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Quella dei Torlonia è una famiglia di nobiltà recente, diventata nell’800 la famiglia più ricca di Roma.   

L’ascesa inizia con Giovanni Torlonia (1755-1829) che culmina in Italia durante l’occupazione francese della città dal 1805 al 1814. 

Era figlio di un mercante francese di stoffe, Tourlonias, arrivato a Roma nel 1750. Questi, con una serie di speculazioni immobiliari, acquisì grandi latifondi, palazzi e ville, e creò la Banca Marino-Torlonia

Nel 1814 il Papa lo nominò Principe e la famiglia nell’arco di un secolo si imparentò con le famiglie nobili della città: Colonna, Borghese e Orsini. I loro palazzi e ville erano a piazza Venezia, alla Lungara, a via Salaria, a via Nomentana, a Borgo Pio, a Frascati, a Poli, ad Avezzano ecc…

Tra questi edifici e ville ci sono il palazzo di via della Conciliazione, costruito all’inizio del ‘500 da Andrea Bregno, forse su disegno del Bramante, e donato poi al Re Enrico VIII che ci mise l’Ambasciata d’Inghilterra. 

Sulla tenuta acquistata dai Colonna a via Nomentana nel 1797, Giovanni Torlonia fece edificare Villa Torlonia, nel cui parco fu poi realizzata la famosa Casina delle Civette in stile medioevale eclettico.   

Tra la via Appia Nuova e l’Appia Antica acquistò nel 1809 una grande tenuta che comprendeva la Villa Romana dei Quintili. Questa villa era composta da vari edifici di età Adrianea (intorno al 120 d.C.) di proprietà di due fratelli ricchissimi, i Quintili. 

A suo tempo era talmente bella da far invidia persino all’Imperatore Commodo, che con un pretesto li fece giustiziare e si prese la Villa nel 185 d.C.     

I Torlonia in quest’area trovarono tantissime statue romane con cui arricchirono le loro collezioni. Il quartiere adiacente infatti fu chiamato Statuario a ricordare questa storia.  

Lavorava per la famiglia anche l’architetto romano Giuseppe Valadier (1762 -1839), a cui venne affidata la costruzione di Villa Torlonia a via Nomentana e la sistemazione del borgo di Fiumicino, che era feudo dei Torlonia come il borgo di Ceri.  

Valadier in quegli anni stava trasformando in modo magnifico piazza del Popolo e le pendici del Pincio.

Marino, figlio di Giovanni, sposò una Sforza Cesarini, poi la figlia Maria Luisa sposò un Orsini nel 1923. Nel 1929 Giovanni morì dopo aver contribuito al restauro della Basilica dei SS. Apostoli

Il figlio, il principe Alessandro Raffaele Torlonia (1800-1886), sposò nel 1840 una nobile dei Colonna e dal 1855 decise di affrontare un’impresa davvero impegnativa: la bonifica del Fucino.

Questo era uno dei laghi più grandi d’Italia che da 2000 anni si pensava di trasformare in una fertile area agricola. Ci volle un lavoro enorme, iniziato quando la regione faceva parte del Regno di Napoli per passare essere annessa al Regno d’Italia.  

Ci lavorarono 4.000 operai per 24 anni, bonificando 16.500 ettari di superficie con 270 km di strade, e con l’affidamento a 11.000 coloni. Il Re per quest’opera lo nominò Principe del Fucino. 

È molto bello quello che dice Ignazio Silone in Fontamara

“In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito“. 

Poi fu la volta di Leopoldo Torlonia (1853-1918) che è stato sindaco di Roma nel 1887, dopo deputato e poi senatore. Ma nonostante questa presenza, nel 1903 il Palazzo Torlonia di piazza Venezia fu demolito per allargare la piazza ed edificare il Monumento a Vittorio Emanuele.

Un altro Giovanni Torlonia, nipote dell’altro Giovanni e senatore del Regno (1873-1938), nel 1923 fondò la Banca del Fucino e affittò la grande villa sulla Nomentana, con il parco di 13 ettari, al Cavalier Benito che vi abitò dal 1923 al 1943 per un affitto di una lira l’anno. 

La stessa villa che nel 1797 il nonno aveva fatto costruire dall’architetto Valadier.     

Il figlio di Giovanni, Alessandro, ultimo principe del Fucino e scomparso a dicembre 2017 a 92 anni, abitava a Villa Albani dove si trova un museo incredibile di opere d’arte che ora, dopo 260 anni, dovrebbe diventare finalmente visitabile.  

Villa Albani è stata la splendida dimora del cardinale Albani, con un grande parco al centro di Roma, e a metà del Settecento era la culla del Neoclassicismo, con una raccolta di opere effettuata dal Winckelmann.  

Bisogna ricordare infine che c’era il Museo Torlonia a via della Lungara, dalla metà dell’800 al 1979, una delle più grandi collezioni private al mondo con 620 statue greche e romane.   

Il Palazzo è stato improvvisamente ed abusivamente trasformato nel 1979 in un residence di 93 mini appartamenti e le opere contenute finite negli scantinati. Per questa storia è in corso una lunga causa.

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