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A Cattolica Eraclea ogni 19 marzo si celebra il patrono San Giuseppe con cerimonie religiose ma anche con un particolare rito in cucina.

Siamo in Sicilia, un’isola dalla storia così antica che potremo definire Cattolica Eraclea come un paese che moderno. Alcuni architetti ci chiamerebbero un ‘paese di fondazione’, infatti sappiamo esattamente il momento preciso in cui siano nati.

Era il 1612 quando il re Filippo di Spagna, detto il Pio, diede l’autorizzazione a costruire questo borgo un po’ all’interno rispetto al nucleo originario di Eraclea Minoa sul mare vicino alla splendida Agrigento.

Il nostro nome è un omaggio alla città di Ercole sul mare e al re di Spagna.

Per la Sicilia siamo un paese adolescente ma la nostra storia ha ormai riti e tradizioni di secoli, come quella della festa del patrono San Giuseppe.

Già dalle prime luci dell’alba si avverte quel fermento che preannuncia una giornata speciale, diciannove colpi di mortaretti danno la sveglia agli abitanti di Cattolica Eraclea.

Le funzioni in chiesa cominciano alle otto, con la banda musicale locale che va a prelevare a suon di musica le persone che devono da portare le offerte votive per il Santo e che devono assistere alla messa.

Queste persone sfilano in processione con grossi ceri chiamati ‘ntorci’, adornati con fiori di sulla e banconote, come ex voto per le grazie ricevute. Questo rituale si ripete nell’arco della mattinata per tre volte, tante quante saranno le messe celebrate in onore del Santo.

Subito dopo pranzo, tre figuranti che interpretano la Madonna, San Giuseppe e il Bambino Gesù, con un asinello girano per il centro storico e vanno a bussare presso alcune abitazioni. Chiedono asilo, ma regolarmente rifiutati e scacciati come accade nella storia della Bibbia.

Infine il corteo arriva a piazza Roma dove, su di un grande palco, è allestita la tavola su cui si consumerà il tradizionale pranzo, ‘la mangiata di li Santi’, della Sacra Famiglia, al quale partecipano San Giuseppe, Maria, Gesù, e tredici ‘santi’, interpretati da persone del luogo.

Le pietanze sono varie ed abbondanti nella grande tradizione di accoglienza della Sicilia.

Tra le portate non possono mancare frittate di tutti i tipi con verdure di stagione, fave, finocchi, carciofi, asparagi selvatici… un finocchio per persona, un purciddrato a testa (il tipico pane di San Giuseppe) e un’arancia.

Ma non mancano pasta a forno e un secondo di carne, solitamente impanata, con insalata di lattuga a contorno.

Tutte queste pietanze sono offerte per devozione da coloro che ne hanno fatto promessa al Santo.

Per la ricorrenza della festa e per devozione è tradizione locale preparare “li Purciddati” (buccellati), un pane a forma di ghirlanda circolare con una lustratura prodotta dal bianco d’uovo e guarnito con semi di sesamo.

Nel pomeriggio si porta in processione la statua del Santo per le vie del paese ed i festeggiamenti si concludono la sera con i giochi pirotecnici.

Un susseguirsi di emozioni ed una tradizione che si rinnova ogni anno.


Milena Argento

Milena nasce ad Agrigento e vive nella bellissima Cattolica Eraclea, un paesino vicino Agrigento. Quando gli impegni di lavoro glielo consentono, si reca a Monza, dove vivono i suoi fratelli e dove è cresciuta. Ama scrivere anche poesie dialettali ed è appassionata di storia della Sicilia e delle tradizioni popolari.

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