostanti, mi da il benvenuto con un profondo senso di pace e gratitudine. 

Sicuramento posso definire Cartoceto il mio posto del cuore.

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