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Quel giorno Eolo lasciò Siracusa, città natale di suo padre, per andare a scoprire le altre meraviglie della terra dei suoi avi. Veniva dall’Australia e aveva già percorso svariati km, quando il suo tranquillo viaggio viene bloccato dall’interruzione di un ponte.

Eolo non conosce il territorio e non sa quale strada percorrere per raggiungere la sua meta. Da lontano vede un incrocio con alcuni cartelli stradali e spera di trovare qualche indicazione utile.

Mentre legge i nomi di paesi a lui sconosciuti vede che dalle cime dei monti sta venendo giù una soffice nebbia grigia, che lentamente abbraccia tutto intorno.

La sua decisione è immediata sceglie un paese poco distante: Polizzi Generosa.

Mentre percorre la strada per raggiungere il paese la nebbia si infittisce. La nebbia delle montagne è quella degli dei: è benevola, protettiva e avvolgente.

Raggiunge Polizzi e ferma l’auto davanti al seicentesco Collegio dei Gesuiti, sede del Comune. Spinto da un’attrazione strana, entra nel palazzo dove di recente era stato aperto il Museo Civico Archeologico.

Sono molti i reperti del museo che catturano la sua attenzione ma, più di ogni altro, viene attratto dal disegno di una statua con tre teste raffigurante, con molta probabilità, la dea Iside Triforme.

Questo è quanto mi racconta Eolo Paul Bottaro australiano di nascita ma con radici siracusane e modicane trasferitosi in un bellissimo borgo nel Parco delle Madonie.

Siamo a Polizzi (Polis) Generosa definita l’Atene di Sicilia da Diodoro Siculo. Polizzi nei secoli passati fu punto nevralgico della viabilità tra Palermo, Messina e Agrigento.

Circondata dai Monti Madoniti e da lussureggianti valli, Polizzi Generosa vive avvolta in un’aria medievale che trascina delicatamente il visitatore in un mondo fiabesco. Chiese, conventi e palazzi sono il segno della passata presenza di nobili casate vissute in quei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.

Camminando per strette strade, cortili e piazzette si ha la sensazione di dovere incontrare dame e cavalieri rimasti a proteggere l’antica bellezza di un borgo senza tempo.

Dopo avere ammirato i tesori nella chiesa madre inizia la nostra passeggiata in paese ed Eolo riprende il racconto della sua avventura polizzese:

–  La statua Triteste, dopo il suo ritrovamento in un pozzo, rimase per più di cento anni nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Poi, nel 1764 venne spostata a causa di alcuni lavori di ristrutturazione della chiesa.

Nel 1775, quando fu il momento di ricollocarla, Monsignor Castelli, vescovo di Cefalù, si oppose al suo ricollocamento in chiesa sostenendo che la statua fosse un simbolo pagano. L’alto prelato, sfidò l’ira dei Polizzani, fece prevalere la sua aberrazione di iconoclasta e la fece distruggere.

– Mi sembra di capire che quando hai visto il disegno il tuo spirito dell’arte ti ha suggerito una decisione.

– Si. Non avevo mai visto nulla di simile. Quando ho visto il disegno fui colpito subito dalle tre teste: quelle di una fanciulla, di un vecchio e di un bimbo sul corpo di una donna.

Subito dopo cercai di capire qualcosa dei due serpenti su un braccio, del disco retto da una mano e del triangolo in fronte con dentro un fiore a cinque petali. Giorno dopo giorno, iniziai a chiedere alle persone del luogo informazioni sulla statua.

Tra antiche leggende legate al suo ritrovamento e aneddoti sulla sua distruzione percepii che tutti a Polizzi erano legati a quella statua.

Al Progetto Iside ha collaborato tutto il paese ed insieme abbiamo intrapreso un cammino che darà a Polizzi un nuovo percorso artistico, storico e culturale ed una ricerca delle proprie radici.

– Insomma la statua ti ha affascinato.

– Da subito e così presi la decisione di dare una nuova vita a Iside Triteste.

– Tu sei uno scultore, ma la statua è in terracotta.

– Si, ho rispettato le tradizioni del territorio lavorando la terracotta e poi dipingerla. Questo mi ha permesso di ampliare il mio progetto con la pittura.

Eolo Paul Bottaro ha sempre manifestato grande interesse per il recupero di opere antiche rilette in modo moderno facendo emergere lo splendore di una Sicilia dall’immenso patrimonio artistico e culturale. Una Sicilia che dispensa bellezza e meraviglie solo a chi sa cercarle.

La Sicilia, terra delle sue radici, è sempre presente nei lavori di Eolo che ama dipingere le assolate terre del centro della Sicilia e le pareti innevate dell’Etna.

Ha costruito la sua fama di pittore in Australia trasferendo nelle sue opere i toni forti della terra dei suoi antenati e creando con i colori quel ponte che lo lega alle sue radici sicule.

Cammina e parla di Siracusa, di Comiso, di Polizzi e dei suoi progetti per questa terra.

La Sicilia è sempre nei suoi dipinti, perché è nel suo cuore.

Vai a visitare il suo Sito https://eolopaulbottaro.com/

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