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Piazza di Spagna è indubbiamente una delle più belle piazze del mondo, un capolavoro realizzato nell’arco di 150 anni.  

Il piano urbanistico Sistino, disegnato da Domenico Fontana nel 1585 su incarico di papa Sisto V, aveva previsto il Tridente, ossia le tre strade che partono da piazza del Popolo.

Via del Babbuino, una di queste tre strade, arrivava a piazza di Spagna chiamata così per la presenza dell’Ambasciata di quel paese. In cima al pendio erboso che sovrastava la piazza negli stessi anni era stata costruita la Chiesa di Trinità de Monti, su progetto di Giacomo della Porta e con il contributo del Re di Francia.

Nella piazza arrivava l’acquedotto dell’Acqua Vergine lungo via Condotti (da cui prende il nome), e nel 1620 Gian Lorenzo Bernini, con il padre Pietro, realizzarono la stupenda Fontana della Barcaccia all’incontro dei due triangoli che formano la piazza.

Trecento anni fa i due spazi venivano finalmente uniti dalla splendida Scalinata di Piazza di Spagna. La storia che c’è dietro è poco conosciuta e sintomatica di abitudini che si ripetono da secoli.

Al posto della scalinata c’era un pendio erboso di proprietà dei frati che gestivano la Chiesa di Trinità, pendio che separava la piazza dalla chiesa. Si pensava da tempo di sostituire il sentiero con una scalinata.

Nel 1717 i frati decisero e ottennero il via libera da papa Clemente XI Albani, ma si creò un contenzioso per decidere di chi fosse la competenza di progetto e costi. Arrivarono vari progetti, il migliore era sicuramente quello di Francesco De Sanctis, un architetto romano di 38 anni poco conosciuto.

Ma nel 1721 il papa, già vecchio e malato, morì e la cosa si fermò fino al 1723, quando il nuovo papa Innocenzo XIII dei Conti di Poli dette il via ai lavori.

Prima dell’inizio il progetto fu inviato al Re di Francia Luigi XV per l’approvazione, poiché la Francia si era impegnata a pagare parte dei costi in quanto sponsor dell’opera.

Infatti, si era conclusa una delle tante guerre tra Francia e Spagna e la scalinata era un simbolo di pace perché univa Trinità de Monti, chiesa legata alla Francia, con la piazza dove c’era l’Ambasciata di Spagna.

Dal 1723 al 1726, il De Sanctis completò l’opera e progettò anche i palazzi laterali, realizzando un grande capolavoro in stile Rococò.

La storia non finisce qua perché due anni dopo per infiltrazioni d’acqua crollarono alcuni muri e i frati ingrati citarono in giudizio il bravo architetto, cha amareggiato finirà così la sua carriera.

Sulla collina del Pincio ai lati della Chiesa di Trinità de Monti si trovano alcuni edifici ricchi di arte e di storia.

Da un lato c’è la cinquecentesca Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia. Villa Medici ha un parco molto vasto che è delimitato dalle Mura Aureliane, con l’affaccio su via del Muro Torto. È di proprietà della Francia, essendo stata acquistata da Napoleone nel 1803.

Dall’altro lato della chiesa c’è il Palazzetto Zuccari. I fratelli Zuccari erano pittori originari di un paese vicino ad Urbino. Il più grande Taddeo venne a Roma nel 1543, il fratello Federico lo raggiunse nel 1555, quando aveva appena 11 anni.

Nel 1555 Taddeo Zuccari era già conosciuto, aveva infatti decorato con successo Villa Giulia, la villa fuori porta Flaminia di papa Giulio III. Il cardinale Farnese affidò loro l’incarico di affrescare il suo palazzo di Caprarola, a partire dal 1562.

Il loro ispiratore era soprattutto l’altro grande urbinate, Raffaello, morto nel 20. E anche Taddeo morì a 37 anni come il suo maestro, e accanto a lui fu sepolto nel Pantheon nel 1566.

Federico continuò a fare molti dipinti, finché Filippo II lo chiamò a Madrid dove fu pittore di corte dal 1585 al 1588.

Tornato a Roma, visto che il Della Porta stava sistemando Trinità de Monti e Sisto V aveva fatto arrivare l’acqua, pensò bene di acquistare il terreno dove pochi anni dopo iniziò la costruzione del Palazzetto Zuccari.

Questa costruzione, caratterizzata dalle sculture dei mostri sulla porta e sulle finestre, fu la sua abitazione fino al 1609 e poi cambiò vari proprietari fino al 1910 quando fu acquistato da Enrichetta Hertz.

Ora è di proprietà della Germania ed ospita i 160.000 volumi della Biblioteca Hertziana.

Dal 1702 fu l’abitazione di Maria Casimira regina di Polonia, donna colta ma intrigante ed ambiziosa che già era a Roma dal 1699.

La regina, cui si deve l’ideazione del portico balconato, realizzato da Filippo Juvarra nel 1711, aveva creato qui un importante centro culturale, ma dovette fuggire nel 1714 in Francia protetta da Luigi XIV per evitare i creditori.

In questo palazzetto D’Annunzio ambienta il suo romanzo “Il piacere”.

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