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Cina amica da scoprire, conosci la Via del Tè e dei Cavalli?

La Cina non è solo Coronavirus e vogliamo dimostrare la nostra amicizia continuando a scoprire curiosità, storie e luoghi che torneremo a visitare insieme. Un paese magnifico dalla storia millenaria che tutti dovrebbero conoscere meglio.

Ieri cercando storie sui cavalli mi sono imbattuta nella Via del Tè e dei Cavalli (Cha Ma Dao), un lungo tracciato di quasi 10.000 km che passa attraverso 20 catene montuose e 4 fiumi, tra cui lo Yangtse. Qualche volta è chiamata anche la Via della Seta del Sud ma per molti di noi è una storia sconosciuta.
Collegava lo Yunnan e il Sichuan, dove si coltivava il tè, con il Tibet passando per i Monti Hengduan. Le montagne dello Yunnan con la loro altezza di 1000-1500 metri, i loro suoli acidi e le nebbioline del mattino che davano umidità alle piante sono perfette per le coltivazioni del tè.

Sul Monte Mengding vicino Chengdu, la coltivazione del tè risale al 65 A.C.
Via del Tè e dei Cavalli è stata una delle strade più famose e pericolose al mondo, e forse per questo anche fra le più affascinanti, tanto che anche Marco Polo nel suo viaggio di ritorno a Venezia passò lungo la via del Tè e dei Cavalli.
In alcuni sentieri si passa uno alla volta, si attraversano i fiumi con ponti di corde e si scalano montagne alte 3000 metri: un tempo non era insolito incontrare banditi e contrabbandieri lungo la strada.


Carovane di oltre 300 uomini e 1000 cavalli per secoli hanno percorso questi sentieri sui quali gli zoccoli hanno lasciato le loro impronte nei sassi. Le carovane più lunghe arrivavano a quasi 8 km di lunghezza e impiegavano 6 mesi ad arrivare al mercato del tè di Lhasa.

Ma perché questo commercio e questa immane camminata?
Tutto ha inizio con la scoperta dell’albero del tè con le sue foglie che si iniziano ad usare in zuppe e in infusione, anche creando sciroppi curativi. Infatti, come la Coca-Cola, anche il tè inizialmente venne usato come elemento curativo e solo dopo diventò la bevanda che oggi conosciamo.

Una piccola storia: il tè nasce in Cina e lo testimoniano tutte le leggende cinesi, giapponesi e indiane. Sono gli inglesi a portarlo in India e a Ceylon per avere le loro piantagioni ed il tè è stato anche la fortuna della Compagnia delle Indie, le flotte commerciali inglesi che collegavano oriente e occidente.
In Cina che si celebrava il Dio del Tè, con il Libro del Tè, e il tè è protagonista di molte usanze locali tanto che un albero si piantava al matrimonio, proprio come in Italia si piantavano alberi di noce per il corredo dei mobili. L’albero era un regalo che avrebbe dato frutti (e quindi ricchezza) generazione dopo generazione.

Per le popolazioni locali il tè diventò presto parte della loro dieta e la notizia delle sue proprietà benefiche si diffuse rapidamente. Soprattutto il fatto che il te è ricco di vitamine e rompe i grassi lo rende perfetto per chi ha una dieta ricca come quella delle popolazioni di montagna dell’Himalaya che si nutrivano di latte, burro, montone e carne di manzo.
E come molte delle storie del mondo, anche questa inizia con un matrimonio quando, nel 641, la principessa cinese Wen Chen, figlia dell’imperatore Taizong, si sposò con Songtsen Gampo, il re del Tibet e fece conoscere il tè alla sua corte.

E qui inizia la storia della Via del Tè e dei Cavalli

Le popolazioni del Tibet avevano bisogno del tè al punto che inizia a venire usato come moneta di scambio per l’acquisto dei famosi cavalli dei mongoli, che lo bevevano unito al latte di cavalla.
Le carovane si mettevano in marcia in primavera dopo la raccolta delle foglie che venivano pressate e lasciate fermentare ancora sulla groppa del cavallo. Si dice che la fermentazione duri 14 giorni nei magazzini o 100 giorni sulla groppa cavallo.
I cavalli e i muli venivano caricati e nutriti abbondantemente per affrontare il viaggio e forzati a mangiare: il migliore cibo era destinato agli animali prima che all’uomo.

La storia del Via del Tè e dei Cavalli

La Via del Tè e dei Cavalli era percorsa da venditori di tè che dalla pianura andavano in Tibet per barattarlo con dei cavalli che servivano per usi militari e di prestigio. Il baratto era una forma di economia di scambio ed è stato descritto in trattati che lo regolavano e lo favorivano.
La via è stata utilizzata a partire dal 600 d.C., durante il periodo della dinastia Tang (618-907), e poi ha avuto un grande sviluppo quando durante il periodo delle Cinque Dinastie (907-960 d.C.) servivano molti cavalli per le numerose guerre in corso.
Infatti i pony tibetani sono stati importantissimi soprattutto per arginare l’avanzata delle popolazioni dal nord, al punto che il commercio venne gestito direttamente dal governo durante il periodo dalle Cinque Dinastie fino alla dinastia Song (960 – 1279 d.C.).
Dopo questa data, finì la mancanza di cavalli e la tratta venne usata soprattutto come una rotta per vendere il te in cambio di denaro o altri beni.
La Via del Tè e dei Cavalli venne ripristinata durante la dinastia Ming (1368-1644 d.C.) che la utilizzava come un sistema per controllare il Tibet attraverso l’istituzione di quattro agenzie e per rifornirsi di cavalli per contrastare i Mongoli. A quel tempo un cavallo corrispondeva a circa 60 kg di tè.

Nel 1702, l’imperatore Kangxi istituì una dogana del tè a Dajianlu (oggi Kangding nel Sichuan) che diventò il centro più importante della Via del tè e dei cavalli dove le carovane sostavano e venivano controllate.
La Via del Tè e dei Cavalli è stata poi molto importante per la Cina durante la seconda guerra sino-giapponese tra il 1937 e il 1945 quando era rimasta come l’unico accesso internazionale per la Cina. Da qui sono passati aiuti e merci e ha contribuito alla resistenza cinese contro l’invasore.
La storia della Via del Tè e dei Cavalli è stata documentata nel 1899 dal francese Auguste Francois con la sua macchina fotografica che la percorse in circa 5 anni annotando tutto sui suoi diari.

Cosa ci ha lasciato la Via del Tè e dei Cavalli

Su ogni strada passano merci ma anche idee, usanze e culture. E la Via del Tè e dei Cavalli ha messo in comunicazioni la cultura Cinese e Indiana portando, ad esempio, alla conoscenza del Buddismo e di tutta la cucina speziata.
Alcuni paesi lungo la via dove sostavano le carovane e si facevano spettacoli come quello delle Ombre Cinesi, sono nelle liste dei candidati ad entrare nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Ed ora ci spieghiamo perché a Chengdu, capitale del Sichuan, è nata la tradizionale festa della corsa dei cavalli tibetani di Tagong ad agosto.

Chengdu: torneremo a visitarti e ad abbracciare tutti i suoi abitanti!

 

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