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Ogni estate per raggiungerla percorrevo l’autostrada adriatica. L’anno scorso decisi di andare ma di cambiare la strada.

È quello che ogni tanto si fa anche nella vita, e ci permette di scoprire cose, luoghi, sensazioni persone nuove.

Così decisi di andare in Puglia percorrendo l’Autosole dandomi come tappa per spezzare il lungo viaggio, Montecassino.

Sono una appassionata della 2 guerra mondiale e da poco avevo letto un libro ambientato in quei luoghi, teatro di guerra con il culmine del bombardamento dell’abbazia benedettina.

Volevo vedere i luoghi ove passava la Linea Gustav.

Arrivata a Montecassino in un assolato pomeriggio di luglio rimasi incantata dei luoghi conosciuti nei libri di storia, così belli, verdi con dolci declivi e ordinati filari di vigne e frutteti.

L’Abbazia di Montecassino, se pur ricostruita maestosa e serena, e la campagna attorno così verde e lussuriosa con in seno i tanti cimiteri di guerra.

Visitai l‘abbazia di cui ancora conservo il ricordo e che consiglio di visitare per la sua misticità e per il ricordo della storia del nostro paese.

Terminata la visita, avevo programmato di fermarmi in un paese non molto distante, Picinisco.

La mia scelta era stata dettata dall’aver appreso che li vi era un hotel diffuso dove poter dormire.

E così attraversato un altro pezzettino sconosciuto del nostro paese, tra vigne e campi di granturco e pendii collinari, sono arrivata verso il tramonto a Picinisco.

Una vera sorpresa!

Questo antico borgo di circa 1.000 abitanti nella provincia di Frosinone, si adagia tra il confine del Lazio dell’Abbruzzo e del Molise ed è a 700 metri di altezza nella Valle di Comino all’interno del Parco Nazionale d’Abbruzzo, Lazio e Molise.

È stata un incanto che mi ha fatto tornare indietro nel tempo.

All’arrivo sono stata accolta dai proprietari dell’hotel diffuso tra più palazzetti: una coppia di simpatici e gentili avvocati di Edimburgo, i cui bisnonni erano andati ai primi del ‘900 in Scozia a far fortuna.

Per accedere all’hotel occorre transitare per una Porta detta degli Orologi, considerato che il borgo si è sviluppato all’interno della cinta muraria posta a difesa del castello, di cui conserva le caratteristiche dell’impianto medievale fortificato.

Dalla Porta degli Orologi si percorre via Maggiore dove si trovano alcuni palazzi nobiliari di interesse e da lì si diramano viuzze con case e piazzette in un’esplosione di colori grazie a balconi e giardinetti fioriti.

Gerani cadenti, margherite, rose, ortensie, profumi dicono le anziane e distinte signore che verso sera annaffiano.

Una poesia. Niente macchine ed un ovattato cicaleccio tra un balcone ed un altro.

Mi sono ritrovata in un mondo che credevo perso, la pace, la signorile bellezza e la cura delle viuzze e dei fiori.

Ritornata all’hotel con vista sulla sottostante vallata di ulivi e vigne, un aperitivo sulla piazzetta antica sotto l’arco con vista sulla sterminata pianura e sul gruppo montuoso delle Mainarde, con il patron dell’hotel.

Praticamente si conoscevano tutti e tutti parlavano in inglese, i bambini, gli anziani, i giovani.

E si perché il mio patron John mi ha spiegato che d’estate a Picinisco tornano tutti gli inglesi e gli scozzesi nipoti e figli degli Italiani Picinisco emigrati in massa nel ‘900 nelle terre d’Albione.

E poi in quella piazzetta con quella vista sotto un platano a berci lo spritz, John mi racconta un po’ di storia. Terra di conquista dei sanniti e poi dei romani. Poi normanni, svevi, angioini, aragonesi, francesi, spagnoli e poi coi Borbone e infine l’arrivo dei briganti.

Ma si stava facendo giusto l’ora di cenare e così mi sono avventurata per uno street-food laziale in un delizioso chalet quasi montano dove chi ama i formaggi di fossa va a nozze. Me ne sono fatta dare 2 forme di pecorino stravecchio. E poi pane e pasta fatta dalle anziane signore. Un altro mondo.

Pace, tranquillità, bellezza, storia, un certo non so che. Questa per me è stata Picinisco.

Poi la mattina mi sono avviata verso la Puglia senza prima fermarmi nell’antico borghetto i Ciacca dei nonni che l’avvocato John ha restaurato e ove ha fatto una magnifica cantina di produzione vinicola all’avanguardia di Maturano salvando così una vite autoctona che altrimenti si sarebbe estinta.

Questa è la cosiddetta Italia Minore!

Luoghi profumi saporì che ci riportano ad un’arcadia dimenticata ma che esiste.

Se potete visitate questi luoghi!

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