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L’alba sul mare di Ognina.

La notte che tramonta.

Un nuovo giorno chiusa tra quei quattro muri. La solita monotonia di ogni singolo giorno della mia vita.

Le onde che battono sulla costa.

Passo in macchina sul lungomare guardando fuori, indossando un maglione, desiderando solo il sole sul viso, il calore di Sicilia, e un arancino al pistacchio.

Stare in macchina vedendo fuori senza guardare, focalizzandosi solo sui problemi della giornata.

E poi quel momento di buio in cui c’è solo il mare. La quiete e l’onda.La bianca candida spuma invernale e l’infinito blu dell’estate ormai lontana.

Il porticciolo di Ognina, una cartolina anche d’inverno, della mia Catania, tanto bella quanto caotica, antica e sconosciuta.

In ogni stradina, anfratto, portone un pezzo di storia.

Rumore di antichi passi alle 2 del mattino in Piazza Università, nel silenzio di un mercoledì sera in cui non c’è nessuno.

In cui c’è solo il soffuso rumore di voci incontrollate nella storia di quelle nere pietre laviche.

La mia piazza Teatro Massimo, con la sua unica antica bellezza e il suo unico profumo.La mia costa, dove il mare è inquieto come il mio amore per questa città.

Catania ti lascia qualcosa dentro.Non ti liberi mai della sensazione di mancanza per quei luoghi, per quegli edifici, per quella pietra, per quel mare.

Quell’ agitato mare di novembre.

Quel meraviglioso mare che ti resta nell’ anima.

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