This post is also available in: Inglese

Roma, una mattina come tante e quel gesto quotidiano che si ripete. Qualcuno apre le finestre e osserva “la maestà del Cuppolone”. Mi chiamo Laura e sono nata qui a Roma, in una delle città più belle del mondo dove ho vissuto fino ai miei 25 anni.

 La città che ha accolto i miei genitori, giunti a Roma per trovare lavoro e dove hanno vissuto la maggior parte della loro vita.

Ma quel gesto io non l’ho mai potuto fare perchè abitavo lontano dal ‘Cuppolone’ e me ne rammarico per aver perso ogni mattina un’immagine sicuramente celestiale e maestosa. Però, avrei potuto con lo sguardo andare ben oltre … Giusto duecento chilometri più in là, direzione nord est.

Perché più là c’è una parte del mio cuore.

Il ritmo del suo battito me l’hanno insegnato proprio loro, che mi hanno dato la vita, che mi hanno regalato Roma e soprattutto… Regedano e Stavellina. Due borghi delle Marche a 3,87 km l’uno, 4,30 km l’altra, le distanze dal comune più vicino: Sassoferrato, provincia di Ancona, entroterra marchigiano.

Il mio papà è nato a Regedano, la mia mamma a Stavellina. E poi ci sono io, e so che le mie radici sono qui. Tra queste colline, ci sono le mie origini più profonde.

Qui nel mio rifugio di Regedano, in cui sto scrivendo queste righe, ho trascorso ogni anno i mesi estivi… Qui ho tantissimi ricordi della mia infanzia, dell’adolescenza, della gioventù e dell’età adulta.

Qui, non a caso, è nata mia figlia Serena.

È in questo territorio che le mie radici hanno preso forza, sono cresciute e … hanno dato frutti.

È qui che il ritmo del mio cuore batte diversamente.

È qui che accelera appena i miei occhi scorgono quel cartello bianco con la scritta SASSOFERRATO.

Qui c’è mio padre che alla “Festa de nuantre” organizzata dalla comunità di Regedano, accompagnato dall’organetto con Nicolò Rossi cantano i loro stornelli in vernacolo…

Quella festa era davvero “de nuantre”, di tutti noi che non potevamo non essere parte di quello stare insieme genuino, semplice e molto speciale allo stesso tempo.

Nicolò Rossi è stato cantore e poeta di questi luoghi magici. Unico nel vedere con gli occhi del cuore e trasformare in parole ciò che filtrava attraverso un sentimento fortissimo. Che non posso che fare mio, anche in queste righe:

“Ogni tuo figlio… seppur lontano non ti può scordare… Ogni villaggio dona calore, ogni sorgente sa dissetare…  Ogni contrada rischiara la mente… Col tramonto si vede una pittura e un panorama immenso e celestiale… Ogni voce somiglia a una preghiera… Gli abeti, i pini e querce secolari, completa l’opera di un grande dipinto di bellezza…”:

Pochi versi presi dalla sua “Sassoferrato terra d’incanto e poesia” bastano a tratteggiare un affresco di questi luoghi incantati che hanno accolto ogni estate me e mia sorella. Trasformando in poetessa anche lei, mia sorella Milena, che in dialetto romanesco ha scritto dei nostri ritorni dalle ferie, del rientro in città dopo aver assaporato:

“montagne che sembrano giganti… la tramontana che frizza dentro il naso… le cose genuine con cui ti abbuffi, in barba a qualsiasi dieta…”.

I versi di chi non si vergogna di non poter raccontare qualche isola dell’Oceano Indiano, ma è orgoglioso di essersi riposato a Regedano!

Se un luogo diventa poesia, è qualcosa di davvero speciale. La nostra Regedano, descritta meravigliosamente ancora da Nicolò Rossi… “Il nostro antico villaggio, di circa sedici famiglie montanare…” che gli uomini lasciavano l’inverno per diventare boscaioli intorno a Roma, per poi rientrare dalle proprie spose, dai vecchi e dai bambini, con il pegno, il dono di quel faticoso lavoro.

Il ritorno alle falde di quel Monte Strega, maestà infinita, che domina la valle, su cui gli abitanti di questi luoghi posero una croce benedetta che protegge le frazioni circostanti.

Quel monte che continua a proteggere la nostra casa e i ricordi del tempo più spensierato della nostra vita.

Ogni volta che ritorno qui, e quel monte appare all’orizzonte preannunciando tutte le emozioni che si riaffacceranno fortissime nel mio cuore, capisco cosa hanno significato questi luoghi, le persone che ho incontrato, la semplicità della vita, le nostre radici.

Regedano, una mattina come tante e quel gesto quotidiano che si ripete.

Aprire le finestre e osservare la maestà del Monte Strega che continua a proteggere i nostri ricordi, che veglia sul nostro presente, che ci fa sperare ancora in un futuro sereno.

Quel monte: il più sacro dei nostri cuppoloni …

Top