Per molti anni il Lazio è stata la Cenerentola dei vini nel panorama italiano, ma la riscossa è partita. 

Forse perché i turisti di Roma assorbivano tutta la produzione o forse perché viviamo in una regione in cui i turisti ci piovevano addosso e non dovevamo andarli a cercare, per anni i produttori laziali sono stati anestetizzati. 

Ma forse tutta l’Italia si era impigrita di fronte alla sua bellezza e alla sua diversità enogastronomica. Abbiamo dato per scontato di avere alcuni primati e non ci siamo evoluti nella cultura della promozione delle nostre imprese in Italia e all’estero.

Eppure è noto che il grande successo dei vini francesi è stato da sempre la vendita all’estero, e da sempre i francesi hanno iniziato a fare marketing promuovendo i vini con lo stile di vita francese, prima nelle corti reali e poi a scendere.

Certamente noi abbiamo avuto le ali tarpate da una unità d’Italia che aveva azzerato le tradizioni secolari dei singoli stati pre-unitari, ricchi di storia e cultura, per creare una nuova storia comune.

Un processo che ha richiesto tempo e anche dolore e che ha iniziato a dare i suoi frutti dal secondo dopoguerra, ma che non giustifica la nostra pigrizia mentale nei confronti della cultura enogastronomica.

Torniamo ai vini e all’enogastronomia

Possiamo dire che il 1986 è l’anno della svolta culturale (e quindi del marketing) con lo scandalo del vino al metanolo che causò 23 morti e molti feriti.

La reputazione italiana era distrutta, una intera generazione di produttori rovinata e quelli che volevano continuare a produrre vini hanno cominciato a studiare i modelli vincenti degli altri paesi.

Nel 1986 nasce in modo originale una prima forma di marketing della cultura enogastronomica italiana con il Gambero Rosso, inizialmente un supplemento del Manifesto, e ARCI Gola, che nel 1989 cambierà il nome diventando Slow Food.

La prima Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso esce nel 1988 ed è cresciuta sempre tanto che oggi è arrivata a premiare 467 vini con Tre Bicchieri.

Diciamo quindi che dal 1986 c’è stato un crescendo di qualità che ha portato l’Italia ai vertici delle classifiche dei vini mondiali.

Ma non sappiamo ancora fare marketing e non promuoviamo abbastanza i nostri territori.

Vini e territori

A differenza dei francesi che hanno poche varietà di vitigni (definiti internazionali e noti in tutto il mondo), noi abbiamo moltissimi vitigni autoctoni fortemente legati ai territori in cui si coltivano.

Non si può quindi prescindere il legame fra vino e territorio. Il primo brand dei nostri vini è il territorio che va raccontato in modo esaltante e moderno.

Cesanese del Piglio e Ciociaria

Per promuovere il vino Cesanese, la Strada del Cesanese e Salvatore Tassa, una stella Michelin di Acuto con il suo Colline Ciociare, hanno organizzato una cena con Marco Sabellico. 

Marco è uno degli autori della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, ma è anche un Ciociaro di Alatri (che per me è come il centro dell’universo e porto ogni amico straniero a visitare la sua acropoli e le mura ciclopiche).

La lezione di Salvatore Tassa

Un grande Salvatore Tassa ha presentato la selezione di Cesanesi del suo locale e ha ricordato a tutti l’orgoglio di vivere in questa meravigliosa terra e di vivere e lavorare in un territorio magico come quello della Ciociaria (che per lui è l’ombelico del mondo!).

“Noi abbiamo un’anima che crea una identità personale e collettiva. Noi non sappiamo comunicarla e poi venderla al mondo. L’idea della Maison del Cesanese, una esposizione di tutti i Cesanesi del territorio, nasce per stare insieme perché noi dobbiamo essere uniti e scontrarci con gli altri. Borgogna Vs Cesanese”.

Nella sua filosofia estrema, Salvatore Tassa è diventato uno dei cuochi più importanti d’Italia e la sua ‘cipolla’ si è scontrata con i piatti dei migliori chef diventando infine un emblema della cucina italiana. Semplice ma raffinatissima nella purezza delle sensazioni.

“La stessa filosofia dovrebbe guidare il Cesanese”. 

Salvatore ha incoraggiato ad essere fieri e orgogliosi di questi territori e dei suoi sapori così originari e identitari: ‘Alla disfida di Barletta c’erano 8 Ciociari e abbiamo vinto!”.

La cena della Trattoria Nu di Salvatore Tassa

Per poter gustare tutta (impossibile) la selezione di oltre 30 tipi di Cesanese, Salvatore e la sua famiglia hanno creato un menù simbolo del territorio. Ognuno poteva poi accompagnarlo con un assaggio di uno dei vini, che una esperta sommelier apriva e lasciava a disposizione su una madia in un angolo della sala.

Una varietà di metodi di produzione, di affinamento, di scelte enologiche che veramente fa competere il Cesanese con i grandi vini del mondo.

Dopo un tagliere di salumi e formaggi rigorosamente ciociari, il piatto sorpresa è stato un antipasto di funghi porcini con le foglie e i fichi dell’albero posto proprio davanti al ristorante. E uno spumante di Cesanese metodo Charmat di Casale della Ioria, praticamente a poche centinaia di metri dalla trattoria Nu.

Poi il piatto simbolo della tradizione Ciociara, i Fini Fini appena tagliati, conditi con pomodori arrostiti, foglie di basilico e menta. Una goduria seguita da un roastbeef glassato e costine di maiale.

Ed infine la chiusura con la tradizionale Zuppa Inglese, forse uno degli altri simboli delle tradizionali feste e matrimoni della Ciociaria.

Ed ora, se non provate ad assaggiare almeno qualche etichetta di Cesanese vuol dire che non avete capito di cosa sia il sapore autentico della Ciociaria.


Claudia Bettiol

IT Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Consulente per lo Sviluppo Turistico dei Territori, specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli ENG Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Consultant for the development and promotion of the Touristic Development of Territories specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses

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