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I cunicoli, gli acquedotti e le gallerie etrusche sono fra i luoghi segreti a due passi da Roma da scoprire.

Gli Etruschi erano valenti idraulici e iniziamo la loro scoperta da un cunicolo in una valletta laterale del fosso della Torraccia, affluente del fiume Cremera, che è un canalone scosceso e profondamente scavato nei pressi della mola di Formello.

Ad ogni modo dove ora c’è un coacervo di piccole forre ormai impercorribili, una volta c’era una mulattiera, che collegava Cesano alla Mola di Formello si arriva ad un fontanile. Questo era totalmente immerso nella natura, lontano da qualsiasi sentiero ed eccentrico rispetto alle zone più note del parco di Vejo, si trova lungo questo antico sentiero.

Il fontanile è realizzato con grandi blocchi di tufo grigio, lungo una dozzina di metri e largo circa uno, e si trova alla base di una parete al di sopra della quale si apre il cunicolo di alimentazione, il cui imbocco a causa delle frane ha ora l’aspetto di una caverna.

È possibile entrare nello speco, anche se è difficile arrivare fino in fondo a causa della quantità di acqua e fango e della necessità di un caschetto e di torce elettriche potenti. Ad ogni modo anche i pochi metri che si riescono a fare all’interno sono entusiasmanti.

Visto appunto che l’acquedotto è ancora attivo, percorso com’è dal rivo che alimenta, dopo secoli, il fontanile sottostante.

Ma la galleria più famosa è forse quella scavata dagli etruschi per lasciare defluire l’acqua del Cremera durante le piene, affinché non risalisse ad inondare la spianata di Vejo

Come tutte le gallerie etrusche, anche questa non è raggiunta da sentieri, e la visita è consigliabile solo in estate e con l’acqua bassa. Il luogo è assolutamente magico con l’immersione nella gola del Cremera dalla natura rigogliosa, i riflessi dell’acqua ai bordi della galleria (però ci vuole il sole), il camminare un po’ timorosi – con le galosce – all’interno della galleria.

Continuando ad allontanarci da Roma in direzione di Formello arriviamo presso l’acquedotto del fosso degli Olmetti che faceva parte di un sistema idraulico per bonificare la zona di Vejo e che è in funzione da oltre 2500 anni.

Il sistema era costituito da una serie di canali a ‘pelo libero’ che erano stati scavati nella roccia di tufo. Ogni tanto questi canali confluivano in un ‘bacino di decantazione’ che riequilibrava le diverse pressioni e le altitudini e sembra che questo bacino fosse stato realizzato dagli Etruschi con una antica diga artificiale.

Torniamo alla galleria del fosso degli Olmetti: il mio desiderio è quello di invitarvi a provare l’emozione di entrarvi per i primi metri (utilizzando una galleria di servizio) che sono di una suggestione unica.

Le pareti incombenti, lo scorrere dell’acqua corrente sotto i nostri piedi, la paura di scivolare, inzupparsi e prendere una storta, lo scroscio della cascata terminale: tutto dà sensazioni particolari e arcane, e un certo timore.

Una visita che con caschetti e torce può essere prolungata per alcune centinaia di metri, aumentando il fascino di questa escursione.

Nei dintorni del Fosso degli Olmetti troviamo tre gallerie scavate per regimentare le acque della zona, analoghe per tecnica costruttiva al Ponte Sodo, e altrettanto stupefacenti. Isolate dal resto del mondo come se fossero rovine tropicali.

La terza galleria, con una cascata interna, è per inciso fruibile se si ha perlomeno una scaletta di utilizzo speleologico.

Si tratta di luoghi lontani e misteriosi. Una miscela unica di natura e di tracce dell’opera umana in un ambiente selvaggio e straniante a pochissimi chilometri dal GRA.

Entrare in questi condotti con i piedi nell’acqua e nel fango, vedere i giochi di luce, in particolare di quella che arriva dall’alto dai pozzi di servizio che si aprono come lucernari, è una immersione totale, fisica e mentale, in un mondo arcano.

Una di queste gallerie, quando vi entrai la prima volta, mi ricordò tantissimo le magiche grotte laviche dell’Etna.

Continuiamo l’esplorazione che ci porta sempre di più vicino a Formello e precisamente nella zona della Selviata. Bene. Le gallerie presenti in questa zona sono ancora più straordinarie.

In una di queste, dopo avere superato un laghetto grazie a una scala, si arriva addirittura a uno spettacolare punto di intersezione con ulteriori cunicoli, che avevano probabilmente il compito di drenare le acque dei pianori sovrastanti.

Un’altra galleria poi, che supera se possibile tutte le altre per grandiosità, merita un’apposita descrizione. Eccola: dopo essere ripidamente scesi dal piano strada ed esservi penetrati, si entra in una diramazione a destra, che dopo alcune decine di metri si allarga, con la luce che vi penetra dall’alto da un foro gigantesco. Foro che era probabilmente un pozzo di servizio, allargatosi con il collasso della volta.

Dopodiché si rientra nell’oscurità. E a questo punto l’artificiale degli etruschi diventa naturale. Una vera e propria grotta, che deve infatti essere percorsa con attrezzature speleologiche.

Come per le precedenti gallerie, l’opera di erosione da parte dell’acqua in questi 2.500 anni si è sovrapposta all’azione scavatrice degli etruschi.

Ma in questa galleria l’erosione ha esagerato in grandiosità: allargando a dismisura il vecchio cunicolo di drenaggio e abbassandone il fondo, fino a formare una vera grotta dalla volta molto alta. Il tutto condito dal fascino che contraddistingue regolarmente i luoghi etruschi.

Per concludere, le gallerie di Formello per l’eccezionale commistione uomo/natura, per la loro estensione e per la loro diversità l’una dall’altra, non hanno pari come fascino, a mio parere, nella provincia di Roma.

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