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La Cina e la Giada sono legate sin dalla notte dei tempi e da sempre i cinesi considerano “sacra” questa pietra meravigliosa. Le storie, le leggende che si tramandano sono moltissime e da oggi proviamo a raccontarvene qualcuna: questa è la prima.

“La Giada è morbida, dolce e lucida al tatto come la benevolenza. Forte, compatta e bella come l’intelligenza. Affilata, senza essere tagliente, come la giustizia. Brillante e luminosa, come la purezza. I suoi difetti, non si nascondono mai, come l’educazione e la sincerità”.

Con queste parole il filosofo cinese Confucio (551-479 a.C.) descriveva tutte le virtù della Giada, predicando che un uomo doveva definire i suoi modi e la sua condotta proprio in accordo con queste virtù.

Per i cinesi la Giada è evocatrice di saggezza e sincerità, e dona prosperità, amore e lunga vita. Aiuta a prendere in mano le redini della propria esistenza.

La giada, in Cina, è considerata preziosa da sempre: il suo nome “YU”, vuol dire infatti “la cosa più preziosa”. Il nome Giada deriva invece dagli Spagnoli, durante il periodo della conquista dell’America Centrale, dove questa pietra era apprezzata e lavorata finemente. Furono loro a battezzarla pietra de la ijada, letteralmente “pietra dei fianchi”, per la convinzione che curasse le malattie renali.

Origini della Giada

Nella Cina di 9.000 anni fa, la giada era vista come l’unione tra le essenze viventi del cielo e della terra. Era l’incarnazione terrestre del principio cosmico maschile (Yang). Già allora era considerata sacra. 

Mentre la preistoria occidentale è composta dall’età della pietra, del ferro e del bronzo, la preistoria cinese si divide in età delle armi di pietra, di giada e di bronzo. Infatti già durante le dinastia Shang (16°-11° sec. a.C.) e la dinastia Zhou (11° secolo – 221 a.C.), le sciabole e le spade venivano fabbricate in Giada ed erano considerate come simboli della potenza dell’uomo.

Per migliaia di anni, la giada è stata l’emblema dell’amore, della virtù e allo stesso tempo uno status symbol del livello sociale.

Ma soprattutto, da sempre, la giada è stata il simbolo delle dinastie imperiali, il segno distintivo per eccellenza.

La leggenda di Bian He e della sua inestimabile Giada

In Cina la giada “He” è la più famosa e una leggenda popolare ne spiega il nome.

Nel 650 a.C. un uomo di nome Bian He, dello stato di Chu, osservò una fenice che si stava posando su di una montagna, e si convinse che dietro quella montagna ci doveva essere un tesoro, visto che un famoso proverbio diceva: “la fenice si posa unicamente su pietre di giada”. 

Effettivamente, dietro la montagna, Bian He trovò un grosso pezzo di giada grezza e molto fiero, decise di portarlo al suo re di nome “Li”. il Re, che si credeva un grande esperto di giada preziosa, dichiarò che quella pietra non aveva alcun valore e fece tagliare un piede a Bian He per punirlo della delusione inflittagli.

La cosa, purtroppo, si ripeté con il successivo re “Wu”. Bian He offrì il suo tesoro, il re non considerò la pietra di valore e gli amputò l’altro piede. 

Quando salì al trono il terzo re, Wen, Bian He portò di nuovo il suo tesoro, ma questa volta rimase alle porte del castello, piangendo per 7 giorni e 7 notti. Il Re, incuriosito, inviò un messaggero da Bian per sapere cosa lo affliggeva tanto, pensando che il problema fossero le amputazioni subite. 

Bian He, interrogato dal messaggero del re, rispose che non piangeva per l’amputazione dei piedi, ma che era disperato nel constatare che il prezioso regalo che aveva cercato di offrire al suo Re era stato considerato come una semplice pietra, e che lui, un onesto cittadino, era stato considerato come un impostore. 

Allora il Re Wen decise di far tagliare la giada, e al suo interno scoprì l’anima di una giada purissima. Come ricompensa per i torti subiti da Bian, la giada venne chiamata con il suo nome Giada He. 

Inoltre per rispetto verso l’onore e la fedeltà dimostrata da Bian He per il suo re, venne deciso di regalare 16 città allo stato di Chu in cambio di quel tesoro magnifico.

Questa leggenda simboleggia il rispetto dei cinesi per la giada e il concetto di lealtà. Bian He non si dispera per l’amputazione dei piedi, ma per non essere stato creduto e per non essere riuscito a consegnare il tesoro alla sola persona che ne era abbastanza degna, l’imperatore.

Se questa storia vi è piaciuta, rimanete sintonizzati, perché la leggenda continua. Alla prossima!

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