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Quando nel 1974 la chiesa Pieve Collegiata dedicata a San Giovanni Apostolo ed Evangelista di Santa Maria a Monte (Pisa), all’estremo ovest del gruppo collinare toscano delle Cerbaie, fu sottoposta ad importante restauro, nelle sue soffitte fu recuperata una tela.

Foto di Simone Massetani

Dopo un sommario restauro, fu collocata sopra la nuova nicchia che accoglieva l’urna con le reliquie della Beata Diana, una santa del luogo vissuta tra il XII e XIII secolo.

La tela, delle dimensioni di 300 centimetri per 200, in quell’occasione fu attribuita ad anonimo del XVII secolo.

Dal sommario esame dell’opera è già possibile rendersi conto che il dipinto è stato ritoccato più volte. Gli elementi pittorici che esprime si prestano comunque ad una datazione: XVII secolo.

L’opera raffigura la Beata Diana di fronte al Cristo Risorto in un tripudio di angeli. Agli inizi del 1980 la stessa tela rischiò di essere distrutta quando fu lambita da un incendio, riportando per fortuna modesti danni.

L’opera tuttavia ha avuto finora scarsa considerazione, in quanto nessuno aveva colto la similitudine con la metà superiore della grande pala (720 x 423 cm) dipinta dal Guercino tra il 1622 ed il 1623, che raffigura il seppellimento di Santa Petronilla. L’opera è ospitata nei Musei Capitolini a Roma.

Il confronto tra le due opere è sorprendente: non solo la scena raffigurata è sovrapponibile nella sua presentazione, ma ci sono anche molti particolari che coincidono.

Nella tela di Santa Maria a Monte, seppure di dimensioni inferiori, è riproposta la scena della glorificazione della santa, che in questo caso è la Beata Diana “inginocchiata davanti a Cristo che l’accoglie in cielo”.

Tra i personaggi che partecipano all’evento, la beata appare come soggetto tecnicamente meno curato, quasi a fare ipotizzare un successivo intervento di adattamento della scena.

Si rileva poi come il limite superiore della tela dia l’impressione di non essere quello originario, in quanto presenta la brusca interruzione di alcuni elementi come l’incompletezza dell’ala dell’angioletto che sorregge la corona floreale sopra la testa della Beata.

Il raffronto delle due opere, la loro coincidenza cronologica sollecitano ad un’analisi più puntuale da parte degli studiosi in modo da definire in che rapporto sta il Seppellimento di Santa Petronilla dei Musei Capitolini di Roma con la tela della Collegiata di Santa Maria a Monte.

Le ipotesi possono essere diverse.

Una in particolare merita un approfondimento: la tela potrebbe essere opera di un “copista” di Guercino. L’artista infatti fondò una vera e propria scuola a Cento (città natale dell’artista), frequentata inizialmente dai primi collaboratori del giovane Guercino, e si costituirono i suoi incisori e copisti “ufficiali”.

Tra loro possiamo ricordare Pietro Desani, Pietro Armani, Paolo Antonio Barbieri, Giuseppe Maria Galoppini, Bartolomeo, Cesare, Ercole e Lorenzo Gennai, Matteo Loves, Francesco Riva, Cesare Scala, Benedetto Zalone, attivi proprio nel XVII secolo, specie nell’Italia settentrionale e centrale.

Vogliamo dunque sperare che quanto segnalato susciti l’interesse degli studiosi, in modo da approfondire gli aspetti che abbiamo sunteggiato.

In questi casi ci può stare tutto. E intendo davvero… ”tutto

Foto di Copertina di Simone Massetani

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