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La Taverna di Aquino è un antico edificio con terreno su un poggio roccioso ai bordi del centro storico della città e le sue origini sono veramente un mistero che la tenacia dei proprietari ha svelato.

Si trova vicino al Tempio della Madonna della Libera e ha ingressi sia da Via Soldato Ignoto che da via Taverna Vecchia. Il fabbricato originale risaliva al XVI-XVII secolo ed è rappresentato in un’antica stampa che lo ritrae dal fondo della valle (Fig.1).

Un aspetto particolare della vecchia costruzione, come dell’edificio attuale, è dato dal fatto che risulta realizzato sulle pareti e sul fondo di un grande serbatoio di epoca romana.

Secondo quanto è stato tramandato, la taverna nel lontano passato era un posto di ristoro per avventori locali e viandanti in transito nella vicina via Latina. Ai primi dell’800 il fabbricato cessò la vecchia attività e divenne dimora di contadini poi, nel 1900, i proprietari Spezia lo restaurarono. Ampliarono l’edificio e modificarono l’uso del terreno per renderlo una signorile residenza di famiglia.

Per il suo passato ruolo, i cittadini vollero nominare la strada, dove si trovava il vecchio ingresso, Via Taverna Vecchia per ricordare il luogo.

Durante il secondo conflitto mondiale (1943-1944), prima che il fronte si fermasse a Cassino, il palazzo venne requisito dai tedeschi e fu sede di comando. In quel periodo, il seminterrato dell’edificio fu utilizzato come rifugio e dotato di un’uscita di sicurezza scavando una galleria nel muro del serbatoio romano e nella roccia per circa otto metri, per realizzare una apertura nel giardino.

Nel corso della guerra il fabbricato fu gravemente danneggiato e solo negli anni del 1960 gli eredi Spezia iniziarono la ricostruzione e curarono nel giardino un piccolo parco di reperti archeologici, in parte già esistenti in loco.

La Taverna desta un certo interesse archeologico perché, come già detto, le mura dell’edificio poggiano su quelle di un grosso serbatoio di epoca romana che ne costituiscono le fondamenta. Questo invaso ha la forma di un parallelepipedo cui manca la parte superiore, con una capacità è di circa 400 m3 (le dimensioni sono 14 x 80 x 9,80 metri e con un’altezza di 4,0 metri) (Fig. 2-3).

Le sue mura sono a diretto contatto con la roccia del luogo, hanno uno spessore di 60-70 cm e sono costituite in “Opus caementitium secondo la tecnica romana del calcestruzzo. Sulle pareti interne presentano ancora piccole tracce di “cocciopesto” che aveva la funzione di renderle impermeabili all’acqua (Fig. 4-5).

È stato dimostrato che il serbatoio nell’antichità era collegato ad una conduttura proveniente dalle sorgenti di Capodacqua, e si può quindi ipotizzare che fosse il “Castellum aquae” (la camera di compensazione), del secondo acquedotto della antica e importante città di Aquinum, posto nella collina opposta della Valle.

L’acqua poteva essere utilizzata dalla cittadinanza e principalmente dai laboratori dell’industria e delle tintorie dei manufatti di lana, molto noti e citati anche da Orazio nelle epistole. Queste industrie nel I secolo AC erano di proprietà di M. Barronius Sura duoviro della città. Forse l’acquedotto fu fatto costruire proprio da lui poiché su alcune vasche delle fontane presenti nel territorio è inciso il suo nome.

Per finalità culturali, i reperti archeologici presenti nel giardino della Taverna e le mura romane del suo “serbatoio” sono da tempo inserite negli itinerari delle visite guidate dei vari monumenti di Aquino e di quelli delle “Passeggiate Archeologiche Annuali” organizzate dal Museo della città e hanno fatto parte delle iniziative del FAI ad Aquino (Fig. 6).

Legende alle Figure

Fig. 1 Immagine di una stampa dei primi anni del 1800 che mostra l’edificio della Taverna, come si osservava dal fondo della valle nei pressi del vecchio ingresso della Cartiera

Fig. 2 Disegno geometrico del serbatoio con le misure delle sue dimensioni di lunghezza, larghezza ed altezza

Fig. 3 Disegno schematico di un taglio trasversale dell’edificio della Taverna e del serbatoio

Fig. 4 Fotografia di un tratto della parete del muro del serbatoio costruito in “opus caementicium”

Fig. 5 Immagini di macchie di cocciopesto ancora presenti sulla malta della parete interna del muro del serbatoio

Fig. 6 Reperti archeologici presenti nel giardino della Taverna

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