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Magliano Sabina ha avuto un ruolo strategico nella vita di Roma prima e del papato poi per il suo porto sul Tevere e la possibilità di guadare il fiume. Per questo motivo tutti volevano ingraziarsi la benevolenza del borgo e dei suoi abitanti, commercianti e militari. 

Ma la storia che racconteremo ha dell’incredibile e riguarda una chiesa e le reliquie che custodiva, riguarda la storia di San Liberatore che è stato sostituito da San Liberato e viceversa. 

Per molti secoli durante il medioevo avere una reliquia significava aumentare il prestigio delle chiese e farle avanzare nella gerarchia di importanza e nel ruolo nel circondario. Più era importante il santo della reliquia e più la chiesa poteva aspirare a diventare 

La chiesa di San Liberatore si trovava vicino l’ingresso del paese e nel 1459 papa Pio II Piccolomini la dichiarò Collegiata, ossia retta da un collegio di preti e le affida anche i beni di altre due chiese decadute.

Nel 1495 papa Alessandro VI Borgia nominò Magliano Sabina sede vescovile per permettere un più semplice passaggio del suo esercito e di quello di suo figlio Cesare Borgia, detto il Valentino, e la chiesa di San Liberatore diventa Cattedrale. 

Precedentemente la sede del vescovo si trovava a Vescovio che viene descritto da papa Borgia come un ‘luogo campestre’. Ma gli abitanti di Vescovio fedeli alla famiglia Orsini non accettarono questo declassamento e misero in salvo tutti i tesori della loro chiesa. Soprattutto le reliquie che vengono portate a San Polo.

Ma non poteva esserci una cattedrale senza reliquie e inizia una pressione per spostarle a Magliano Sabina!  Nel 1505 la Madonna appare a San Polo e si decide di lasciare le reliquie dove si trovavano.

Alla morte di papa Alessandro VI Borgia ci furono un po’ di trambusti soprattutto quando nel 1521 il cardinale Carvajal chiese di riportare la cattedrale a Vescovio che nel frattempo aveva risistemato e abbellito.

Papa Leone X cerca una via per far felici entrambi i comuni e nomina Vescovio come “Antiqua Cathedralis Sabinorum” e san Liberatore di Magliano come “Nova Cathedralis”. Ma questo fece arrabbiare Magliano che doveva restituire alcuni privilegi e si vide costretta a mettere delle tasse sul ponte per poter finire la facciata di San Liberatore, che nel frattempo aveva trovato le reliquie del suo santo, e finire il palazzo vescovile.

I nuovi vescovi dovevano scegliere dove risiedere e qualsiasi scelta, Vescovio o Magliano, era sicuro che qualcuno si sarebbe offeso.

Nel 1576 venne costruito finalmente Ponte Felice sul Tevere, dal nome del papa, anche se il fiume non si decideva a passare sotto le sue arcate e per anni continuava a cambiare corso. Ma la vera tragedia avviene nel 1582 quando vendono rubate le reliquie di San Liberatore lasciando la Cattedrale senza reliquie!

I frati Agostiniani di Montefiascone hanno però una reliquia del loro santo, San Liberato di Africa, che viene portata nella cattedrale di San Liberatore e inizia ad essere festeggiata il 15 maggio, lo stesso giorno di San Liberatore. 

San Liberato vs San Liberatore

Un po’ perché gli agostiniani non erano molto amati, un po’ perché i maglianesi si erano affezionati al loro santo. Per un secolo e mezzo i cittadini di Magliano si divisero fra devoti a San Liberato (che era un semplice frate) e devoti a San Liberatore (che era stato un vescovo).

Nel frattempo il Concilio di Trento aveva fatto superare la necessità di reliquie per avere diritto al titolo di Cattedrale e Magliano si era consolidata definitivamente come sede vescovile. A questo punto ci si poteva sbarazzare di San Liberato e degli agostiniani. 

