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L’imperatore romano Tiberio, famoso per essere il primo successore di Augusto, aveva scelto Sperlonga per costruirsi una villa molto particolare in una grotta che ancora oggi stupisce il visitatore.

Per anni la villa è stata dimenticata e per questo ha custodito alcuni dei suoi tesori che oggi si possono vedere al museo. Il ritrovamento della villa è quasi accidentale: era il 1957 e l’ingegnere Erno Bellante seguiva i lavori di costruzione della Via Flacca.

Dalla sabbia dell’Antro di Tiberio venne estratto un tesoro. Una grande vasca circolare era costipata da migliaia di frammenti marmorei. Il ritrovamento fu rinominato “Odissea del Marmo”.

Un momento memorabile, una notizia che girò per tutto il mondo e che portò a Sperlonga numerosi illuminati. Vennero scritti saggi, articoli. Una scoperta che convolse tutti gli abitanti, che non parteciparono solo al ritrovamento ma organizzarono anche truppe di sorveglianza. Tutto per evitare che i ritrovamenti venissero portati a Roma.

Ci fu una ribellione popolare che permise di non trasferire le sculture, ma di lasciarle nel sito. Grazie a questa rivolta oggi esiste il Museo Archeologico Nazionale con sede a Sperlonga.

Dopo un lungo e difficoltoso restauro, sono oggi riconoscibili quattro composizioni principali raffiguranti le imprese di Ulisse e le peregrinazioni del nòstos.

I gruppi scultorei comprendono l’assalto del mostro Scilla alla nave di Ulisse al centro del bacino circolare; quindi il ” Pasquino” (recentemente identificato con Ulisse che trasporta il cadavere di Achille) e il ratto del Palladio da parte di Ulisse e Diomede.

Questi erano posti rispettivamente sull’appendice di sinistra e di destra che separano la piscina circolare dall’antistante bacino quadrangolare. Infine, sul fondo della grotta, si trovava la grande scultura che rappresenta l’accecamento di Polifemo compiuto da Ulisse e dai suoi compagni, in un primo momento riconosciuto come Laocoonte”.

La grotta di Tiberio è aperta sul mare e rappresenta una sezione di una grande villa dedicata alle feste.

Molte volte sono stati sollevati dubbi sull’appartenenza della villa–grotta all’imperatore Tiberio. Esistono, elementi però che dimostrano il contrario. Il termine praetorium (generalmente usato per indicare la residenza dell’imperatore) viene citato da Svetonio, nel brano prima citato. Un altro elemento è la presenza di una vasta caserma per raccogliere i pretoriani, guardia imperiale.

Gli storici Svetonio (Tiberio, 39) e Tacito (Annali IV, 59) narrano di un episodio fortuito avvenuto nel 26 DC proprio in questa grotta quando avvenne un crollo durante un banchetto all’interno della grotta – praetorium cui Speluncae nomen est nei pressi di Terracina.

Il crollo che provocò numerosi morti e l’imperatore Tiberio si salvò grazie all’immediato avvento di Seiano che lo protesse con il suo corpo facendo da scudo. Per questo gesto di grande fedeltà gli fu concesso l’incarico al governo di Roma, mentre lui si ritirò a Capri.

L’ultima scoperta è avvenuta il 9 marzo 2018 quando due pescatori hanno ritrovato un capitello di origine greca, che testimonia ancora di più il legame commerciale tra Italia e Grecia. Il Capitello di 1 metro di diametro, datato forse intorno all’80-90 a.C. o al I secolo dC, forse apparteneva proprio alla villa di Tiberio.

La prova che il capitello non sia proveniente dal mare e caduto da una nave, lo testimonia che la parte superiore è stato a contatto con la luce molte volte, prima del ritrovamento. Questo recentissimo recupero testimonia ancora di più l’importanza storica di questo sito e ne conferisce ancora più fascino.

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