Per certo nel 1670 gli Agostiniani lasciarono Magliano ma non certo in armonia e con un certo malcontento che si trascinava ancora fra la popolazione. Alcuni di loro volevano cacciare dal paese anche il santo degli Agostiniani e nel 1679 papa Innocenzo XI proibisce a Magliano il culto di San Liberato.

Nonostante il pronunciamento del papa, la Sacra Congregazione dei Riti nel 1679 si pronuncia in modo contrastante e dichiara che il nome della Cattedrale è quello di San Liberato. Anche perché Liberatore non appariva nell’elenco dei martiri.

Ora si viene a verificare una strana situazione in cui due papi del passato (papa Pio II e papa Alessandro VI) vengono sconfessati dal giudizio della Congregazione dei Riti che è un organo a servizio del Papa e non è superiore.

Fu sollevata questa questione e papa Innocenzo XI decise di farsi aiutare dal cardinale Casanate che concluse che San Liberatore non era mai esistito e nel 1679 il papa emise un ‘breve’ in cui si proibiva il culto di San Liberatore.

Sulla facciata della cattedrale venne scritto il nome di San Liberato e fu scolpita una sua statua.

Vince San Liberatore?

Dopo il Concilio di Trento la chiesa attraversa una fase di esasperata trasformazione giuridica e i sostenitori di San Liberatore decidono di tentare nuovamente di far tornare il culto del loro santo.

Per prima cosa nel 1727 avevano fatto arrivare dalla chiesa di Santa Sofia di Benevento delle reliquie di un San Liberatore vescovo e martire autenticate da papa Benedetto XIII.

Come facevano ad esserci così tanti martiri? Semplice, per un certo periodo tutti i sepolti nelle catacombe vennero considerati martiri e di molti di essi non era possibile ricostruire il nome e vennero attribuiti loro nomi simbolici. Grazie a questi nomi veniva redatto una sorta di ‘catalogo dei santi e dei martiri’.

Così in un catalogo del 1613 era stato riportato un San Liberatore, anche se l’autore del catalogo lo aveva inserito dopo aver appreso notizie orali da Benevento, Magliano Sabina e Sulmona dove si presuppone sia stato vescovo. 

I maglianesi iniziano quindi a riproporre l’esistenza di un San Liberatore come vescovo e martire e si ripresentano a Roma. Finalmente nel 1735 e ottengono una nuova sentenza della Sacra Congregazione dei Riti totalmente opposta a quella precedente. Ora si dichiara che San Liberato è un santo oscuro e che il culto deve tornare a San Liberatore.

Forse questo San Liberatore di Benevento era diverso da quello di qualche secolo prima ma nessuno voleva indagare troppo e vengono risistemate le scritte sulla facciata della chiesa ma non sull’altare e nel volgo. Ossia molti cittadini di Magliano si chiamano Liberato e il loro nome non viene cambiato in Liberatore. E ancora oggi non si usa il nome di Liberatore che ‘non è di buon augurio’.

Sulla facciata si può vedere la trasformazione della scritta LIBERATI in LIBERAToris. E la statua di San Liberato viene modificata allungando la mitra e aggiungendo delle tavolette inchiodate.

Oggi nella chiesa non ci sono più le reliquie dei santi ma resta la festa del 15 maggio dedicata praticamente ad entrambi e il culto della Santa Croce mai sconfessato da alcun papa.

Una disputa fra santi durata molti secoli che ancora suscita emozioni.

Per ulteriori approfondimenti consultare il sito www.parrocchiasanliberatore.it


Claudia Bettiol

IT Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Consulente per lo Sviluppo Turistico dei Territori, specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle piccole imprese. Ama i cavalli ENG Engineeer, futurist, joint founder of Energitismo and founder of Discoverplaces. Consultant for the development and promotion of the Touristic Development of Territories specialising in sustainability and in cultural promotion of small places and small enterprises. She loves horses

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